«Gesù ci insegna a consegnarci al Padre». Le parole di mons. Sacchi per la Passione del Signore

«Chiuso il libro del Vangelo, che cosa ascoltiamo nel silenzio se non un battito del tuo cuore di Dio? Il tuo cuore, Gesù Cristo, ha condiviso la sorte di noi uomini. Sei morto in un grido e fino a questo punto è giunta la tua passione! Il pathos di Dio per l’uomo». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata questo pomeriggio durante l’Azione Liturgica nella Passione del Signore. La riflessione di mons. Sacchi è partita richiamando le parole della scrittrice contemporanea Donata Doni nella poesia “Solo il silenzio”: «Solo il silenzio Ti adora / nella misura della Tua grandezza. / Il silenzio del mare, della notte, / lo stupore dei fiori, delle rocce. / Il silenzio di questo cuore umano / che ascolta smarrito / il battito del Tuo cuore di Dio».
Dopo aver ricordato che «per Gesù la morte è un nemico, una prova, non un dono. E fa paura», il Vescovo ha osservato che «il tuo cuore, Gesù, aveva paura come il cuore di tutti noi. E se non fosse stato così, la salvezza sarebbe stata solo per i forti, gli impassibili, per gli eroi». «Invece – ha proseguito – Tu hai condiviso tutto di noi. E noi ci misuriamo con il male, con lo scandalo del dolore e della sofferenza. Ma sentiamo con emozione di averti compagno in questo nostro cammino». «Quel grido in cui sei morto non è mancanza di fede – “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” – ma una richiesta a Dio che ci sia vicino. Lui, che ha il potere di far tacere l’ultima sua nemica, la morte». «Gesù – ha rilevato il Vescovo – è nostro compagno nel grido e anche nell’affidamento. Ci insegna a consegnarci al Padre, che non smentirà mai le sue promesse».
«Il suo – ha aggiunto – è stato un battito di passione». «La passione dell’amore», secondo la definizione di Origene. «Questa sera – ha concluso mons. Sacchi – abbiamo ascoltato il battito del tuo cuore, o Dio, il battito della passione per ciascuno di noi, per la nostra terra, per la nostra umanità».

«La fede se non diventa solidarietà, servizio non è fede cristiana». Le parole di mons. Sacchi nella Messa “In Coena Domini”

«Gesù con il dono della sua vita ci insegna una logica diversa dove la fede se non diventa carità, solidarietà, servizio non è fede cristiana». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, pronunciata ieri pomeriggio durante la Messa “In Coena Domini” presieduta in Cattedrale.
Commentando il brano tratto dal Vangelo di Giovanni nel quale viene raccontato quanto accaduto la sera dell’Ultima Cena, la sera in cui «si celebra la follia di un amore, l’amore di Dio per noi», mons. Sacchi ha rilevato che, oggi come allora, «Gesù si consegna a noi, alle nostre mani per insegnarci a consegnarci, a nostra volta, ai fratelli». Dal ritrovamento tra i dottori del tempio dopo lo smarrimento alle sue parole sulla Croce, «la vita di Gesù – ha osservato – è stata un continuo consegnarsi alla volontà del Padre. Tutta la sua vita è stata spesa in un totale abbandono alla volontà del Padre».
Il Vescovo ha poi evidenziato come nell’Eucaristia si ripeta «il suo continuo consegnarsi attraverso la storia nelle nostre fragili mani, mani di peccato e di santità, mani festose che agitano i rami di ulivo e che diventano capaci di inchiodare sulla croce».
«Dio – ha aggiunto mons. Sacchi – si consegna come boccone di pane nelle nostre mani. E dal nostro cuore stupito, grato, commosso, scaturisce anche il sentimento dell’indegnità per un dono tanto stupendo e infinito». Ma «questa intimità con Gesù deve anche tradursi in un impegno concreto nella nostra vita di credenti», ha ammonito, rilevando come «spesso è più facile ripetere la presenza eucaristica piuttosto che la presenza della carità». Invece, ognuno è chiamato a «fare della propria vita un dono». Anche perché «se prevale la logica dell’egoismo, del salvare e pensare solo a se stessi, costruiremo solo muri o barriere».
«Gesù si consegna a me, perché io sappia consegnarmi agli altri», ha ribadito il Vescovo. E ci insegna che «la vita è fatta per essere donata per andare più lontano, la vita quando la si conserva per sé la si soffoca. Una vita che si dà perché il mondo non sia più come prima fa miracoli».

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra». Le parole di mons. Sacchi nella Messa Crismale

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra, all’amore per questa diocesi, per le nostre comunità”. Siate «testimoni di amore con dedizione, vita spesa al servizio della nostra gente». È l’esortazione rivolta dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, ai sacerdoti diocesani nell’omelia pronunciata ieri sera durante la Messa Crismale presieduta in Cattedrale. Il rito è stato concelebrato anche dal vescovo emerito di Casale, mons. Alceste Catella. Rivolgendosi al suo predecessore, mons. Sacchi così si è espresso: «Caro vescovo Alceste, hai servito questa Chiesa per nove anni. Sei stato padre di questo presbiterio ed è giusto che tu sia qui in questa Eucaristia così significativa per tutti noi consacrati. Grazie per la tua presenza».
Dopo aver ricordato che «tutti i battezzati partecipano del sacerdozio regale di Cristo», mons. Sacchi ha sottolineato che «noi presbiteri siamo resi partecipi in un modo unico e singolare del sacerdozio di Cristo, che ci ha chiamati ad essere segno vivo della sua presenza di pastore in mezzo al suo popolo». In questi cinque mesi dal suo ingresso in diocesi, il Vescovo ha «incontrato e conosciuto la maggior parte di voi, cari fratelli sacerdoti». «A noi – ha osservato – fragili vasi di argilla, è stato fatto il dono straordinario del sacerdozio». Un dono che «avvolge e coinvolge tutto il nostro essere e agire, tutto il tempo delle nostre giornate, tutte le dimensioni della nostra vita».
«La nostra gente, a cui siamo stati mandati, non desidera uomini perfetti o angeli del Paradiso. Desidera – ha aggiunto – uomini che sono in cammino e che mostrano con chiarezza la bellezza e la gioia di essere sacerdoti che si vogliono bene tra di loro, che si aiutano. Uomini che sono degli innamorati solo di Cristo. Perché solo chi vive intensamente questa dimensione dell’amore al Maestro diventa attrattivo e credibile». E poi ha ammonito: «Non siamo preti part-time e neanche dalla doppia vita». «Siamo dei consacrati, apparteniamo a Lui in ogni situazione dell’esistenza, sicuri di non essere mai lasciati a noi stessi».
«In questa celebrazione – ha concluso mons. Sacchi – Prego perché il nostro presbiterio sia a totale servizio del popolo di Dio, capace di uno sguardo particolare sulla Chiesa e attento ai cambiamenti in atto».

Presentato “ConTEsto Live – Forum Giovani​”

Dare la possibilità ai giovani di far sentire la propria voce raccogliendo i loro pensieri riguardo i percorsi di istruzione e formazione, i timori sul futuro lavorativo, le speranze per una società più evoluta, i progetti di vita e famiglia, tutto quello che riguarda la realizzazione dei loro desideri. È questo il significato del progetto “ConTEsto Live – Forum Giovani​”, che il Servizio per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Casale Monferrato propone nel cammino di preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi (ottobre 2018) dedicato da Papa Francesco proprio al tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Il progetto è stato presentato nella mattinata di martedì 13 febbraio 2018, presso la sala Carlo Cavalla della Curia Vescovile, nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti mons. Gianni Sacchi, Vescovo di Casale Monferrato, don Marco Durando, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale dei Giovani e Direttore del Centro diocesano vocazioni, e Ornella Caprioglio, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Casale Monferrato.
Dal mese di febbraio e fino all’evento conclusivo che si terrà sabato 5 maggio a Casale Monferrato, nell’ambito di “ConTEsto Live – Forum Giovani” verranno organizzati momenti specifici di ascolto e di dialogo con i giovani presso gli Istituti superiori cittadini e nelle unità pastorali della Diocesi. L’intenzione è quella che questi momenti – incontri ed evento – coinvolgano davvero tutti i giovani offrendo opportunità di crescita e formazione, di riflessione e relazioni.
Nei giorni della 72ª Mostra di San Giuseppe (16-25 marzo), oltre alla presenza di alcuni volontari che promuoveranno l’evento del 5 maggio, ai giovani sarà offerta l’opportunità di essere ascoltati e incontrare coetanei della città e del Monferrato. In quel contesto verrà anche proposta un’iniziativa con la partecipazione di un testimone per approfondire il tema “sogni e desideri per il prossimo futuro”.
L’evento in programma per il 5 maggio, per il quale è stato richiesto il patrocinio e la collaborazione del Comune di Casale Monferrato, avrà inizio nel pomeriggio con un grande “concorso” che vedrà la partecipazione di tutti i giovani iscritti, un pre-serata e serata con performance ed esibizioni di gruppi giovanili locali e l’intervento di un ospite speciale.
Raccogliendo i contributi e i pensieri suscitati nei mesi precedenti, quella del 5 maggio sarà l’occasione per lanciare un messaggio a tutti i giovani della città di Casale e del territorio.
Anche per l’organizzazione dell’evento del 5 maggio verranno coinvolti i giovani, ponendoli al centro e facendoli diventare protagonisti nella preparazione e nella realizzazione dell’iniziativa.
«Siamo in cammino verso il Sinodo dei Vescovi sui giovani; desideriamo che diventi una opportunità anche per la Chiesa che è in Casale di fare sinodo attorno ai nostri giovani, a tutti i giovani. Le iniziative che la diocesi e la pastorale giovanile e vocazionale propongono sono in questa direzione: ascoltare e camminare insieme, che per noi diventa impegno ad accompagnare. I giovani ci provocano a non stare fermi e questo ci porta a riflettere e verificare il nostro agire pastorale, soprattutto con le giovani generazioni, facendo discernimento». Queste le parole del Vescovo di Casale, Mons. Gianni Sacchi, riguardo il cammino della Diocesi.
«Il nome del progetto “ConTEsto Live – Forum Giovani” – spiega don Marco Durando, responsabile del Servizio diocesano di Pastorale Giovanile e Vocazionale – nasce dal desiderio di voler porre il giovane al centro del “contesto” in cui vive con i propri sogni, desideri e speranze oltre che dal voler far sentire il vero senso della vita nella relazione con Dio e con gli altri». «“ConTEsto” – aggiunge – apre il confronto su una serie di significati: con – TE – sto’, caro giovane, perché vogliamo stare dalla parte dei giovani, metterci in ascolto e in cammino con loro, come cittadini, come istituzioni e come Chiesa locale; inoltre desideriamo calarci nel loro “contesto” di vita, metterci sulle loro frequenze; infine “io contesto”, perché contestare è tipico dell’età giovanile ed è cosa buona e giusta se è una contestazione positiva e costruttiva».

«Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito». Pubblicata la Nota pastorale dei Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta su “Amoris Laetitia”

Pubblichiamo il testo del comunicato stampa sulla Nota pastorale della Conferenza dei Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta “«Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito» (Sal 34,19) – Accompagnare, discernere, integrare” sull’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco.

I Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, in comunione con Papa Francesco, hanno elaborato nel corso del 2017 alcuni orientamenti, per dare attuazione all’Esortazione Amoris laetitia. Questi orientamenti sono pubblicati ora in una Nota, diffusa a partire da oggi dal titolo: Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito. Accompagnare, discernere, integrare.

L’obiettivo della Nota è invitare ad uno stile di vicinanza e di attenzione a tutte le famiglie. Seguendo le indicazioni di Amoris laetitia, propone anche indicazioni utili per affrontare le situazioni delle coppie e delle famiglie il cui amore è ferito o sofferente.

Per affrontare concretamente la realtà di chi vive una situazione familiare ferita o lacerata la Nota riprende dal cap. VIII dell’Esortazione Amoris laetitia, tre passi tra loro connessi: accompagnare, discernere, integrare.

Il primo passo riguarda l’accompagnamento dei fedeli in tutte le diverse situazioni, per comprendere in primo luogo qual è la storia di ciascuna famiglia e come essa si è creata. Le storie familiari possono essere molto diverse tra di loro. Suggerisce un accompagnamento di coppia e mai di massa, in un clima di ascolto. Per questo, la Nota invita ogni diocesi a dotarsi di uno “spazio d’accoglienza”, in cui si potranno valutare le diverse situazioni.

Il secondo passo concerne il discernimento.Il documento dei vescovi insiste molto sul fatto che il discernimento avviene in un dialogo disteso nel tempo, tra il sacerdote e la coppia o anche soltanto uno dei coniugi. Tale compito è affidato a tutti i sacerdoti, che possono seguire le coppie in questo cammino.

Il terzo ed ultimo passo conduce all’integrazione nella partecipazione alla vita della Chiesa. La Nota distingue le semplici convivenze; gli sposati solo civilmente; coloro che sono separati (o anche divorziati) e restano in questa condizione; i separati divorziati risposati civilmente. Nei primi due casi, l’integrazione consiste nell’accompagnare verso il sacramento del matrimonio “cristiano”, accompagnando la coppia a riflettere sulla definitività della scelta e sulla realtà del sacramento. La Nota rassicura che, per i separati e/o divorziati rimasti tali, non vi è alcun impedimento alla testimonianza ecclesiale e alla vita sacramentale. Invece, per i divorziati risposati civilmente bisogna affermare che la loro situazione non è l’ideale del vangelo e l’integrazione deve realizzarsi distinguendo tra situazioni molto diverse, senza catalogarle o rinchiuderle in affermazioni troppo rigide.

La Nota affronta anche il tema dell’accesso ai sacramenti e della partecipazione alla vita della Chiesa. In prima istanza, prende in esame la situazione di una coppia risposata civilmente, in cui entrambi i coniugi siano cristiani con un cammino di fede, proponendo, sulla scia di quanto è indicato dai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires, esplicitamente approvato dal Santo Padre, l’impegno di astenersi dagli atti propri dei coniugi e accedere ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, senza suscitare scandalo per la fede altrui. Qualora questo percorso non fosse praticabile, la Nota – aderendo alle indicazioni di Papa Francesco – parla di un percorso di integrazione caso per caso.

Sulla partecipazione alla vita della Chiesa, la Nota richiama l’esigenza di discernere quali delle diverse forme di limitazioni attualmente praticati in campo liturgico, pastorale, educativo ed istituzionale possono essere superate: a questo proposito, sono date anche indicazioni pastorali sul tema dei padrini e delle madrine.

Con questa Nota, i vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta accolgono la sfida introdotta da Amoris laetitia per affrontare lo sforzo di una nuova evangelizzazione, di una rinnovata formazione cristiana al matrimonio e alla famiglia e dell’accoglienza di tutte le situazioni di amore “ferito”.

«Sentiamoci responsabili della diffusione della luce del Vangelo con la nostra vita». Le parole di mons. Sacchi per l’Epifania

«La nostra fede deve ridiventare un cammino verso Dio e verso l’uomo. Dobbiamo sentirci responsabili della diffusione della luce del Vangelo con la nostra vita. Quanti uomini e donne vivono nella notte spirituale e cercano una luce che li possa guidare o per lo meno capace di suscitare domande nel profondo del loro cuore! Noi cristiani questo possiamo fare: suscitare negli altri domande con il nostro comportamento, con la nostra testimonianza». Lo ha affermato oggi pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica per la Solennità dell’Epifania del Signore.
«Gesù, il Messia atteso, è venuto per tutti i popoli della terra e non solo per i Giudei. Quei Magi misteriosi – ha osservato il Vescovo – sono il simbolo di tutti gli uomini del mondo che possono incontrare e adorare Gesù, il Figlio di Dio. La manifestazione di Dio in Cristo Gesù è per tutte le genti, per tutti i popoli». «Ma la condizione necessaria – ha sottolineato – è mettersi in cammino come hanno fatto loro. Hanno abbandonato le loro sicurezze e si sono lasciati interrogare da quel segno di luce in cielo. I Magi vogliono capire, usano la ragione, cercano la verità delle cose». «La ragione va usata nella fede», ha ammonito mons. Sacchi, spiegando che «la fede non teme la ragione, la ama. Perché una fede senza ragione diventa troppo spesso emotiva, epidermica, sentimentale. Può diventare fanatica, può diventare addirittura un mito. In poche parole, occorre essere credenti intelligenti». E, come ricorda san Paolo, «tutti i cristiani devono rendere ragione della speranza che è in loro, cioè motivare la propria fede cercando di approfondirla sempre più». Da qui «l’importanza della catechesi e degli incontri sulla Parola di Dio». «Come vorrei che nelle nostre parrocchie – l’auspicio del Vescovo – ci fosse il giorno della Parola, durante la settimana, per l’approfondimento delle letture domenicali guidato dal parroco! So che in qualche parrocchia si fa. Questo ci serve per collegare il Vangelo alla vita così complessa come la viviamo oggi».
Mons. Sacchi ha poi rilevato che «sicuramente il cammino verso Betlemme, cioè il cammino verso la piena professione di fede che riconosce in quel bimbo il Figlio di Dio fatto uomo per noi, non è facile». E ha invitato a essere come i Magi che «cercavano risposte anche quando la stella non si vedeva» e non come gli abitanti di Gerusalemme che «sanno tutto sulla Parola di Dio, conoscono tutte le antiche profezie, sanno che il Messia deve nascere a Betlemme» eppure «non si muovono» perché «manca in loro lo stupore della continua ricerca». «Perché – ha aggiunto – Dio è sempre da cercare, Dio non si possiede mai. Dobbiamo imparare che Dio non si merita, Dio si accoglie». «Quanti cristiani – ha proseguito – non hanno il coraggio di interrogarsi sulla propria fede e sulle motivazioni che danno senso alla propria esistenza! Io li chiamo i cristiani dell’abitudine: “Ho sempre pensato così”, “Ho sempre fatto così”, “In questa parrocchia si è sempre fatto così”. Li chiamo i cristiani delle pantofole e della camomilla, cristiani che si dimenticano che i segni che li caratterizzano sono il vento della Pentecoste e il fuoco di Dio».
«Quante stelle incontriamo sul nostro cammino eppure non ci muoviamo, siamo sempre piantati lì al solito posto, radicati nelle nostre abitudini!», ha riconosciuto mons. Sacchi. «Il Vangelo ci dice che alla notizia della nascita del nuovo re, la città di Gerusalemme restò turbata. E noi, all’inizio del nuovo anno ci lasciamo turbare, mettere in discussione dal Vangelo di Gesù? Rischiamo di diventare cristiani part-time, il Vangelo invece deve ridiventare turbamento. Anche l’Eucaristia domenicale deve essere sempre un’esperienza con il “roveto ardente” che mai si esaurisce».
Il Vescovo ha poi rilevato che «non tutti arrivano alla grotta». «Vuol dire che hanno fallito la ricerca?», ha domandato. Per rispondere, ha richiamato un racconto della chiesa ortodossa sui Magi, che parla di un quarto magio che «a Betlemme non arriva mai perché lungo il viaggio incontra tanti poveri che hanno bisogno di lui e li soccorre spendendo tutto ciò che è destinato al nuovo re». «Come non leggervi la Parola di Gesù in Matteo, capitolo 25: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, malato, solo, in carcere… Tutto ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Secondo mons. Sacchi, «molti nella vita non trovano alcuno da adorare, ma nessuno può dire di non trovare nessuno da aiutare. E se Dio c’è, avranno incontrato e aiutato Lui».
Dal Vescovo poi l’invito a fare come i Magi: dopo aver incontrato il Signore «ritorniamo nella vita di tutti i giorni cambiando i nostri sentieri. Dobbiamo trovare sentieri nuovi di preghiera più intensa, di eucaristie ben celebrate. Cambiare sentieri perché cambi la vita in casa, nelle nostre parrocchie, nel lavoro, nei rapporti con le persone. Tocca a ciascuno di noi mettersi in cammino: camminiamo con intelligenza, con tenacia, con il coraggio dei Magi verso Dio e verso i fratelli». E ha concluso ricordando che «nel Vangelo, Matteo non dice quanti erano i Magi e il loro nome. Quasi a dirci: sii tu uno di loro!».

«La bellezza della Chiesa si manifesti nella testimonianza gioiosa della nostra fede». Le parole di mons. Sacchi per la Solennità della Dedicazione della Cattedrale

«Ogni chiesa di pietra dovrebbe essere luogo dove Cristo ci attende per fare di noi una comunità di fratelli e sorelle che vivono il Vangelo. Qui siamo convocati per diventare Chiesa vivente, fatta di pietre vive tenute insieme dalla stessa fede e dalla stessa carità». Lo ha affermato questo pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica per la Solennità della Dedicazione della Cattedrale, avvenuta 911 anni fa. Hanno concelebrato il Vescovo emerito di Mondovì Mons. Pacomio, il Capitolo della Cattedrale e alcuni sacerdoti diocesani.
Mons. Sacchi ha iniziato la sua riflessione da una domanda: «dove abita Dio?». «Il vero tempio di Dio – ha spiegato – è Gesù Cristo. È lui che ci rivela la sua presenza e al tempo stesso ci chiama a diventare noi pure tempio di Dio. La preoccupazione di Gesù, infatti, non è primariamente quella di portarci al tempio ma di portare il tempio di Dio dentro di noi». «Se vuoi trovare Dio rientra in te stesso e lì lo troverai», ha proseguito mons. Sacchi, facendo riferimento all’insegnamento di Sant’Agostino. «Questa è una bella prospettiva – ha notato il Vescovo – purché non conduca certo a forme di intimismo religioso che ci estraniano dalla dimensione comunitaria».
«Se fossimo capaci di ascoltare il linguaggio delle pietre di una chiesa – ha osservato – ci sentiremmo ammonire: “Noi siamo unite, compaginate, ciascuna nel posto dove è stata voluta. E voi, che venite qui per formare la Chiesa viva con quale spirito vi riunite?”».
«È importante prendere coscienza che tutti insieme riuniti intorno all’altare del Signore realizziamo un’architettura meravigliosa in cui ciascuno come pietra viva dovrebbe gioire sapendo di concorrere alla bellezza di tutta la costruzione. Che importa se in alto o in basso, se si è nella chiave di volta o nell’oscurità delle fondazioni! Importa sapere che ciascuno dà e riceve, sostiene ed è sostenuto». «Il ruolo della chiesa materiale è importante perché richiama il senso profondo del nostro essere Chiesa, evitando anche il pericolo di rinchiuderci nel tempio perché alle volte c’è questa tentazione: ci troviamo, facciamo le nostre liturgie, ci autocompiaciamo e poi usciamo dalla porta e tutto finisce lì. Ma il Signore ci vuole per essere nel mondo suoi testimoni: qui incontriamo il Cristo risorto, qui facciamo esperienza di Lui ma poi siamo chiamati ad uscire fuori, per tradurre nella quotidianità l’esperienza che abbiamo vissuto. A che serve vivere delle belle liturgie se poi queste non si traducono in atti concreti di carità, di amore e di testimonianza?». «Chiediamo al Signore – ha concluso Mons. Sacchi – che la bellezza della Chiesa si manifesti non solo nelle pietre e nelle opere artistiche, che ci devono essere e devono essere curate perfettamente, ma soprattutto nella testimonianza gioiosa della nostra fede».

Nel corso della celebrazione eucaristica si è fatto memoria anche del XIX anniversario della morte di monsignor Carlo Cavalla, avvenuta il 4 gennaio 1999 quando era vescovo emerito di Casale Monferrato, diocesi che lo ebbe come pastore dal 1971 al 1995.

«Quelli del nuovo anno saranno giorni di grazia». Le parole di mons. Sacchi per la Solennità di Maria Madre di Dio

«La fede ci aiuta ad inoltrarci nel futuro e di sentire nel cuore una certezza: non siamo soli. Con noi cammina il Signore della storia e noi siamo nelle sue mani provvidenti e amorose». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata nel pomeriggio di oggi, 1° gennaio 2018, durante la celebrazione eucaristica presieduta in Cattedrale.
Mons. Sacchi ha iniziato la sua riflessione ricordando che nel primo giorno dell’anno ricorre la Giornata mondiale della pace giunta, nel 2018, alla 51ª edizione. «Quest’anno – ha ricordato il Vescovo – Papa Francesco incentra la sua attenzione sui migranti e sui rifugiati, “uomini e donne in cerca di pace”». «Il Papa ricorda che ci sono “250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati” che scappano da situazioni di fame, guerre e persecuzioni», ha proseguito mons. Sacchi, osservando che «a noi, quando sentiamo parlare di rifugiati e di migranti, viene l’orticaria. Ma se nei loro Paesi ci fosse il benessere, la pace, la tranquillità starebbero nelle loro case, nei loro territori. E anche noi se qui in Piemonte, nella nostra Italia, arrivassero la guerra, la carestia, la persecuzione, per spirito di sopravvivenza andremmo da un’altra parte, diventeremmo anche noi migranti». «Oggi, una preghiera particolare va a loro – rifugiati e migranti – ma soprattutto il nostro impegno, ad ogni livello, perché nel mondo, a cominciare da noi, ci sia più attenzione e sensibilità verso questo dramma del nostro tempo».
Nel primo giorno dell’anno, mons. Sacchi ha poi fatto accenno alla “liturgia laica” dei “pronostici” e degli “auguri”. «I pronostici cercano in qualche modo di fendere la cortina fumogena dell’inconoscibile, dell’imprevedibile, di ciò che ci sta davanti e non siamo in grado di pianificare e inquadrare nei nostri schemi, come spesso vogliamo fare. E, allora, ecco il ricorso a maghi, fattucchiere e alle stupidaggini degli oroscopi». «Gli auguri, invece, non toccano la conoscenza ma la volontà. Si vorrebbe per sé e per le persone che ci stanno a cuore quanto di più bello ci possa essere nella vita». Ma «se ci pensiamo bene, pronostici ed auguri soffrono di una sorta di impotenza, perché non sono in grado di modificare la nostra situazione creaturale». Per questo, «se ci pensiamo un po’, ci accorgiamo di quanto questa “liturgia laica” sia effimera. Ci occorre un’altra liturgia, quella che siamo qui a vivere insieme e che ci aiuta a camminare verso il futuro con un senso di speranza e di pace interiore».
«Il Dio che è entrato nel nostro tempo con l’Incarnazione è sempre con noi, non ci abbandona più. Ogni attimo, ogni giorno, anche il più umile e banale dei nostri giorni, è abitato dalla sua presenza». «Come saranno i giorni del nuovo anno che ci stanno davanti?», si è chiesto mons. Sacchi: «È certo che saranno giorni di grazia, questo è l’unico pronostico sicuro». Perché «siamo figli teneramente amati, nonostante le nostre fragilità e i nostri limiti. E ogni giorno che iniziamo, Dio rinnova per noi la grazia della vita e del suo amore». «Riusciremo ad interpretare la nostra vita secondo il pronostico e l’augurio della fede? Il Vangelo ci suggerisce due strade: quella della contemplazione e quella della celebrazione». L’esempio è quello di Maria che «meditava tutti gli avvenimenti nel suo cuore».

«Sia il nuovo anno un incontro di sguardi, quello di Dio e il nostro». Le parole di mons. Sacchi per la Solennità di Maria Madre di Dio

«Il nuovo anno deve vederci capaci di lasciarci guidare dallo sguardo di Dio e allo stesso tempo di contemplarlo, di dargli la nostra disponibilità. Allora sia il nuovo anno un incontro di sguardi, quello di Dio e il nostro». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica presieduta in Cattedrale nel pomeriggio dell’ultimo giorno del 2017. «È l’ora dei bilanci, dei propositi. Ma – ha osservato il Vescovo – soprattutto è l’ora del ringraziamento. È il giorno della gratitudine, che è un fiore piuttosto raro oggi».
«Ti ringraziamo, Signore, perché – ha proseguito mons. Sacchi – quest’anno ci hai fatto capire ancora più profondamente e lucidamente che la religione è prima ciò che Tu fai per noi che non ciò che noi facciamo per te. Ci hai fatto capire che prima di tutto c’è un Dio che ama e poi un Dio che è da amare. Questo Dio che è veramente Padre, Madre, Provvidenza. Un Dio tra noi, per noi, dentro di noi».
«Grazie, Signore, per questa comunità. Voi potete dire per la vostra comunità parrocchiale. Io posso dire grazie Signore per il regalo che mi hai fatto della comunità diocesana. Non una parrocchia ma un’intera diocesi». Una comunità, ha rilevato il Vescovo, «in cui, in fondo, ci si aiuta a crescere reciprocamente perché non possiamo vivere isolati gli uni dagli altri».
«Grazie per Papa Francesco – ha continuato – che con la sua parola e il suo insegnamento ci aiuta a non smarrire la strada nelle paludi della nostra difficile e complessa società. Papa Francesco ci aiuta a tornare all’autenticità e alla coerenza del Vangelo».
Mons. Sacchi ha poi evidenziato come «Dio, se lo cerchi, se lo accogli, ti illumina. Illumina la tua vita». E ha richiamato l’immagine «non tanto di un Dio che sorveglia ma piuttosto quella di un Padre che veglia. Si sorveglia in nome della Legge, si veglia in nome della tenerezza e dell’amore». Allora, «lo sguardo di Dio sotto il quale mettere il nuovo anno che domani si apre prima che uno sguardo di giudice è uno sguardo di amore, stupore, compassione, perdono. È lo sguardo di una persona che ti ama, che vuole accompagnarti nel tuo cammino, che ti illumina, che patisce con te, che soffre con te, che lotta con te. Che ti perdona, che desidera che tu ricominci la tua vita da capo, come il nuovo anno che si apre davanti a noi».
«Un anno – ha rilevato ancora mons. Sacchi – è poco nel corso di una vita ma è anche moltissimo. È la nostra storia giorno dopo giorno, scelta dopo scelta. Ci sono e ci saranno dei giorni di vento e tempesta, di rabbia e lacrime, di attesa e incontro, di solitudine e gioia. Ci sono e ci saranno giorni ricchi di amore che ci daranno forza per vivere tutti gli altri».
«Vi auguro – ha concluso il Vescovo – di vivere con intensità il presente, il duro quotidiano. Vi auguro di saper rendere straordinario l’ordinario. E se volete essere felici e far felici non lasciate non dette troppe parole d’amore. Non lasciate non vissuti troppi giorni d’amore».

«Il bello e il brutto della nostra vita gridano il bisogno di un Salvatore». Le parole di mons. Sacchi per il Natale

«I nostri affetti, i nostri desideri, le nostre aspirazioni, i nostri limiti, i nostri peccati, le nostre sconfitte, il nostro dolore, le nostre gioie… il bello e il brutto della nostra vita gridano il bisogno di un Salvatore. Perché nulla, e lo proviamo nella vita di tutti i giorni, ci soddisfa pienamente. Abbiamo bisogno di Uno che sia adeguato alla vastità del nostro desiderio». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica presieduta nel pomeriggio di Natale in Cattedrale. La messa solenne è stata concelebrata da mons. Luciano Pacomio, Vescovo emerito di Mondovì, e da alcuni sacerdoti della Diocesi.
«Se siamo obiettivi e ci guardiamo intorno, il Natale che abbiamo oggi non so quanto abbia di cristiano: musiche, luci…», ha osservato Mons. Sacchi richiamando invece «il desiderio di quel Bimbo misterioso che ci riempie di festa e di luce. Là dove luce e festa non ci sono». «In Lui – ha proseguito – non ci sono distinzioni di amore. Ama tutti e ciascuno senza limiti e ci dice: “Per te ho lasciato le Altezze dei Cieli per venire in una stalla e prendere la tua carne, per farti capire come Dio ti ama”». Davanti a quel Bambino, «contemplando in silenzio», ha suggerito il Vescovo, ognuno dovrebbe dire: «Sì, Bambino di Betlemme, Figlio di Dio, io ho bisogno di te. Non oso dirlo pubblicamente, né in casa né fuori. Non oso dirlo a mia moglie o a mio marito, ai miei figli, agli amici… Non oso dirlo, ma io ho bisogno di te. Non oso dire queste parole che sono dei bambini… Ma te le dico, o Dio di Betlemme, in questo Giorno Santo: io ho bisogno di te. Forse non ti conosco neppure o ti conosco poco. Conosco qualcosa che la Bibbia dice di te. Non conosco neppure la Dottrina, ma sento di avere bisogno di te. E so che posso trovarti nella mia comunità, nella nostra Chiesa, quando ci si incontra per l’Eucaristia».
«Dio è uno di noi», ha scandito Mons. Sacchi. «Un annuncio a cui si risponde in due modi: o l’accoglienza adorante del Mistero o il rifiuto e l’indifferenza. Non ci sono alternative, è una questione di fede». «Accogliamo il Signore Gesù – l’invito del Vescovo – perché davvero può cambiare la nostra vita».