Sabato 13 maggio al Sacro Cuore la Giornata con il mondo del lavoro

Si svolgerà sabato 13 maggio, presso l’Istituto Sacro Cuore di Casale Monferrato, la tradizionale Giornata di incontro di Mons. Vescovo e della Chiesa casalese con il mondo del lavoro. La mattinata, che prenderà il via alle 9, è organizzata dai Servizi diocesani per la Pastorale scolastica e per la Pastorale Sociale e Lavoro.
«L’incontro – spiegano i promotori – si colloca nella prospettiva della Settimana Sociale che si terrà a Cagliari nel prossimo ottobre e in vista del Sinodo su “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale” nel 2018». «I molti riferimenti di Papa Francesco nei sui discorsi e documenti – proseguono – richiamano la nostra attenzione ai giovani, ci sollecitano in quanto adulti a prenderci cura con doverosa dedizione del mondo giovanile, del suo oggi e del suo futuro, nel nostro essere compagni del loro cammino di crescita e di formazione anche al lavoro».
Dalle 9.30 si svolgeranno i laboratori, in gruppi di confronto, sui temi: la vocazione e la dignità personale, la formazione al lavoro, le competenze e capacità, opportunità, spazi e offerta di lavoro, il bene comune e lo sviluppo integrale di tutti. Alle 10.30, il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, presiederà la Celebrazione eucaristia a cui seguirà l’inaugurazione dei nuovi locali del CIOFS.

«È necessario sentirsi e vivere “da pastore”». Le parole di mons. Catella per l’ordinazione presbiterale di don Francesco Garis

«Lasciare a Dio l’iniziativa, il primo posto: lasciar fare a lui. Per questo, e solo per questo, si diventa un messaggero credibile». Lo ha affermato ieri sera il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica durante la quale ha conferito l’ordinazione presbiterale a don Francesco Garis.
Commentando le letture della quarta domenica di Pasqua (domenica del “Buon Pastore”), mons. Catella ha voluto evidenziare come «al prete, al vescovo sia necessario sentirsi e vivere “da pastore”». «Essere “pastore” al modo di Cristo – ha proseguito – è mettere a disposizione la pienezza della propria umanità perché possa divenire un “segno”, un “luogo” di manifestazione e di comunicazione della “condiscendenza” di Dio verso l’uomo (tutto l’uomo e tutti gli uomini)». Secondo mons. Catella il “pastore” è «un cristiano, un prete, uno che può passare la maggior parte della sua vita inosservato: una chiamata lo obbliga a uscire allo scoperto; per portare il Signore agli uomini, che per lo più sono orfani, perché lui per primo si lascia portare e condurre dal suo Signore».
Richiamando il magistero di Papa Francesco, mons. Vescovo ha ricordato come «il nostro sacerdote non è un burocrate o un anonimo funzionario dell’istituzione; non è consacrato a un ruolo impiegatizio, né è mosso dai criteri dell’efficienza» e «avendo accettato di non disporre di sé, non ha un’agenda da difendere, ma consegna ogni mattina al Signore il suo tempo per lasciarsi incontrare dalla gente e farsi incontro».
«Il nostro presbitero – ha aggiunto – con i suoi limiti, è uno che si gioca fino in fondo: nelle condizioni concrete in cui la vita e il ministero l’hanno posto, si offre con gratuità, con umiltà e gioia. Anche quando nessuno sembra accorgersene. Anche quando intuisce che, umanamente, forse nessuno lo ringrazierà a sufficienza del suo donarsi senza misura». «Carissimo don Francesco – ha concluso mons. Catella – prego con te la Vergine Santa, perché la sua intercessione ti custodisca accogliente e fedele. Insieme con i tuoi fratelli presbiteri possa tu portare a termine la corsa, il servizio che ti è stato affidato e con cui partecipi al mistero della Madre Chiesa».

Sabato 6 maggio mons. Catella ordina sacerdote don Francesco Garis

Sarà una vigilia della festa di Gesù Buon Pastore particolare quella che vivrà sabato 6 maggio la comunità diocesana di Casale Monferrato. Nella Cattedrale di Sant’Evasio, alle 21, infatti, Francesco Garis, giovane trentatreenne casalese che ha terminato gli studi presso il Seminario interdiocesano “Maria Vergine del Cenacolo” in Betania di Valmadonna (Al), sarà ordinato presbitero per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del Vescovo di Casale Monferrato, monsignor Alceste Catella. Don Francesco, per anni animatore delle attività giovanili nell’oratorio del Duomo e di san Domenico e attivo a fianco di amici sacerdoti e volontari dell’Operazione Mato Grosso, è laureato in scienze politiche con indirizzo sociale. Maturata in lui la vocazione al sacerdozio, con il consenso di mons. Catella, Francesco ha intrapreso gli studi, per il primo biennio, nel seminario peruviano di Pomallucay per poi diventare nel 2013 uno studente del seminario interdiocesano di Betania. Ordinato diacono il 21 maggio scorso, ha recentemente terminato il 6° anno di Teologia conseguendo il titolo di Baccalaureato.
Nel pomeriggio di sabato 6 maggio, don Francesco porterà la sua testimonianza alla festa diocesana dei giovani sul tema “Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” che si terrà dalle 17.30 presso l’oratorio del Duomo e di san Domenico a Casale.
La Chiesa di San Filippo – dove don Francesco domenica 7 maggio alle 10.30 celebrerà la sua “prima messa” – ospiterà dalle 17 di venerdì 5 maggio alle 18 di sabato 6 maggio l’Adorazione Eucaristica continuativa vocazionale.

«Gesù con la Parola e con l’Eucaristia è tra noi, con noi». Le parole di mons. Catella per la Pasqua

«Tutta la vita di Gesù spiegata dalle Scritture è riassunta e presente nella celebrazione eucaristica. Egli ormai ha dato tutto: è nel seno del Padre, ma con la Parola e con l’Eucaristia è tra noi, con noi, in mezzo a noi, fino alla fine dei secoli». Lo ha affermato oggi pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata nel corso del pontificale che ha presieduto in Cattedrale per la Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore. Nella sua riflessione, mons. Catella ha commentato «l’esperienza vissuta dai due discepoli di Emmaus». «I due discepoli stanno fuggendo da Gerusalemme», ha ricordato, rilevando che «fuggono la Croce, la morte, la sofferenza». «Se ne vanno con una tristezza indicibile», ha proseguito mons. Catella, perché «hanno perso il loro Maestro, il loro Profeta, e non c’è più, per loro, speranza». Ma lungo il cammino, «Gesù, il Risorto si accosta loro, fa strada con loro». E dopo averlo invitato a restare con loro, «proprio di fronte al “segno eucaristico” dello “spezzare il pane” – segno a cui li ha introdotti la spiegazione della Scrittura fatta da Gesù lungo la strada – proprio allora lo riconoscono». «Allora gli occhi dei due si aprono» e «di corsa, i due fuggiaschi rifanno il cammino verso Gerusalemme, ritornano dagli Undici, dalla comunità che ormai confessa: “Veramente il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (Lc 24,34)». «Carissimi – ha concluso il Vescovo – la comunione con Cristo si attua accogliendo l’annuncio delle Scritture e si compie in pienezza partecipando all’Eucaristia: qui abbiamo l’esperienza piena di Cristo, il massimo dell’incontro personale con Lui, Parola e Pane per la vita dell’uomo».

«Chiamati a vivere e a operare alla luce della Risurrezione». Le parole di mons. Catella nella Veglia Pasquale

«Noi, i battezzati, coloro che siamo morti e risorti con Cristo, siamo chiamati ad essere messaggeri e testimoni di questo fatto; siamo chiamati a vivere e ad operare alla luce della Risurrezione». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata sabato sera nel corso della Veglia Pasquale che ha presieduto in Cattedrale. In questa occasione, ha osservato mons. Catella, «troviamo il momento privilegiato per celebrare il Battesimo e per rinnovare la nostra fede battesimale».
«Nel Battesimo – ha aggiunto il Vescovo – il Signore entra nella nostra vita e vi entra per la porta del nostro cuore. E così noi non siamo più uno accanto all’altro o uno contro l’altro. Il Signore Gesù attraversa tutte queste porte; il Risorto viene a noi e congiunge la vita sua con la nostra, tenendoci dentro al fuoco del suo amore». «Le persone battezzate e credenti – ha ammonito mons. Catella – non sono, non possono essere, estranee l’una per l’altra; dato che la nostra identità è la medesima e ha i medesimi fondamenti: la stessa fede, la stessa speranza, lo stesso amore. Siamo in comunione a causa di questa nostra identità più profonda e più vera».
Durante la Veglia mons. Catella ha conferito a dodici tra bambini, giovani e adulti, i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana (Battesimo, Confermazione ed Eucaristia).

«Gesù sulla Croce domina attraendo». Le parole di mons. Catella per la Passione del Signore

«L’elevazione di Gesù sulla Croce è un’esaltazione regale nella quale – mentre il re innalzato domina imponendosi – Gesù domina attraendo; è polo d’attrazione della storia, rivelazione del senso dell’esistenza dell’uomo perché lì vi è il massimo dell’amore e della donazione e proprio per questo è redenzione e salvezza». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata questo pomeriggio durante l’Azione Liturgica nella Passione del Signore.
Nella sua riflessione, mons. Catella si è soffermato «su tre “temi” tipicamente giovannei: il tema della “gloria”, il tema della “esaltazione”/innalzamento, il tema dell’“ora”». «Dio – ha ricordato il Vescovo – ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio e mostra la sua gloria amando il mondo ed amandolo tramite il donare il suo Figlio mediante la Croce». «Dio si rivela nella sua gloriosa pienezza di amore attraverso la donazione totale che Gesù fa’ liberamente di sé per noi», ha proseguito mons. Catella, rilevando che «l’esaltazione, l’innalzamento che Gesù sperimenta non è quello del potere, dell’ascesa ad un trono; la sua esaltazione è l’innalzamento sulla Croce». Questo è il momento nel quale è «davvero scoccata la sua “ora”; l’ora più importante e significativa della storia».
«Quella “gloria” così paradossale e drammatica può entrare nel cuore e nella vita degli uomini, può diffondersi, può trasformare le paure e le timidezze. Quegli uomini e quelle donne prendono coraggio e si fanno avanti per chiedere di portare via il corpo di Gesù e degnamente onorarlo», ha concluso il Vescovo, osservando che «cento libbre di mirra e di aloe sono una quantità eccessiva e dicono di una generosità spropositata; dicono rimpianto, venerazione, novità di vita, coraggio, servizio amoroso».

«Gesù ci insegna la bellezza di essere servi». Le parole di mons. Catella nella Messa “In Coena Domini”

«Colui che è Signore e maestro si alza da tavola e ci insegna la bellezza di essere servi». Lavare i piedi dei discepoli è un «gesto così lontano dalla nostra cultura, dal nostro modo di vivere, dai nostri rapporti quotidiani» che «ci apre lo sguardo sull’amore folle di Dio. Ecco perché – come dice Gesù – non possiamo capire questo gesto: è folle perché è totalmente gratuito. E tutto ciò che è folle e gratuito, può solo essere accolto come dono nella nostra vita». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata questo pomeriggio durante la Messa “In Coena Domini” presieduta in Cattedrale.
Commentando il brano evangelico dell’ultima cena, mons. Catella ha osservato che i gesti compiuti da Gesù «non sono fatti per rimanere in quella sala del banchetto, su di una mensa o ai piedi dei discepoli. E nemmeno possono restare soltanto stupita memoria del cuore». «Da quella mensa e da quei discepoli – ha proseguito – quei gesti ripartono, devono ripartire, come ininterrotto cammino lungo la storia, per fermarsi sulla mensa e ai piedi di ogni uomo». «E a quei piedi, se sapremo inginocchiarci – ha concluso il Vescovo – scopriremo accanto a noi il Signore e lui ci insegnerà a lavarli e ad asciugarli, con la stessa tenerezza ed umiltà con cui ha lavato ed asciugato, in quella notte e in quella cena, i piedi dei suoi discepoli».

«L’olio della misericordia fa diffondere il profumo di Cristo». Le parole di mons. Catella nella Messa Crismale

«Tutti noi cristiani siamo fortificati da quest’olio, siamo unti con l’olio profumato del crisma per una missione profetica, sacerdotale e regale, siamo curati nella fatica di vivere nel momento dell’estrema sofferenza». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata questa mattina durante la Messa Crismale presieduta in Cattedrale. Commentando le letture proclamate nel corso della celebrazione eucaristica, Mons. Catella si è soffermato sulla «triplice funzione dell’olio della misericordia, che fa diffondere il profumo di Cristo». «L’olio dei catecumeni – ha spiegato – è il volto combattivo della misericordia che ci è donata. La misericordia non è un colpo di spugna, non è un facile condono, non è una cosmesi del male, ma un balsamo per la lotta, per vivere la vita in modo agonistico, militante, combattivo». «L’olio del crisma – ha proseguito – fa la Chiesa: ma non costruisce una Chiesa di soli individui, perché il Battesimo ci introduce nella comunità ecclesiale; non può fare una Chiesa particolarista, perché la Cresima ci introduce nella Chiesa più grande; non ci consente di essere consacrati nell’Ordine presbiterale ed episcopale, per trovare il nostro orticello, o la ricerca di un proprio progetto». Infine «l’olio degli infermi» che «oggi non può essere che l’olio della guarigione delle malattie che affliggono il corpo e l’anima». « C’è una folla immensa che chiede di essere consolata, capita, amata; c’è una sofferenza pervasiva dell’anima che non trova ascolto, compassione, prossimità e trapana lo spirito della nostra società del benessere», ha aggiunto il Vescovo, ricordando che «l’olio degli infermi è il balsamo della misericordia per questa umanità piagata».

«L’amore genera sempre la vita»

«Pasqua sia sentire e vivere con Qualcuno che cammina insieme con noi». È l’augurio espresso da Mons. Alceste Catella per la Santa Pasqua nel videomessaggio con cui «desidero entrare nelle vostre case, carissimi, non per invadere la vostra intimità, né per valutare o giudicare qualcosa o qualcuno. Desidero, invece, condividere le vostre gioie e le vostre sofferenze». Per la sua riflessione, il Vescovo richiama l’episodio dei discepoli di Emmaus narrato dall’evangelista Luca. Lungo la strada che da Gerusalemme va verso Emmaus, «Qualcuno si è avvicinato a loro, e quel Qualcuno è Gesù». Così, dopo i giorni di disperazione e tristezza per «la condanna immeritata e ingiusta, la morte atroce e la sepoltura» di Gesù, i due – osserva Mons. Catella – sperimentano «che la vita può avere senso, che l’amore può illuminare di senso la vita, che l’amore genera sempre la vita». «La Pasqua – conclude il Vescovo – è Qualcuno che conosce bene la nostra situazione e la nostra condizione umana, si affianca a noi, cammina con noi, immette vita là dove sembra non essercene, immette speranza là dove sembra che non ce ne sia più, apre possibilità di cammino, di progetto, di rinnovamento là dove sembra che più niente sia più possibile».

«Il Vangelo della croce fa passare dalla disperazione alla speranza». Le parole di mons. Catella per la Domenica delle Palme

«Il “vangelo” della croce fa passare dalla disperazione alla speranza, dalla solitudine all’amicizia, dalla tristezza alla gioia, dalla debolezza alla potenza». Lo ha affermato questa mattina il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata durante la celebrazione eucaristica per la Domenica delle Palme. «In questa domenica ci è proposto un incontro scomodo, quello con la Croce; una realtà che può suscitare una certa reazione di disagio e di ripulsa», ha osservato il Vescovo, rilevando che «quando si parla del messaggio cristiano, non c’è tuttavia parola che sia tanto spesso ripetuta: il segno della croce ci è stato impresso sulla fronte fin dal momento del nostro Battesimo e poi verrà rinnovato quando riceveremo la Cresima; quando riceviamo una benedizione è tracciato il segno della croce; il segno della croce è uno dei primi gesti – e spero che sia ancora così, cari genitori – che nelle famiglie cristiane viene insegnato ai bambini».
«Probabilmente – ha proseguito mons. Catella – il termine “Croce” ci mette istintivamente sulla difensiva: il messaggio cristiano è bello, è interessante, per tanti aspetti è condivisibile…, ma la croce!». E invece, «seguire Gesù significa “caricarsi della Croce”». Ma, «se si guarda solo al portar la croce”, alla vita che è “tutta una croce”…, si ha quella forma di religiosità che che si potrebbe chiamare il cristianesimo “dei sospiri”. C’è un altro elemento che rende il cristianesimo esperienza autenticamente liberante: è la proclamazione del fatto che la morte di Gesù in Croce è stata vinta dalla vita». «Il vero significato della Croce – ha concluso – è la forza di Dio che si rivela in Gesù crocifisso e risorto».