Capitolo dei Canonici della Cattedrale: Statuto aggiornato

In seguito alla adunanza del Capitolo dei Canonici della Cattedrale dello scorso 30 maggio per l’aggiornamento dello Statuto, il Segretario can. dott. Davide Mussone ha sottoposto la bozza da lui predisposta che è stata la base di costruttivo intervento da parte di tutti. Al termine il Prevosto ha espresso a tutti il ringraziamento per la fattiva collaborazione e ha incaricato il Segretario di redigere lo Statuto definitivo, che il Vescovo ha promulgato il 31 maggio.

Tra le novità più significative, si legge, che il compimento dei 75 anni rende automatico il decadimento dell’ufficio di Canonico Effettivo col passaggio al titolo di Emerito.

CEP: Incarichi e deleghe

CONFERENZA EPISCOPALE PIEMONTESE

Incarichi e deleghe dei Vescovi

 (aggiornamento  22 maggio 2018)

 

   

INCARICO o DELEGA

 

Mons. Cesare NOSIGLIA

 

PRESIDENTE
Mons. Marco ARNOLFO VICE PRESIDENTE

Pastorale sociale e del Lavoro

 

Mons. Franco LOVIGNANA SEGRETARIO

Presidente della Commissione Presbiterale Regionale

 

Mons. Francesco RAVINALE

 

Caritas

Migrantes

Mons. Alfonso BADINI CONFALONIERI Cooperazione Missionaria tra le Chiese

 

Mons. Gabriele MANA

 

Apostolato dei Laici

Sovvenire

Mons. Franco Giulio BRAMBILLA Pastorale della Famiglia e della Vita

Ciclo Specializzazione Facoltà Torino

Rappresentante CEP presso FTIS (con Mons. Olivero)

 

Mons. Edoardo Aldo CERRATO

 

Pastorale scolastica

Commissione mista per la Vita consacrata

F.I.E.S.

 

Mons. Guido GALLESE Pastorale giovanile

 

Mons. Piero DELBOSCO Pastorale Turismo, Sport, Tempo libero e Pellegrinaggi
Mons. Marco BRUNETTI

 

Pastorale della Salute
Mons. Cristiano BODO Vocazioni e Seminari

Diaconato permanente

 

Mons. Derio OLIVERO Beni Culturali Ecclesiastici

Ecumenismo e Dialogo interreligioso

Rappresentante CEP presso FTIS (con Mons. Brambilla)

 

Mons. Gianni SACCHI Comunicazioni sociali

Liturgia e Coordinamento Esorcisti

 

Mons. Egidio MIRAGOLI Osservatorio Giuridico
Mons. Luigi TESTORE Dottrina della Fede, Annuncio e Catechesi

 

 

8xmille: Cei, somma pari a 997.973.199,26 euro per il 2018

La 71ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana ha preso atto che, come comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la somma relativa all’otto per mille dell’Irpef assegnata alla Chiesa Cattolica per il 2018 risulta pari ad euro 997.973.199,26 determinati da euro 1.005.513.846,19 a titolo di anticipo per l’anno in corso, ed un conguaglio negativo sulle somme riferite all’anno 2015 di euro 7.540.646,93 Considerate le proposte di ripartizione presentate dal Consiglio Permanente, si legge nel comunicato finale, sono state approvate le seguenti assegnazioni: esigenze di culto e pastorale 355.473; alle diocesi (per culto e pastorale) 156.000; edilizia di culto 132.000; esistente e nuova edilizia di culto 105.000; tutela beni culturali ecclesiastici 27.000; fondo per la catechesi e l’educazione cristiana 13.473; Tribunali Ecclesiastici Regionali 13.500; esigenze di rilievo nazionale 40.500; interventi caritativi 275.000; alle diocesi (per la carità) 150.000; Terzo Mondo 65.000; esigenze di rilievo nazionale 60.000; sostentamento del clero 367.500.

Pierangelo Sequeri ospite di Cantiere Speranza

CASALE – La chiusura del ciclo annuale di Cantiere della Speranza è stato di altissimo livello, con due appuntamenti culturali che hanno richiamato nella Biblioteca del Seminario la più elevata presenza culturale della nostra diocesi e anche dalle vicine località vercellesi.

Lunedì scorso, 28 maggio, è stato l’atteso incontro sul tema “Per chi sono io? Oltre l’ossessione dell’individuo e della sua libertà”, promosso da Cantiere Speranza, con don Pier Angelo Sequeri, il nuovo Preside del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per gli studi su matrimonio e famiglia.

Attentissimo c’era anche Mons. Luciano Pacomio, in prima fila a prendere appunti con la diligenza di uno scolaretto e la competenza di teologo e scrittore per tutta la vita.

Non solo soddisfatta, ma anche un po’ emozionata Edda Gastaldi, che con Riccardo Calvo è motore di ricerca dei temi e delle persone. E non ha voluto mancare a questo ultimo incontro il nostro Vescovo Gianni Sacchi; per il precedente, su Gaudenzio Ferrari era a Roma all’Assemblea della CEI, ma lunedì sera il Vescovo che tutto il giorno era stato a Sotto il Monte con un centinaio di pellegrini per il 60° anniversario dell’elezione di Papa Giovanni XXIII, ha anticipato il ritorno per poter accogliere, già alle 19 il prof. Mons. Pierangelo Sequeri.

Preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, è molto noto all’interno della Chiesa cattolica italiana, per una serie di canzoni di ispirazione sentimentale – religiosa che ha composto e che sono molto spesso eseguite durante le messe. Tra le raccolte più note, si ricordano Symbolum ’77 – Tu sei la mia vita, Symbolum ’78 – E sono solo un uomo, Symbolum ’80 – Oltre la memoria. Tra le opere più classiche, si possono ricordare il Quintetto per David in memoria di David Maria Turoldo; Bethania, sonata biblica per violino e pianoforte; e una Messa Giubilare, per coro e orchestra, trasmessa in Mondovisione il 3 dicembre 2000. Negli anni precedenti al 2011 ha collaborato con il gruppo musicale Gen Verde per la buona riuscita dell’album “Il mistero pasquale” pubblicato appunto nel corso del 2011. Egli, infatti, lo ha arricchito in senso teologico e musicale, sia per le architetture portanti dell’insieme sia per il nucleo teologico e spirituale profondo di ogni passaggio, gesto e momento. Una raccolta divenuta ricca e attenta ai particolari spesso sottolineati dal mons. Pierangelo Sequeri.

La serata inizia con un’elevazione musicale della Corale della Cattedrale, quindi introduce Riccardo Calvo, facendo riferimento all’ultimo libro di mons. Sequeri “la cruna dell’ego”, in vendita all’ingresso del salone; tutte le copie andranno esaurite e l’autore le firma volentieri.

Per chi sono io? La domanda è di tanti giovani problematici e il relatore confida di aver cominciato a scavare con questa domanda il disagio giovanile del nostro tempo.

Il tema molto è apprezzabile per il valore della persona cui ha dato un grande contributo il cristianesimo.

I nostri ragazzi si esauriscono proprio su questa domanda.

La nostra contemporaneità è cominciata col calendario dei santi laici di Marx, ma ci rifacciamo più lontano a due miti greci: quello di Prometeo e quello di Narciso. Prometeo che ruba il fuoco agli dei e poi Narciso che si innamora di sé stesso.

Prometeo che è l’espressione della secolarizzazione. Tradisce gli dei per amore dell’uomo, ma al contrario Narciso cerca sé stesso, in cui trova la ragione ultima, tanto da specchiarsi in un fiume e lì affoga.

Conclude Sequeri: Narciso è vile, Prometeo è audace.

Passando dal mito alla elaborazione del disagio contemporaneo, Sequeri osserva che in tutti i gruppi la ricerca di sé è dominante, perché discende dal concetto della persona, così caro al cristianesimo.

Il mondo contemporaneo ha abbandonato la generosità e l’audacia di Prometeo e si è rifugiato nella solitudine di Narciso. Il mercato è interessato. Chi guarda solo a sé stesso, è un grande compratore.

Il teologo Sequeri lascia ora il passo al musicologo, che guarda ai canti popolari. Fino all’anno Mille, tutti cantavano lodi sacre, in latino. La donna era sempre in qualche modo la Madonna. Poi fa la sua comparsa l’innamoramento, quando nel XII – XIII secolo nasce la poesia di amore con i trovatori. L’intesa tra l’uomo e la donna è il finale. L’amore romantico è a disposizione dei due e la morte è il sigillo assoluto della conquista dell’eternità. Nella morte si percepisce una certa radice dell’indissolubilità dell’amore.

Più recentemente, il narcisismo si trasforma nella relazione. Tutti dicono che stiamo affogando nel narcisismo.

Il Papa nell’esortazione Apostolica Amoris Laetitia ci dà una guida formidabile per uscire dal narcisismo. Il narcisismo di per sé è sterile, mentre il desiderio va oltre sé stesso, nella realizzazione di sé. Spunto strategico del Papa è nel capitolo IV che individua il testo fondatore nella 1ª lettera ai Corinti al Capitolo 13. E’ il testo dell’amore, che va oltre e fuori di sé. E’ l’amore che da Dio viene dato all’uomo: un amore fecondo che genera.

E la generazione e l’esperienza che ci conduce all’amore danno all’uomo la pienezza della sua dimensione filiale e generativa.

Questa è la vera rivoluzione dell’amore che l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia” (datata 19 marzo 2016) propone di introdurre in forma stabile e progettuale nella vita familiare con una trasformazione difficile, lenta e dolorosa ma, anche grandiosa, liberante e profetica. Rovesciare a partire dalla famiglia l’ordine delle domande cambia tutto! E ci fa ritornare umani. Perché senza filo l’ago non cuce nulla e serve solo per pungere!

In conclusione, allora, la domanda che l’uomo deve avere il coraggio di porsi, sottolinea l’autore, non è “chi sono io?” destinata soltanto a produrre frustrazione e disperazione, ma “per chi sono io?” che apre alla vera “generatività”.

Al termine, un altro bel canto della Corale: il conosciutissimo “Allelujà” di Sequeri e poi la foto di gruppo, con il nostro Vescovo che ha concluso con l’apprezzamento per la conferenza, la splendida relazione e la scelta geniale del Cantiere della Speranza.

p.b.

Pierangelo Sequeri (Milano, 26 dicembre 1944) è un teologo, musicologo, musicista e docente italiano, preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. Figlio di musicisti (il padre era concertista di violino e la madre una pianista), ha studiato a sua volta violino e composizione parallelamente alla sua vocazione religiosa. Ordinato sacerdote nel 1968 ha proseguito gli studi, ottenendo un diploma in biblioteconomia musicale all’Università di Urbino, e un dottorato in teologia nel 1972. Dal settembre 2012 è preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, dove è anche professore ordinario di teologia fondamentale; è inoltre incaricato di estetica teologica presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. È inoltre direttore della rivista “L’ErbaMusica” (trimestrale di pedagogia speciale e cultura musicale). A parte gli argomenti teologici e filosofici, i suoi studi si orientano ai temi di confine tra le scienze religiose, la filosofia, la psicologia e l’estetica. Dal 2010 al 2014 ha fatto parte della Commissione internazionale di inchiesta su Međjugorje. Dal 15 agosto 2016, nominato da papa Francesco, è preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. E’ anche editorialista di “Avvenire” e dell’”Osservatore Romano”.

Le suore di Moncalieri a Crea

Il monastero domenicano “Maria di Magdala” in strada S. Brigida 31 di Moncalieri da qualche giorno è chiuso. Le sei suore si sono infatti trasferite nel fine settimana a Crea e domenica scorsa alle 7,30 hanno già partecipato alla S. Messa celebrata dal rettore del santuario mons. Francesco Mancinelli. Hanno appena posato i loro bagagli, molto semplici; ma gli scatoloni più consistenti sono quelli della biblioteca: la bellezza di 6.300 volumi, tra cui 1.500 di testi sulla Sacra Scrittura.

Mercoledì scorso, di pomeriggio, ero stato a Moncalieri con don Mancinelli per vedere la loro casa e raccogliere tante riflessioni di questa comunità operosa che vive con semplicità e profondità nello spirito domenicano della dimensione contemplativa, di studio e di incontri comunitari.

Un po’ di storia

Come spiega nel libro fresco di stampa “Polvere, no grazie!” suor Paola Panetta, già Priora e ora Vice priora ed economa (nella vita civile era commercialista), questo è un monastero dell’Ordine dei Predicatori (più comunemente conosciuto come Ordine dei Domenicani) fondato da san Domenico nel 1216.
La comunità “Maria di Magdala” è tra le ultime fondazioni, infatti, a novembre del 1999 cinque suore accolgono l’invito di Padre Timothy Radcliffe, Maestro dell’Ordine, per un rinnovamento della vita domenicana e contemplativa in Italia. Il primo nucleo si è formato da due monasteri domenicani, quello di Alba da cui sono giunte quattro suore e quello di Bergamo “Matris Domini” con due religiose, per dare inizio a questo nuovo monastero, la cui prima sede, in diocesi di Torino, è stato in un asilo dismesso; poi dopo due anni si è avuto il trasferimento a Moncalieri ospite del Monastero della Visitazione e infine nel 2004 nella villetta in strada S. Brigida 31, dono di una donna generosa che ha creduto e appoggiato il sogno delle Suore. Nel 2008 entra una giovane torinese, Chiara Giordanino, fino ad allora medico. Intanto nel 2011 avviene il riconoscimento canonico del Monastero da parte della Chiesa. Nel 2013 entra un’altra giovane Daniela Murador, nativa di Moncalieri ma i cui genitori sono veneti, della provincia di Vicenza. Ed infine, su indicazione del Card. Severino Poletto la scelta di Crea, due anni fa, con l’accoglienza entusiastica del Vescovo Mons. Catella e del Rettore mons. Mancinelli.

Si stanno facendo lavori di sistemazione, un po’ per volta perché la spesa è tanta e adesso, nei giorni tra la festa di Pentecoste e quella della Trinità, c’è stato il trasloco.

Per ora la sistemazione provvisoria è presso la precedente foresteria “San Paolo” temporaneamente adibita a Monastero. Nel frattempo si dovrebbero iniziare i lavori nell’ala che diverrà il Monastero vero e proprio nel complesso in cui c’è la “Casa della Gioia” e l’altra foresteria intitolata a “San Gregorio”.

Il monastero di Moncalieri

Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla visita a Moncalieri.

Le suore lasciano per due ore i lavori di preparazione del trasloco e ci accolgono festosamente. Sono cinque, perché suor Paola Panetta è già a Crea. C’è suor Gabriella Mauri, la Priora, di origine brianzola, che era dal 1975 nella comunità religiosa di Alba intitolata alla “beata Margherita di Savoia”, poi suor Mariella Bona, maestra della formazione, Suor Daniela Murador che è nativa di Moncalieri ma i cui i genitori erano vicentini, Suor Chiara Giordanino, che ha 35 anni proveniente dalla cintura di Torino, ed era medico che è l’ultima che ha fatto la professione solenne a gennaio, ed infine la decana, Suor Osanna Sala che ha 90 anni e proviene dal nucleo di Alba. Quelle erano le Monache del Concilio Vaticano II perché ad Alba c’erano tre importanti teologi conciliari: mons. Natale Bussi, mons. Pietro Rossano e mons. Romano Penna.

Le suore erano in stretto contatto con i teologi, che passavano loro per la stampa i testi che sarebbero andati o che provenivano dal Concilio. Così le monache erano continuamente in contatto con gli avvenimenti del Concilio e in special modo suor Osanna che era addetta alla linotype ed era apprezzatissima per il suo lavoro instancabile, preciso e senza errori. Allora suor Osanna aveva 35 anni; ora con 90 la vista è un po’ calata e deve mettere gli occhiali per leggere e qualche volta piange un po’ perché non ha più la vista di una volta ma la testa è ancora molto buona. E’ una bella vecchina, dritta, esile, sorridente. Il mese scorso ha perso la sua coetanea Suor Margherita Geninazza, che ora riposa nel cimitero di Serralunga vicino a Crea.

Le suore ci hanno fatto vedere il bel parco del monastero, con i segni dei passaggi dei cinghiali e con un olivo di 300 anni sotto cui ci siamo fermati per una foto ricordo.

Poi, alle 18, nella cappella abbiamo recitato e cantato i Vespri, in una festa domenicana legata a loro Padre Domenico.

Ora il monastero è sotto il manto della Madonna di Crea e sabato 2 giugno, alle 11 Mons. Vescovo ha celebrato la S. Messa in Santuario in cui ha accolto ufficialmente le Suore, e poi ha fatto visita al monastero “provvisorio”.

p.b.

«Un senso nuovo alla nostra vita»

«La Pasqua è un evento straordinario» avvenuta «il primo giorno dopo il sabato, il primo di una creazione nuova». È quanto ricorda mons. Gianni Sacchi, Vescovo di Casale Monferrato, nel videomessaggio di Auguri per la Pasqua. «Tutto è iniziato 2000 anni fa – osserva il Vescovo – con un evento che ha cambiato il corso della vita delle uomini e, soprattutto, il corso della storia».
Cristo Gesu, il Risorto, «ci mette – come sempre – a disposizione i grandi doni pasquali». «Innanzitutto – spiega mons. Sacchi – la sua vita, la vita che sconfigge la morte, ogni morte». Poi c’è «il dono della sua vittoria. Ci dà la forza per vincere ogni egoismo, ogni chiusura. Ci dà la forza per vincere tutte le nostre superficialità, per lottare per un mondo migliore». Gesù Risorto porta anche «la pace, costruita davvero su rapporti umani più sinceri, più intensi. La pace del Risorto è la pace di cui tante volte abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di essere pacificati». E poi «lo Spirito Santo, che è il dono della vita. Lo spirito che crea la vita. Dio vivificante entra dentro di noi e ci trasforma». Gesù inoltre «ci dà il suo perdono, ci fa il dono del perdono che è ciò che trasforma la nostra vita. Siamo perdonati da lui per essere capaci di perdonare gli altri». Infine, «la fede. Credere nella Risurrezione è un grande atto di fede. Ma la fede è amore, è affidarci, è metterci nelle mani di Qualcunaltro che è capace di cambiare la nostra vita, le nostre relazioni. La fede ci fa sentire Dio come Amore, che entra nella nostra vita e dà un senso nuovo alla nostra vita, alla nostra storia». «Questo è il dono pasquale che ci porta Gesù», conclude mons. Sacchi, augurando «a tutte le famiglie della nostra Diocesi, a tutte le persone – che vivono magari un momento di oscurità, di difficoltà – di accogliere la luce che ci viene dalla Risurrezione di Gesù. Gesù Risorto è con noi, cammina al nostro fianco. E ogni domenica, Pasqua della Settimana, quando spezziamo il pane Lui è lì con noi, pronto a scaldare il nostro cuore e la nostra vita».

«La croce di Gesù non ci porta alla morte ma alla vita». Le parole di mons. Sacchi alla Via Crucis cittadina

«Abbiamo compiuto il nostro cammino della Via della Croce. Lo abbiamo fatto percorrendo le strade della nostra città, quasi simbolicamente ad accogliere le croci che ci sono. Abbiamo voluto fare questo percorso della Via Crucis lungo le vie del centro cittadino per mettere le nostre croci insieme a quella di Gesù. E noi sappiamo che la sua croce non ci porta alla morte ma alla vita». Lo ha affermato questa sera il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nella sua meditazione al termine della Via Crucis cittadina, rito con cui si è concluso il Venerdì Santo. «Apparentemente c’è la morte, il dolore, la sofferenza – ha osservato il Vescovo – ma tutto si apre alla vita» perché «quel corpo nelle viscere della terra è come il chicco che riposa in attesa di esplodere come un germoglio. La morte pare che abbia avuto la sua vittoria, ma la vita si prepara a risorgere».
Mons. Sacchi ha terminato la sua riflessione con una preghiera:
«Questa sera Ti presentiamo, Signore, le attese e le speranze degli uomini.
Ti presentiamo il nostro anelito e il nostro bisogno di un mondo più giusto e più umano.
Ti presentiamo il nostro desiderio di pace, la nostra stanchezza dinanzi al male che talvolta pare che stia a circondarci ed a stringerci.
Ti presentiamo tutti i segni di speranza e di vita presenti nel nostro mondo, tutti quelli che testimoniano un modo diverso di vivere: profeti del Regno che fanno dell’amore, della giustizia e della pace la loro vita quotidiana.
Ti presentiamo tutti quelli che pongono in questa storia i segni del tuo Regno, i credenti in Te e tutti gli uomini di buona volontà che si oppongono al male, ad ogni forma di male.
Ti presentiamo i bambini che nascono e che crescono, i ragazzi che si aprono alla vita, gli adulti che non demordono nel vivere con responsabilità e forza i valori più nobili del cuore umano e del tuo Vangelo.
Ti presentiamo tutti i puri di cuore, tutti i misericordiosi, tutti i miti, quelli che piangono e non cercano vendetta, tutti gli operatori di pace, tutti gli affamati di giustizia, tutti i perseguitati a causa della loro fede evangelica.
Ti presentiamo l’ultima speranza di chi muore reclinandosi sul tuo petto, desiderando il tuo volto.
Ti presentiamo tutti ciò che è bello in questo mondo, tutto ciò che è vero e buono nell’umanità.
Illumina i semi di bontà e bellezza sparsi nel nostro mondo, quelli vivi nel nostro cuore: illuminali con la luce della tua Croce, con la speranza della tua Resurrezione, perché crescano e trasformino questo mondo nella direzione del tuo Regno che ti supplichiamo che venga presto in mezzo a noi».

«Gesù ci insegna a consegnarci al Padre». Le parole di mons. Sacchi per la Passione del Signore

«Chiuso il libro del Vangelo, che cosa ascoltiamo nel silenzio se non un battito del tuo cuore di Dio? Il tuo cuore, Gesù Cristo, ha condiviso la sorte di noi uomini. Sei morto in un grido e fino a questo punto è giunta la tua passione! Il pathos di Dio per l’uomo». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata questo pomeriggio durante l’Azione Liturgica nella Passione del Signore. La riflessione di mons. Sacchi è partita richiamando le parole della scrittrice contemporanea Donata Doni nella poesia “Solo il silenzio”: «Solo il silenzio Ti adora / nella misura della Tua grandezza. / Il silenzio del mare, della notte, / lo stupore dei fiori, delle rocce. / Il silenzio di questo cuore umano / che ascolta smarrito / il battito del Tuo cuore di Dio».
Dopo aver ricordato che «per Gesù la morte è un nemico, una prova, non un dono. E fa paura», il Vescovo ha osservato che «il tuo cuore, Gesù, aveva paura come il cuore di tutti noi. E se non fosse stato così, la salvezza sarebbe stata solo per i forti, gli impassibili, per gli eroi». «Invece – ha proseguito – Tu hai condiviso tutto di noi. E noi ci misuriamo con il male, con lo scandalo del dolore e della sofferenza. Ma sentiamo con emozione di averti compagno in questo nostro cammino». «Quel grido in cui sei morto non è mancanza di fede – “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” – ma una richiesta a Dio che ci sia vicino. Lui, che ha il potere di far tacere l’ultima sua nemica, la morte». «Gesù – ha rilevato il Vescovo – è nostro compagno nel grido e anche nell’affidamento. Ci insegna a consegnarci al Padre, che non smentirà mai le sue promesse».
«Il suo – ha aggiunto – è stato un battito di passione». «La passione dell’amore», secondo la definizione di Origene. «Questa sera – ha concluso mons. Sacchi – abbiamo ascoltato il battito del tuo cuore, o Dio, il battito della passione per ciascuno di noi, per la nostra terra, per la nostra umanità».

«La fede se non diventa solidarietà, servizio non è fede cristiana». Le parole di mons. Sacchi nella Messa “In Coena Domini”

«Gesù con il dono della sua vita ci insegna una logica diversa dove la fede se non diventa carità, solidarietà, servizio non è fede cristiana». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, pronunciata ieri pomeriggio durante la Messa “In Coena Domini” presieduta in Cattedrale.
Commentando il brano tratto dal Vangelo di Giovanni nel quale viene raccontato quanto accaduto la sera dell’Ultima Cena, la sera in cui «si celebra la follia di un amore, l’amore di Dio per noi», mons. Sacchi ha rilevato che, oggi come allora, «Gesù si consegna a noi, alle nostre mani per insegnarci a consegnarci, a nostra volta, ai fratelli». Dal ritrovamento tra i dottori del tempio dopo lo smarrimento alle sue parole sulla Croce, «la vita di Gesù – ha osservato – è stata un continuo consegnarsi alla volontà del Padre. Tutta la sua vita è stata spesa in un totale abbandono alla volontà del Padre».
Il Vescovo ha poi evidenziato come nell’Eucaristia si ripeta «il suo continuo consegnarsi attraverso la storia nelle nostre fragili mani, mani di peccato e di santità, mani festose che agitano i rami di ulivo e che diventano capaci di inchiodare sulla croce».
«Dio – ha aggiunto mons. Sacchi – si consegna come boccone di pane nelle nostre mani. E dal nostro cuore stupito, grato, commosso, scaturisce anche il sentimento dell’indegnità per un dono tanto stupendo e infinito». Ma «questa intimità con Gesù deve anche tradursi in un impegno concreto nella nostra vita di credenti», ha ammonito, rilevando come «spesso è più facile ripetere la presenza eucaristica piuttosto che la presenza della carità». Invece, ognuno è chiamato a «fare della propria vita un dono». Anche perché «se prevale la logica dell’egoismo, del salvare e pensare solo a se stessi, costruiremo solo muri o barriere».
«Gesù si consegna a me, perché io sappia consegnarmi agli altri», ha ribadito il Vescovo. E ci insegna che «la vita è fatta per essere donata per andare più lontano, la vita quando la si conserva per sé la si soffoca. Una vita che si dà perché il mondo non sia più come prima fa miracoli».

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra». Le parole di mons. Sacchi nella Messa Crismale

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra, all’amore per questa diocesi, per le nostre comunità”. Siate «testimoni di amore con dedizione, vita spesa al servizio della nostra gente». È l’esortazione rivolta dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, ai sacerdoti diocesani nell’omelia pronunciata ieri sera durante la Messa Crismale presieduta in Cattedrale. Il rito è stato concelebrato anche dal vescovo emerito di Casale, mons. Alceste Catella. Rivolgendosi al suo predecessore, mons. Sacchi così si è espresso: «Caro vescovo Alceste, hai servito questa Chiesa per nove anni. Sei stato padre di questo presbiterio ed è giusto che tu sia qui in questa Eucaristia così significativa per tutti noi consacrati. Grazie per la tua presenza».
Dopo aver ricordato che «tutti i battezzati partecipano del sacerdozio regale di Cristo», mons. Sacchi ha sottolineato che «noi presbiteri siamo resi partecipi in un modo unico e singolare del sacerdozio di Cristo, che ci ha chiamati ad essere segno vivo della sua presenza di pastore in mezzo al suo popolo». In questi cinque mesi dal suo ingresso in diocesi, il Vescovo ha «incontrato e conosciuto la maggior parte di voi, cari fratelli sacerdoti». «A noi – ha osservato – fragili vasi di argilla, è stato fatto il dono straordinario del sacerdozio». Un dono che «avvolge e coinvolge tutto il nostro essere e agire, tutto il tempo delle nostre giornate, tutte le dimensioni della nostra vita».
«La nostra gente, a cui siamo stati mandati, non desidera uomini perfetti o angeli del Paradiso. Desidera – ha aggiunto – uomini che sono in cammino e che mostrano con chiarezza la bellezza e la gioia di essere sacerdoti che si vogliono bene tra di loro, che si aiutano. Uomini che sono degli innamorati solo di Cristo. Perché solo chi vive intensamente questa dimensione dell’amore al Maestro diventa attrattivo e credibile». E poi ha ammonito: «Non siamo preti part-time e neanche dalla doppia vita». «Siamo dei consacrati, apparteniamo a Lui in ogni situazione dell’esistenza, sicuri di non essere mai lasciati a noi stessi».
«In questa celebrazione – ha concluso mons. Sacchi – Prego perché il nostro presbiterio sia a totale servizio del popolo di Dio, capace di uno sguardo particolare sulla Chiesa e attento ai cambiamenti in atto».