Enti ecclesiastici – Imu: il Vicario Generale, «né privilegi né discriminazioni»

Dopo aver riflettuto ed essermi confrontato con chi di dovere, ho deciso di intervenire nel dibattito in corso con alcune brevi considerazioni senza entrare nei dettagli tecnici della questione che lascio agli esperti di diritto tributario. Ecco le considerazioni.

  • La Chiesa nelle sue articolazioni non vuole in alcun modo sottrarsi al pagamento delle imposte allorché risultino inequivocabilmente dovute in base alla vigente normativa.
  • Le prassi differenziate dei Comuni e la non omogenea giurisprudenza in materia di Enti ecclesiastici e delle attività da loro svolte fanno supporre una non sufficiente chiarezza/completezza della normativa tributaria che disciplina questo settore.
  • La prassi dell’attuale Amministrazione della Città di Casale Monferrato o, per lo meno, di alcuni suoi settori strategici, nei confronti degli Enti ecclesiastici e delle loro attività – solitamente di carattere socio-assistenziale e quindi di supporto alle tante, sempre più numerose persone/famiglie che vivono situazioni di disagio – fin’ora non è stata: «Nel dubbio normativo, dialogo con il potenziale contribuente, cerco di appurare come stanno le cose e solo dopo, se ci sono i presupposti, emetto l’avviso di accertamento» ma è stata: «Nel dubbio normativo, non dialogo ed esigo l’immediato pagamento dell’imposta, fermo restando per il contribuente il diritto di esperire ricorso dinnanzi alle autorità competenti in materia». Ora, per molti – e lo dico con dispiacere – diventa sempre più difficile non vedere dietro una simile prassi – che mette a dura prova la sopravvivenza dei predetti Enti – una precisa scelta di carattere ideologico, il ritorno di un mai morto – e, se così fosse, becero e miope – anticlericalismo, il volto concreto della massima giolittiana: «Le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici». Ricordo che i miei maestri di diritto mi hanno sempre insegnato che il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra amata Costituzione è violato non solo quando vengono trattate in modo diverso situazioni uguali ma anche quando vengono trattate in modo uguale situazioni diverse.

Concludo formulando l’auspicio che la cordialità istituzionale, il dialogo franco e la fattiva collaborazione che hanno sempre ispirato – e tutt’ora ispirano, in altri settori (penso, per esempio, a quello culturale così come a quello dell’inclusione sociale) – le relazioni Comune-Diocesi possano, anche in ambito tributario, tornare, fin da domani, ad affermarsi in pienezza per il bene dell’intera comunità.

Don Giampio Devasini, Vicario Generale

Due nuove nomine per don Cassano e don Busto

don Giampaolo Cassano

Con decreto del Vescovo in data 1-5-2018 il M. Rev. Prof. don Giampaolo Cassano è stato nominato Canonico Onorario della Chiesa Cattedrale di Casale Monferrato.

 

 

 

 

 

 

don Paolo Busto

Con decreto del Vescovo dell’8 maggio 2018 il Vescovo ha nominato il M. Rev. Mons. Can. Pier Paolo Busto Responsabile per le Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Casale Monferrato.

L’incarico ha la durata di tre anni.

Sabato 5 maggio la festa di “ConTEsto Live – Forum dei giovani”

Il cammino di “ConTEsto Live – Forum dei giovani della Diocesi di Casale Monferrato”, progetto promosso dal Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile ispirato dall’itinerario di preparazione al Sinodo sui Giovani indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2018, vivrà sabato 5 maggio il suo culmine.

Al Mercato Pavia di Casale Monferrato – in piazza Castello – è in programma un evento che coinvolgerà i giovani del territorio dal primo pomeriggio a tarda serata.

“Quella di sabato 5 maggio – spiega don Marco Durando, responsabile del Servizio diocesano di pastorale giovanile e vocazionale – desidera essere una festa dove i protagonisti sono i giovani; pensata con loro e per loro; dove la città è per loro, lo spazio e il tempo è a loro disposizione”. “Una giornata di festa – aggiunge – in cui poter raccogliere il lavoro svolto nei precedenti incontri e lasciare un messaggio finale a tutti i giovani, agli adulti, alla Chiesa locale e alla città di Casale Monferrato”.

L’evento del 5 maggio arriva infatti a conclusione di tre mesi dedicati all’ascolto dei giovani, attraverso incontri che si sono svolti in tutte le classi degli Istituti superiori e professionali della città e del territorio diocesano. Per questo, il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, sottolinea come ci sia stato “un grande sforzo di tempo ed energie messe in campo col desiderio di ascoltare i giovani e calarci nel loro contesto, convinti che abbiano molto da dirci; per far percepire ai giovani che ci stanno a cuore e per aiutare gli adulti a comprendere che dobbiamo per prima cosa metterci in discussione noi se vogliamo davvero costruire un futuro migliore per le giovani generazioni, dando loro voce e spazio, convinti che il mondo di oggi non è migliore o peggiore di quello di ieri, ma semplicemente diverso”.

ALCUNI NUMERI

Per “ConTEsto Live – Forum dei giovani della Diocesi di Casale Monferrato” sono stati raggiunti più di 2500 adolescenti, in 150 classi scolastiche e 150 ore di attività grazie alle quali sono stati provocati e ascoltati sui loro sogni e sui loro desideri.
Il 24 marzo scorso, poi, all’Auditorium San Filippo si è tenuta una mattinata a cui hanno partecipato 450 giovani che si sono confrontati su temi che li coinvolgono nel presente e nel loro futuro: bullismo ed emarginazione, scuola che prepara al futuro, immigrazione e povertà diffusa, famiglia e confronto generazionale, fede personale e Chiesa.
Parallelamente si è tenuto un corso di formazione con 250 adolescenti degli oratori diocesani per crescere nel servizio e nella responsabilità.
Una buona parte di tutti i giovani coinvolti in questi mesi sarà presente e protagonista della grande festa nel cuore della città di Casale, al Mercato Pavia.

IL PROGRAMMA DELLA FESTA

“ConTEsto Live” prenderà il via alle 16. In programma diverse attività, tra cui un “flash mob”, una “caccia al tesoro”, un “contest fotografico”, una “gara di rap”. E poi spazi creativi, un’area giochi…
Dalle 19.30 le esibizioni artistiche di alcuni gruppi giovanili. Sul palco saliranno “Mente e corpo”, “Daniel Bucur”, “Sogno ribelle”, “I ragazzi di via Trino”, Lorenzo M., e il laboratorio teatrale dell’Istituto Balbo diretto da Maria Paola Casorelli.
Per le 21.30 è previsto il saluto di Mons. Vescovo e delle autorità cittadine.
Poi, dalle 22 Dj set con dj Lorenzo, dj Cristian Tanz e dj Erik Stefler. Con tutti e tre vocalist Alessandro Morbelli.
Conclusione prevista per le 24.

La festa di “ConTEsto Live – Forum dei giovani della Diocesi di Casale Monferrato” è organizzata in collaborazione con il Comune di Casale Monferrato che ha messo a disposizione gratuitamente lo spazio del Mercato Pavia.

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«Con la nostra vita rendiamo credibile la fede nel Risorto». Le parole di mons. Sacchi per la Pasqua

«Se crediamo in Cristo risorto, come possiamo rendere credibile la nostra fede in lui? Credo che la risposta sia una sola: con la nostra vita. Non potremmo certamente metterci a discutere e a dimostrare la Resurrezione. Nessuno di noi può fare questo. L’unica via è quella della nostra gioia, del nostro amore, della nostra vita che diventa una testimonianza». Lo ha affermato oggi pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata nel corso del pontificale che ha presieduto in Cattedrale per la Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore.
Dopo aver ricordato che «siamo riuniti tutti insieme in questo Santo giorno di Pasqua per celebrare l’evento fondamentale della nostra fede: Cristo risorto e la sua vittoria sulla morte», il Vescovo ha notato che «questo annuncio è il centro del Cristianesimo, ma una domanda dobbiamo farci: se la vittoria di Cristo sulla morte è credibile e in che misura siamo dei credenti veri». «L’annuncio della Resurrezione di Cristo non è così semplice da accettare ma è la questione discriminante: o crediamo o non crediamo che Cristo è risorto. E questo ci cambia la vita». Ma, ha continuato, «non basta una tomba vuota per definire la Resurrezione. Che prove abbiamo per fare un annuncio così sconvolgente e inaudito?». «I discepoli – ha spiegato – non hanno assistito alla Resurrezione, nessuno è stato testimone diretto di quel che è accaduto in quella tomba». «I discepoli ci parlano solo del dopo», degli «incontri con il Risorto», ha aggiunto, osservando che nei Vangeli «il Gesù che ci viene mostrato non è il trionfatore, circondato di gloria ma un uomo umanissimo, quasi vulnerabile, indifeso». «I segni che mostra non sono quelli del potere, della gloria, ma sono i segni della Passione, le sue ferite che chiede di guardare e toccare». «È davvero bella e toccante – ha osservato mons. Sacchi – questa tenerezza del Risorto che ci chiede amore, che vuole guarire le nostre ferite mostrandoci le sue. Ai suoi amici è andato incontro così, non con effetti speciali ma con i suoi sentimenti umani, profondamente umani, dell’amicizia e dell’amore». «La prima ragione per credere ai discepoli» è dunque «l’immagine che ci hanno trasmesso di Gesù risorto». Inoltre, crediamo ai discepoli «perché la loro vita è completamente cambiata» dall’incontro con il Risorto. Infatti, «io sono disposto a dare la vita non per uno che è morto, ma per un vivente, uno che so vivo e sento vicino a me, che mi può cambiare e salvare la vita».
Il Vescovo poi ha posto una seconda questione: «crediamo noi nel Cristo risorto? Se ci fermiamo solo alle affermazioni che possiamo fare con le nostre labbra, non ci sarebbe problema. Ma la fede non è fatta solo di parole; è in gioco la vita». Capendo che «l’amore per quanto vulnerabile e perdente, esce vincitore da tutte le prove come è stato l’amore di Gesù», «ciascuno di noi dovrebbe vivere la fede in modo così convinto e coinvolgente da suscitare domande in chi ci incontra». «I primi cristiani portavano stampata in volto la notizia della Resurrezione. E noi, sul nostro volto, che cosa portiamo stampato?». «Senza di lui – ha concluso – non possiamo vivere. E senza di lui non possiamo essere testimoni di speranza e di vita, di cui il mondo oggi ha tanto bisogno».

«Agganciamo l’aratro della vita alla stella di Pasqua». Le parole di mons. Sacchi nella Veglia Pasquale

«Occorre agganciare l’aratro della vita alla stella di Pasqua». È l’esortazione espressa – richiamando il proverbio africano “Bisogna agganciare l’aratro ad una stella” – dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata sabato sera nel corso della Veglia Pasquale che ha presieduto in Cattedrale. «Già ora siamo risorti con Cristo se lasciamo che il suo amore e la sua presenza entrino nella nostra vita per trasformarla», ha aggiunto, spiegando che «il dono che Cristo ci fa non è la salvezza dalla morte: noi siamo e restiamo mortali. Il dono è la salvezza nella morte». «La morte non ha vinto e non vince. Mai», ha scandito il Vescovo. Perché «la morte non è l’ultima parola sull’uomo. L’ultima parola sull’uomo e sul mondo non è il venerdì Santo, non è la malattia, il tumore, la guerra, l’ingiustizia, ma è pace, giustizia perdono, vita eterna, un mondo diverso, il paradiso». «La resurrezione – ha evidenziato il Vescovo – non è soltanto un fatto avvenuto, un fatto che riguarda Gesù, ma un fatto che avviene e che avverrà per tutti: questa è la speranza cristiana».
Mons. Sacchi ha iniziato la sua omelia proponendo il racconto “Non succede nulla…” di don Alessandro Pronzato, sacerdote di origine monferrina, nel quale si ripercorre cosa succedeva in paese rispetto alle differenze tra uomini e donne nel celebrare la Pasqua. Il racconto si conclude con la moglie che convince il marito a “fare Pasqua” intanto «male non ti fa… E poi non succede niente, sta’ tranquillo: mica crolla il mondo!». «Invece, sì», ha commentato il Vescovo: «A Pasqua crolla il mondo. A Pasqua succede la fine del mondo (il finimondo!). Se si “fa Pasqua”, niente più va avanti come prima. Tutto cambia».
«La forza della resurrezione deve agire ai centro del nostro essere, al centro della nostra libertà, al centro della nostra vita delle nostre scelte», ha ammonito mons. Sacchi. Poi la citazione di san Serafino di Sarov (il san Francesco della chiesa ortodossa) che salutava sempre chi incontrava con queste parole: “Mia gioia, Cristo è veramente risorto”. «Lui – ha osservato mons. Sacchi – riusciva a trasferire nel quotidiano, nei rapporti personali, tutta l’energia pasquale». Anche a ciascuno di noi è chiesto questo: vivere capaci di credere nella resurrezione, vivere a partire dalla resurrezione. Vivere capaci di amare come Cristo ci ha amati: fino in fondo. Vivere capaci di sperare in Dio, sempre. E allora sarà Pasqua e allora la nostra vita sarà sempre un continuo risorgere fino al giorno in cui anche per noi si compirà la resurrezione alla vita immortale».
Durante la Veglia, mons. Sacchi ha conferito il Sacramento della Confermazione ad una giovane e a due giovani, uno dei quali ha ricevuto anche per la prima volta l’Eucaristia.

«Un senso nuovo alla nostra vita»

«La Pasqua è un evento straordinario» avvenuta «il primo giorno dopo il sabato, il primo di una creazione nuova». È quanto ricorda mons. Gianni Sacchi, Vescovo di Casale Monferrato, nel videomessaggio di Auguri per la Pasqua. «Tutto è iniziato 2000 anni fa – osserva il Vescovo – con un evento che ha cambiato il corso della vita delle uomini e, soprattutto, il corso della storia».
Cristo Gesu, il Risorto, «ci mette – come sempre – a disposizione i grandi doni pasquali». «Innanzitutto – spiega mons. Sacchi – la sua vita, la vita che sconfigge la morte, ogni morte». Poi c’è «il dono della sua vittoria. Ci dà la forza per vincere ogni egoismo, ogni chiusura. Ci dà la forza per vincere tutte le nostre superficialità, per lottare per un mondo migliore». Gesù Risorto porta anche «la pace, costruita davvero su rapporti umani più sinceri, più intensi. La pace del Risorto è la pace di cui tante volte abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di essere pacificati». E poi «lo Spirito Santo, che è il dono della vita. Lo spirito che crea la vita. Dio vivificante entra dentro di noi e ci trasforma». Gesù inoltre «ci dà il suo perdono, ci fa il dono del perdono che è ciò che trasforma la nostra vita. Siamo perdonati da lui per essere capaci di perdonare gli altri». Infine, «la fede. Credere nella Risurrezione è un grande atto di fede. Ma la fede è amore, è affidarci, è metterci nelle mani di Qualcunaltro che è capace di cambiare la nostra vita, le nostre relazioni. La fede ci fa sentire Dio come Amore, che entra nella nostra vita e dà un senso nuovo alla nostra vita, alla nostra storia». «Questo è il dono pasquale che ci porta Gesù», conclude mons. Sacchi, augurando «a tutte le famiglie della nostra Diocesi, a tutte le persone – che vivono magari un momento di oscurità, di difficoltà – di accogliere la luce che ci viene dalla Risurrezione di Gesù. Gesù Risorto è con noi, cammina al nostro fianco. E ogni domenica, Pasqua della Settimana, quando spezziamo il pane Lui è lì con noi, pronto a scaldare il nostro cuore e la nostra vita».

«La croce di Gesù non ci porta alla morte ma alla vita». Le parole di mons. Sacchi alla Via Crucis cittadina

«Abbiamo compiuto il nostro cammino della Via della Croce. Lo abbiamo fatto percorrendo le strade della nostra città, quasi simbolicamente ad accogliere le croci che ci sono. Abbiamo voluto fare questo percorso della Via Crucis lungo le vie del centro cittadino per mettere le nostre croci insieme a quella di Gesù. E noi sappiamo che la sua croce non ci porta alla morte ma alla vita». Lo ha affermato questa sera il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nella sua meditazione al termine della Via Crucis cittadina, rito con cui si è concluso il Venerdì Santo. «Apparentemente c’è la morte, il dolore, la sofferenza – ha osservato il Vescovo – ma tutto si apre alla vita» perché «quel corpo nelle viscere della terra è come il chicco che riposa in attesa di esplodere come un germoglio. La morte pare che abbia avuto la sua vittoria, ma la vita si prepara a risorgere».
Mons. Sacchi ha terminato la sua riflessione con una preghiera:
«Questa sera Ti presentiamo, Signore, le attese e le speranze degli uomini.
Ti presentiamo il nostro anelito e il nostro bisogno di un mondo più giusto e più umano.
Ti presentiamo il nostro desiderio di pace, la nostra stanchezza dinanzi al male che talvolta pare che stia a circondarci ed a stringerci.
Ti presentiamo tutti i segni di speranza e di vita presenti nel nostro mondo, tutti quelli che testimoniano un modo diverso di vivere: profeti del Regno che fanno dell’amore, della giustizia e della pace la loro vita quotidiana.
Ti presentiamo tutti quelli che pongono in questa storia i segni del tuo Regno, i credenti in Te e tutti gli uomini di buona volontà che si oppongono al male, ad ogni forma di male.
Ti presentiamo i bambini che nascono e che crescono, i ragazzi che si aprono alla vita, gli adulti che non demordono nel vivere con responsabilità e forza i valori più nobili del cuore umano e del tuo Vangelo.
Ti presentiamo tutti i puri di cuore, tutti i misericordiosi, tutti i miti, quelli che piangono e non cercano vendetta, tutti gli operatori di pace, tutti gli affamati di giustizia, tutti i perseguitati a causa della loro fede evangelica.
Ti presentiamo l’ultima speranza di chi muore reclinandosi sul tuo petto, desiderando il tuo volto.
Ti presentiamo tutti ciò che è bello in questo mondo, tutto ciò che è vero e buono nell’umanità.
Illumina i semi di bontà e bellezza sparsi nel nostro mondo, quelli vivi nel nostro cuore: illuminali con la luce della tua Croce, con la speranza della tua Resurrezione, perché crescano e trasformino questo mondo nella direzione del tuo Regno che ti supplichiamo che venga presto in mezzo a noi».

«Gesù ci insegna a consegnarci al Padre». Le parole di mons. Sacchi per la Passione del Signore

«Chiuso il libro del Vangelo, che cosa ascoltiamo nel silenzio se non un battito del tuo cuore di Dio? Il tuo cuore, Gesù Cristo, ha condiviso la sorte di noi uomini. Sei morto in un grido e fino a questo punto è giunta la tua passione! Il pathos di Dio per l’uomo». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata questo pomeriggio durante l’Azione Liturgica nella Passione del Signore. La riflessione di mons. Sacchi è partita richiamando le parole della scrittrice contemporanea Donata Doni nella poesia “Solo il silenzio”: «Solo il silenzio Ti adora / nella misura della Tua grandezza. / Il silenzio del mare, della notte, / lo stupore dei fiori, delle rocce. / Il silenzio di questo cuore umano / che ascolta smarrito / il battito del Tuo cuore di Dio».
Dopo aver ricordato che «per Gesù la morte è un nemico, una prova, non un dono. E fa paura», il Vescovo ha osservato che «il tuo cuore, Gesù, aveva paura come il cuore di tutti noi. E se non fosse stato così, la salvezza sarebbe stata solo per i forti, gli impassibili, per gli eroi». «Invece – ha proseguito – Tu hai condiviso tutto di noi. E noi ci misuriamo con il male, con lo scandalo del dolore e della sofferenza. Ma sentiamo con emozione di averti compagno in questo nostro cammino». «Quel grido in cui sei morto non è mancanza di fede – “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” – ma una richiesta a Dio che ci sia vicino. Lui, che ha il potere di far tacere l’ultima sua nemica, la morte». «Gesù – ha rilevato il Vescovo – è nostro compagno nel grido e anche nell’affidamento. Ci insegna a consegnarci al Padre, che non smentirà mai le sue promesse».
«Il suo – ha aggiunto – è stato un battito di passione». «La passione dell’amore», secondo la definizione di Origene. «Questa sera – ha concluso mons. Sacchi – abbiamo ascoltato il battito del tuo cuore, o Dio, il battito della passione per ciascuno di noi, per la nostra terra, per la nostra umanità».

«La fede se non diventa solidarietà, servizio non è fede cristiana». Le parole di mons. Sacchi nella Messa “In Coena Domini”

«Gesù con il dono della sua vita ci insegna una logica diversa dove la fede se non diventa carità, solidarietà, servizio non è fede cristiana». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, pronunciata ieri pomeriggio durante la Messa “In Coena Domini” presieduta in Cattedrale.
Commentando il brano tratto dal Vangelo di Giovanni nel quale viene raccontato quanto accaduto la sera dell’Ultima Cena, la sera in cui «si celebra la follia di un amore, l’amore di Dio per noi», mons. Sacchi ha rilevato che, oggi come allora, «Gesù si consegna a noi, alle nostre mani per insegnarci a consegnarci, a nostra volta, ai fratelli». Dal ritrovamento tra i dottori del tempio dopo lo smarrimento alle sue parole sulla Croce, «la vita di Gesù – ha osservato – è stata un continuo consegnarsi alla volontà del Padre. Tutta la sua vita è stata spesa in un totale abbandono alla volontà del Padre».
Il Vescovo ha poi evidenziato come nell’Eucaristia si ripeta «il suo continuo consegnarsi attraverso la storia nelle nostre fragili mani, mani di peccato e di santità, mani festose che agitano i rami di ulivo e che diventano capaci di inchiodare sulla croce».
«Dio – ha aggiunto mons. Sacchi – si consegna come boccone di pane nelle nostre mani. E dal nostro cuore stupito, grato, commosso, scaturisce anche il sentimento dell’indegnità per un dono tanto stupendo e infinito». Ma «questa intimità con Gesù deve anche tradursi in un impegno concreto nella nostra vita di credenti», ha ammonito, rilevando come «spesso è più facile ripetere la presenza eucaristica piuttosto che la presenza della carità». Invece, ognuno è chiamato a «fare della propria vita un dono». Anche perché «se prevale la logica dell’egoismo, del salvare e pensare solo a se stessi, costruiremo solo muri o barriere».
«Gesù si consegna a me, perché io sappia consegnarmi agli altri», ha ribadito il Vescovo. E ci insegna che «la vita è fatta per essere donata per andare più lontano, la vita quando la si conserva per sé la si soffoca. Una vita che si dà perché il mondo non sia più come prima fa miracoli».

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra». Le parole di mons. Sacchi nella Messa Crismale

«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra, all’amore per questa diocesi, per le nostre comunità”. Siate «testimoni di amore con dedizione, vita spesa al servizio della nostra gente». È l’esortazione rivolta dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, ai sacerdoti diocesani nell’omelia pronunciata ieri sera durante la Messa Crismale presieduta in Cattedrale. Il rito è stato concelebrato anche dal vescovo emerito di Casale, mons. Alceste Catella. Rivolgendosi al suo predecessore, mons. Sacchi così si è espresso: «Caro vescovo Alceste, hai servito questa Chiesa per nove anni. Sei stato padre di questo presbiterio ed è giusto che tu sia qui in questa Eucaristia così significativa per tutti noi consacrati. Grazie per la tua presenza».
Dopo aver ricordato che «tutti i battezzati partecipano del sacerdozio regale di Cristo», mons. Sacchi ha sottolineato che «noi presbiteri siamo resi partecipi in un modo unico e singolare del sacerdozio di Cristo, che ci ha chiamati ad essere segno vivo della sua presenza di pastore in mezzo al suo popolo». In questi cinque mesi dal suo ingresso in diocesi, il Vescovo ha «incontrato e conosciuto la maggior parte di voi, cari fratelli sacerdoti». «A noi – ha osservato – fragili vasi di argilla, è stato fatto il dono straordinario del sacerdozio». Un dono che «avvolge e coinvolge tutto il nostro essere e agire, tutto il tempo delle nostre giornate, tutte le dimensioni della nostra vita».
«La nostra gente, a cui siamo stati mandati, non desidera uomini perfetti o angeli del Paradiso. Desidera – ha aggiunto – uomini che sono in cammino e che mostrano con chiarezza la bellezza e la gioia di essere sacerdoti che si vogliono bene tra di loro, che si aiutano. Uomini che sono degli innamorati solo di Cristo. Perché solo chi vive intensamente questa dimensione dell’amore al Maestro diventa attrattivo e credibile». E poi ha ammonito: «Non siamo preti part-time e neanche dalla doppia vita». «Siamo dei consacrati, apparteniamo a Lui in ogni situazione dell’esistenza, sicuri di non essere mai lasciati a noi stessi».
«In questa celebrazione – ha concluso mons. Sacchi – Prego perché il nostro presbiterio sia a totale servizio del popolo di Dio, capace di uno sguardo particolare sulla Chiesa e attento ai cambiamenti in atto».