Presentato “ConTEsto Live – Forum Giovani​”

Dare la possibilità ai giovani di far sentire la propria voce raccogliendo i loro pensieri riguardo i percorsi di istruzione e formazione, i timori sul futuro lavorativo, le speranze per una società più evoluta, i progetti di vita e famiglia, tutto quello che riguarda la realizzazione dei loro desideri. È questo il significato del progetto “ConTEsto Live – Forum Giovani​”, che il Servizio per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Casale Monferrato propone nel cammino di preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi (ottobre 2018) dedicato da Papa Francesco proprio al tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Il progetto è stato presentato nella mattinata di martedì 13 febbraio 2018, presso la sala Carlo Cavalla della Curia Vescovile, nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti mons. Gianni Sacchi, Vescovo di Casale Monferrato, don Marco Durando, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale dei Giovani e Direttore del Centro diocesano vocazioni, e Ornella Caprioglio, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Casale Monferrato.
Dal mese di febbraio e fino all’evento conclusivo che si terrà sabato 5 maggio a Casale Monferrato, nell’ambito di “ConTEsto Live – Forum Giovani” verranno organizzati momenti specifici di ascolto e di dialogo con i giovani presso gli Istituti superiori cittadini e nelle unità pastorali della Diocesi. L’intenzione è quella che questi momenti – incontri ed evento – coinvolgano davvero tutti i giovani offrendo opportunità di crescita e formazione, di riflessione e relazioni.
Nei giorni della 72ª Mostra di San Giuseppe (16-25 marzo), oltre alla presenza di alcuni volontari che promuoveranno l’evento del 5 maggio, ai giovani sarà offerta l’opportunità di essere ascoltati e incontrare coetanei della città e del Monferrato. In quel contesto verrà anche proposta un’iniziativa con la partecipazione di un testimone per approfondire il tema “sogni e desideri per il prossimo futuro”.
L’evento in programma per il 5 maggio, per il quale è stato richiesto il patrocinio e la collaborazione del Comune di Casale Monferrato, avrà inizio nel pomeriggio con un grande “concorso” che vedrà la partecipazione di tutti i giovani iscritti, un pre-serata e serata con performance ed esibizioni di gruppi giovanili locali e l’intervento di un ospite speciale.
Raccogliendo i contributi e i pensieri suscitati nei mesi precedenti, quella del 5 maggio sarà l’occasione per lanciare un messaggio a tutti i giovani della città di Casale e del territorio.
Anche per l’organizzazione dell’evento del 5 maggio verranno coinvolti i giovani, ponendoli al centro e facendoli diventare protagonisti nella preparazione e nella realizzazione dell’iniziativa.
«Siamo in cammino verso il Sinodo dei Vescovi sui giovani; desideriamo che diventi una opportunità anche per la Chiesa che è in Casale di fare sinodo attorno ai nostri giovani, a tutti i giovani. Le iniziative che la diocesi e la pastorale giovanile e vocazionale propongono sono in questa direzione: ascoltare e camminare insieme, che per noi diventa impegno ad accompagnare. I giovani ci provocano a non stare fermi e questo ci porta a riflettere e verificare il nostro agire pastorale, soprattutto con le giovani generazioni, facendo discernimento». Queste le parole del Vescovo di Casale, Mons. Gianni Sacchi, riguardo il cammino della Diocesi.
«Il nome del progetto “ConTEsto Live – Forum Giovani” – spiega don Marco Durando, responsabile del Servizio diocesano di Pastorale Giovanile e Vocazionale – nasce dal desiderio di voler porre il giovane al centro del “contesto” in cui vive con i propri sogni, desideri e speranze oltre che dal voler far sentire il vero senso della vita nella relazione con Dio e con gli altri». «“ConTEsto” – aggiunge – apre il confronto su una serie di significati: con – TE – sto’, caro giovane, perché vogliamo stare dalla parte dei giovani, metterci in ascolto e in cammino con loro, come cittadini, come istituzioni e come Chiesa locale; inoltre desideriamo calarci nel loro “contesto” di vita, metterci sulle loro frequenze; infine “io contesto”, perché contestare è tipico dell’età giovanile ed è cosa buona e giusta se è una contestazione positiva e costruttiva».

«Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito». Pubblicata la Nota pastorale dei Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta su “Amoris Laetitia”

Pubblichiamo il testo del comunicato stampa sulla Nota pastorale della Conferenza dei Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta “«Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito» (Sal 34,19) – Accompagnare, discernere, integrare” sull’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco.

I Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, in comunione con Papa Francesco, hanno elaborato nel corso del 2017 alcuni orientamenti, per dare attuazione all’Esortazione Amoris laetitia. Questi orientamenti sono pubblicati ora in una Nota, diffusa a partire da oggi dal titolo: Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito. Accompagnare, discernere, integrare.

L’obiettivo della Nota è invitare ad uno stile di vicinanza e di attenzione a tutte le famiglie. Seguendo le indicazioni di Amoris laetitia, propone anche indicazioni utili per affrontare le situazioni delle coppie e delle famiglie il cui amore è ferito o sofferente.

Per affrontare concretamente la realtà di chi vive una situazione familiare ferita o lacerata la Nota riprende dal cap. VIII dell’Esortazione Amoris laetitia, tre passi tra loro connessi: accompagnare, discernere, integrare.

Il primo passo riguarda l’accompagnamento dei fedeli in tutte le diverse situazioni, per comprendere in primo luogo qual è la storia di ciascuna famiglia e come essa si è creata. Le storie familiari possono essere molto diverse tra di loro. Suggerisce un accompagnamento di coppia e mai di massa, in un clima di ascolto. Per questo, la Nota invita ogni diocesi a dotarsi di uno “spazio d’accoglienza”, in cui si potranno valutare le diverse situazioni.

Il secondo passo concerne il discernimento.Il documento dei vescovi insiste molto sul fatto che il discernimento avviene in un dialogo disteso nel tempo, tra il sacerdote e la coppia o anche soltanto uno dei coniugi. Tale compito è affidato a tutti i sacerdoti, che possono seguire le coppie in questo cammino.

Il terzo ed ultimo passo conduce all’integrazione nella partecipazione alla vita della Chiesa. La Nota distingue le semplici convivenze; gli sposati solo civilmente; coloro che sono separati (o anche divorziati) e restano in questa condizione; i separati divorziati risposati civilmente. Nei primi due casi, l’integrazione consiste nell’accompagnare verso il sacramento del matrimonio “cristiano”, accompagnando la coppia a riflettere sulla definitività della scelta e sulla realtà del sacramento. La Nota rassicura che, per i separati e/o divorziati rimasti tali, non vi è alcun impedimento alla testimonianza ecclesiale e alla vita sacramentale. Invece, per i divorziati risposati civilmente bisogna affermare che la loro situazione non è l’ideale del vangelo e l’integrazione deve realizzarsi distinguendo tra situazioni molto diverse, senza catalogarle o rinchiuderle in affermazioni troppo rigide.

La Nota affronta anche il tema dell’accesso ai sacramenti e della partecipazione alla vita della Chiesa. In prima istanza, prende in esame la situazione di una coppia risposata civilmente, in cui entrambi i coniugi siano cristiani con un cammino di fede, proponendo, sulla scia di quanto è indicato dai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires, esplicitamente approvato dal Santo Padre, l’impegno di astenersi dagli atti propri dei coniugi e accedere ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, senza suscitare scandalo per la fede altrui. Qualora questo percorso non fosse praticabile, la Nota – aderendo alle indicazioni di Papa Francesco – parla di un percorso di integrazione caso per caso.

Sulla partecipazione alla vita della Chiesa, la Nota richiama l’esigenza di discernere quali delle diverse forme di limitazioni attualmente praticati in campo liturgico, pastorale, educativo ed istituzionale possono essere superate: a questo proposito, sono date anche indicazioni pastorali sul tema dei padrini e delle madrine.

Con questa Nota, i vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta accolgono la sfida introdotta da Amoris laetitia per affrontare lo sforzo di una nuova evangelizzazione, di una rinnovata formazione cristiana al matrimonio e alla famiglia e dell’accoglienza di tutte le situazioni di amore “ferito”.

«Sentiamoci responsabili della diffusione della luce del Vangelo con la nostra vita». Le parole di mons. Sacchi per l’Epifania

«La nostra fede deve ridiventare un cammino verso Dio e verso l’uomo. Dobbiamo sentirci responsabili della diffusione della luce del Vangelo con la nostra vita. Quanti uomini e donne vivono nella notte spirituale e cercano una luce che li possa guidare o per lo meno capace di suscitare domande nel profondo del loro cuore! Noi cristiani questo possiamo fare: suscitare negli altri domande con il nostro comportamento, con la nostra testimonianza». Lo ha affermato oggi pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica per la Solennità dell’Epifania del Signore.
«Gesù, il Messia atteso, è venuto per tutti i popoli della terra e non solo per i Giudei. Quei Magi misteriosi – ha osservato il Vescovo – sono il simbolo di tutti gli uomini del mondo che possono incontrare e adorare Gesù, il Figlio di Dio. La manifestazione di Dio in Cristo Gesù è per tutte le genti, per tutti i popoli». «Ma la condizione necessaria – ha sottolineato – è mettersi in cammino come hanno fatto loro. Hanno abbandonato le loro sicurezze e si sono lasciati interrogare da quel segno di luce in cielo. I Magi vogliono capire, usano la ragione, cercano la verità delle cose». «La ragione va usata nella fede», ha ammonito mons. Sacchi, spiegando che «la fede non teme la ragione, la ama. Perché una fede senza ragione diventa troppo spesso emotiva, epidermica, sentimentale. Può diventare fanatica, può diventare addirittura un mito. In poche parole, occorre essere credenti intelligenti». E, come ricorda san Paolo, «tutti i cristiani devono rendere ragione della speranza che è in loro, cioè motivare la propria fede cercando di approfondirla sempre più». Da qui «l’importanza della catechesi e degli incontri sulla Parola di Dio». «Come vorrei che nelle nostre parrocchie – l’auspicio del Vescovo – ci fosse il giorno della Parola, durante la settimana, per l’approfondimento delle letture domenicali guidato dal parroco! So che in qualche parrocchia si fa. Questo ci serve per collegare il Vangelo alla vita così complessa come la viviamo oggi».
Mons. Sacchi ha poi rilevato che «sicuramente il cammino verso Betlemme, cioè il cammino verso la piena professione di fede che riconosce in quel bimbo il Figlio di Dio fatto uomo per noi, non è facile». E ha invitato a essere come i Magi che «cercavano risposte anche quando la stella non si vedeva» e non come gli abitanti di Gerusalemme che «sanno tutto sulla Parola di Dio, conoscono tutte le antiche profezie, sanno che il Messia deve nascere a Betlemme» eppure «non si muovono» perché «manca in loro lo stupore della continua ricerca». «Perché – ha aggiunto – Dio è sempre da cercare, Dio non si possiede mai. Dobbiamo imparare che Dio non si merita, Dio si accoglie». «Quanti cristiani – ha proseguito – non hanno il coraggio di interrogarsi sulla propria fede e sulle motivazioni che danno senso alla propria esistenza! Io li chiamo i cristiani dell’abitudine: “Ho sempre pensato così”, “Ho sempre fatto così”, “In questa parrocchia si è sempre fatto così”. Li chiamo i cristiani delle pantofole e della camomilla, cristiani che si dimenticano che i segni che li caratterizzano sono il vento della Pentecoste e il fuoco di Dio».
«Quante stelle incontriamo sul nostro cammino eppure non ci muoviamo, siamo sempre piantati lì al solito posto, radicati nelle nostre abitudini!», ha riconosciuto mons. Sacchi. «Il Vangelo ci dice che alla notizia della nascita del nuovo re, la città di Gerusalemme restò turbata. E noi, all’inizio del nuovo anno ci lasciamo turbare, mettere in discussione dal Vangelo di Gesù? Rischiamo di diventare cristiani part-time, il Vangelo invece deve ridiventare turbamento. Anche l’Eucaristia domenicale deve essere sempre un’esperienza con il “roveto ardente” che mai si esaurisce».
Il Vescovo ha poi rilevato che «non tutti arrivano alla grotta». «Vuol dire che hanno fallito la ricerca?», ha domandato. Per rispondere, ha richiamato un racconto della chiesa ortodossa sui Magi, che parla di un quarto magio che «a Betlemme non arriva mai perché lungo il viaggio incontra tanti poveri che hanno bisogno di lui e li soccorre spendendo tutto ciò che è destinato al nuovo re». «Come non leggervi la Parola di Gesù in Matteo, capitolo 25: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, malato, solo, in carcere… Tutto ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Secondo mons. Sacchi, «molti nella vita non trovano alcuno da adorare, ma nessuno può dire di non trovare nessuno da aiutare. E se Dio c’è, avranno incontrato e aiutato Lui».
Dal Vescovo poi l’invito a fare come i Magi: dopo aver incontrato il Signore «ritorniamo nella vita di tutti i giorni cambiando i nostri sentieri. Dobbiamo trovare sentieri nuovi di preghiera più intensa, di eucaristie ben celebrate. Cambiare sentieri perché cambi la vita in casa, nelle nostre parrocchie, nel lavoro, nei rapporti con le persone. Tocca a ciascuno di noi mettersi in cammino: camminiamo con intelligenza, con tenacia, con il coraggio dei Magi verso Dio e verso i fratelli». E ha concluso ricordando che «nel Vangelo, Matteo non dice quanti erano i Magi e il loro nome. Quasi a dirci: sii tu uno di loro!».