«Un senso nuovo alla nostra vita»

«La Pasqua è un evento straordinario» avvenuta «il primo giorno dopo il sabato, il primo di una creazione nuova». È quanto ricorda mons. Gianni Sacchi, Vescovo di Casale Monferrato, nel videomessaggio di Auguri per la Pasqua. «Tutto è iniziato 2000 anni fa – osserva il Vescovo – con un evento che ha cambiato il corso della vita delle uomini e, soprattutto, il corso della storia».
Cristo Gesu, il Risorto, «ci mette – come sempre – a disposizione i grandi doni pasquali». «Innanzitutto – spiega mons. Sacchi – la sua vita, la vita che sconfigge la morte, ogni morte». Poi c’è «il dono della sua vittoria. Ci dà la forza per vincere ogni egoismo, ogni chiusura. Ci dà la forza per vincere tutte le nostre superficialità, per lottare per un mondo migliore». Gesù Risorto porta anche «la pace, costruita davvero su rapporti umani più sinceri, più intensi. La pace del Risorto è la pace di cui tante volte abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di essere pacificati». E poi «lo Spirito Santo, che è il dono della vita. Lo spirito che crea la vita. Dio vivificante entra dentro di noi e ci trasforma». Gesù inoltre «ci dà il suo perdono, ci fa il dono del perdono che è ciò che trasforma la nostra vita. Siamo perdonati da lui per essere capaci di perdonare gli altri». Infine, «la fede. Credere nella Risurrezione è un grande atto di fede. Ma la fede è amore, è affidarci, è metterci nelle mani di Qualcunaltro che è capace di cambiare la nostra vita, le nostre relazioni. La fede ci fa sentire Dio come Amore, che entra nella nostra vita e dà un senso nuovo alla nostra vita, alla nostra storia». «Questo è il dono pasquale che ci porta Gesù», conclude mons. Sacchi, augurando «a tutte le famiglie della nostra Diocesi, a tutte le persone – che vivono magari un momento di oscurità, di difficoltà – di accogliere la luce che ci viene dalla Risurrezione di Gesù. Gesù Risorto è con noi, cammina al nostro fianco. E ogni domenica, Pasqua della Settimana, quando spezziamo il pane Lui è lì con noi, pronto a scaldare il nostro cuore e la nostra vita».

«La croce di Gesù non ci porta alla morte ma alla vita». Le parole di mons. Sacchi alla Via Crucis cittadina

«Abbiamo compiuto il nostro cammino della Via della Croce. Lo abbiamo fatto percorrendo le strade della nostra città, quasi simbolicamente ad accogliere le croci che ci sono. Abbiamo voluto fare questo percorso della Via Crucis lungo le vie del centro cittadino per mettere le nostre croci insieme a quella di Gesù. E noi sappiamo che la sua croce non ci porta alla morte ma alla vita». Lo ha affermato questa sera il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nella sua meditazione al termine della Via Crucis cittadina, rito con cui si è concluso il Venerdì Santo. «Apparentemente c’è la morte, il dolore, la sofferenza – ha osservato il Vescovo – ma tutto si apre alla vita» perché «quel corpo nelle viscere della terra è come il chicco che riposa in attesa di esplodere come un germoglio. La morte pare che abbia avuto la sua vittoria, ma la vita si prepara a risorgere».
Mons. Sacchi ha terminato la sua riflessione con una preghiera:
«Questa sera Ti presentiamo, Signore, le attese e le speranze degli uomini.
Ti presentiamo il nostro anelito e il nostro bisogno di un mondo più giusto e più umano.
Ti presentiamo il nostro desiderio di pace, la nostra stanchezza dinanzi al male che talvolta pare che stia a circondarci ed a stringerci.
Ti presentiamo tutti i segni di speranza e di vita presenti nel nostro mondo, tutti quelli che testimoniano un modo diverso di vivere: profeti del Regno che fanno dell’amore, della giustizia e della pace la loro vita quotidiana.
Ti presentiamo tutti quelli che pongono in questa storia i segni del tuo Regno, i credenti in Te e tutti gli uomini di buona volontà che si oppongono al male, ad ogni forma di male.
Ti presentiamo i bambini che nascono e che crescono, i ragazzi che si aprono alla vita, gli adulti che non demordono nel vivere con responsabilità e forza i valori più nobili del cuore umano e del tuo Vangelo.
Ti presentiamo tutti i puri di cuore, tutti i misericordiosi, tutti i miti, quelli che piangono e non cercano vendetta, tutti gli operatori di pace, tutti gli affamati di giustizia, tutti i perseguitati a causa della loro fede evangelica.
Ti presentiamo l’ultima speranza di chi muore reclinandosi sul tuo petto, desiderando il tuo volto.
Ti presentiamo tutti ciò che è bello in questo mondo, tutto ciò che è vero e buono nell’umanità.
Illumina i semi di bontà e bellezza sparsi nel nostro mondo, quelli vivi nel nostro cuore: illuminali con la luce della tua Croce, con la speranza della tua Resurrezione, perché crescano e trasformino questo mondo nella direzione del tuo Regno che ti supplichiamo che venga presto in mezzo a noi».

«Gesù ci insegna a consegnarci al Padre». Le parole di mons. Sacchi per la Passione del Signore

«Chiuso il libro del Vangelo, che cosa ascoltiamo nel silenzio se non un battito del tuo cuore di Dio? Il tuo cuore, Gesù Cristo, ha condiviso la sorte di noi uomini. Sei morto in un grido e fino a questo punto è giunta la tua passione! Il pathos di Dio per l’uomo». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata questo pomeriggio durante l’Azione Liturgica nella Passione del Signore. La riflessione di mons. Sacchi è partita richiamando le parole della scrittrice contemporanea Donata Doni nella poesia “Solo il silenzio”: «Solo il silenzio Ti adora / nella misura della Tua grandezza. / Il silenzio del mare, della notte, / lo stupore dei fiori, delle rocce. / Il silenzio di questo cuore umano / che ascolta smarrito / il battito del Tuo cuore di Dio».
Dopo aver ricordato che «per Gesù la morte è un nemico, una prova, non un dono. E fa paura», il Vescovo ha osservato che «il tuo cuore, Gesù, aveva paura come il cuore di tutti noi. E se non fosse stato così, la salvezza sarebbe stata solo per i forti, gli impassibili, per gli eroi». «Invece – ha proseguito – Tu hai condiviso tutto di noi. E noi ci misuriamo con il male, con lo scandalo del dolore e della sofferenza. Ma sentiamo con emozione di averti compagno in questo nostro cammino». «Quel grido in cui sei morto non è mancanza di fede – “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” – ma una richiesta a Dio che ci sia vicino. Lui, che ha il potere di far tacere l’ultima sua nemica, la morte». «Gesù – ha rilevato il Vescovo – è nostro compagno nel grido e anche nell’affidamento. Ci insegna a consegnarci al Padre, che non smentirà mai le sue promesse».
«Il suo – ha aggiunto – è stato un battito di passione». «La passione dell’amore», secondo la definizione di Origene. «Questa sera – ha concluso mons. Sacchi – abbiamo ascoltato il battito del tuo cuore, o Dio, il battito della passione per ciascuno di noi, per la nostra terra, per la nostra umanità».

«La fede se non diventa solidarietà, servizio non è fede cristiana». Le parole di mons. Sacchi nella Messa “In Coena Domini”

«Gesù con il dono della sua vita ci insegna una logica diversa dove la fede se non diventa carità, solidarietà, servizio non è fede cristiana». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, pronunciata ieri pomeriggio durante la Messa “In Coena Domini” presieduta in Cattedrale.
Commentando il brano tratto dal Vangelo di Giovanni nel quale viene raccontato quanto accaduto la sera dell’Ultima Cena, la sera in cui «si celebra la follia di un amore, l’amore di Dio per noi», mons. Sacchi ha rilevato che, oggi come allora, «Gesù si consegna a noi, alle nostre mani per insegnarci a consegnarci, a nostra volta, ai fratelli». Dal ritrovamento tra i dottori del tempio dopo lo smarrimento alle sue parole sulla Croce, «la vita di Gesù – ha osservato – è stata un continuo consegnarsi alla volontà del Padre. Tutta la sua vita è stata spesa in un totale abbandono alla volontà del Padre».
Il Vescovo ha poi evidenziato come nell’Eucaristia si ripeta «il suo continuo consegnarsi attraverso la storia nelle nostre fragili mani, mani di peccato e di santità, mani festose che agitano i rami di ulivo e che diventano capaci di inchiodare sulla croce».
«Dio – ha aggiunto mons. Sacchi – si consegna come boccone di pane nelle nostre mani. E dal nostro cuore stupito, grato, commosso, scaturisce anche il sentimento dell’indegnità per un dono tanto stupendo e infinito». Ma «questa intimità con Gesù deve anche tradursi in un impegno concreto nella nostra vita di credenti», ha ammonito, rilevando come «spesso è più facile ripetere la presenza eucaristica piuttosto che la presenza della carità». Invece, ognuno è chiamato a «fare della propria vita un dono». Anche perché «se prevale la logica dell’egoismo, del salvare e pensare solo a se stessi, costruiremo solo muri o barriere».
«Gesù si consegna a me, perché io sappia consegnarmi agli altri», ha ribadito il Vescovo. E ci insegna che «la vita è fatta per essere donata per andare più lontano, la vita quando la si conserva per sé la si soffoca. Una vita che si dà perché il mondo non sia più come prima fa miracoli».

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra». Le parole di mons. Sacchi nella Messa Crismale

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra, all’amore per questa diocesi, per le nostre comunità”. Siate «testimoni di amore con dedizione, vita spesa al servizio della nostra gente». È l’esortazione rivolta dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, ai sacerdoti diocesani nell’omelia pronunciata ieri sera durante la Messa Crismale presieduta in Cattedrale. Il rito è stato concelebrato anche dal vescovo emerito di Casale, mons. Alceste Catella. Rivolgendosi al suo predecessore, mons. Sacchi così si è espresso: «Caro vescovo Alceste, hai servito questa Chiesa per nove anni. Sei stato padre di questo presbiterio ed è giusto che tu sia qui in questa Eucaristia così significativa per tutti noi consacrati. Grazie per la tua presenza».
Dopo aver ricordato che «tutti i battezzati partecipano del sacerdozio regale di Cristo», mons. Sacchi ha sottolineato che «noi presbiteri siamo resi partecipi in un modo unico e singolare del sacerdozio di Cristo, che ci ha chiamati ad essere segno vivo della sua presenza di pastore in mezzo al suo popolo». In questi cinque mesi dal suo ingresso in diocesi, il Vescovo ha «incontrato e conosciuto la maggior parte di voi, cari fratelli sacerdoti». «A noi – ha osservato – fragili vasi di argilla, è stato fatto il dono straordinario del sacerdozio». Un dono che «avvolge e coinvolge tutto il nostro essere e agire, tutto il tempo delle nostre giornate, tutte le dimensioni della nostra vita».
«La nostra gente, a cui siamo stati mandati, non desidera uomini perfetti o angeli del Paradiso. Desidera – ha aggiunto – uomini che sono in cammino e che mostrano con chiarezza la bellezza e la gioia di essere sacerdoti che si vogliono bene tra di loro, che si aiutano. Uomini che sono degli innamorati solo di Cristo. Perché solo chi vive intensamente questa dimensione dell’amore al Maestro diventa attrattivo e credibile». E poi ha ammonito: «Non siamo preti part-time e neanche dalla doppia vita». «Siamo dei consacrati, apparteniamo a Lui in ogni situazione dell’esistenza, sicuri di non essere mai lasciati a noi stessi».
«In questa celebrazione – ha concluso mons. Sacchi – Prego perché il nostro presbiterio sia a totale servizio del popolo di Dio, capace di uno sguardo particolare sulla Chiesa e attento ai cambiamenti in atto».