Visita delle 12 UP: la lettera del Vescovo Gianni

 

LETTERA DEL VESCOVO A CONCLUSIONE DELLA VISITA DELLE 12 UNITA’ PASTORALI

Carissimi moderatori, sacerdoti, diaconi e tutto il santo popolo di Dio,
dopo aver concluso il giro di conoscenza delle 12 unità pastorali della nostra diocesi, vorrei consegnarvi alcune mie riflessioni scaturite soprattutto dall’incontro con i sacerdoti ed i fedeli laici che ho avuto in quelle serate e dalle relazioni che ogni moderatore mi ha consegnato.

Il mio predecessore, il caro vescovo monsignor Alceste Catella, aveva istituito le unità pastorali con un suo decreto il 18 luglio 2015 emanando il documento relativo “Unità Pastorali. Orientamenti e norme”. Forse oggi si ha l’impressione che queste unità siano nate a tavolino, fatte calare dall’alto, ma ci si dimentica che nel 2015 non si era partiti dal nulla: quel documento di istituzione era frutto di una sperimentazione articolata e cominciata ben cinque anni prima nel 2010.

Il problema è che forse da parte di tanti, sacerdoti e fedeli laici, non ci si è messi in gioco per offrire contributi veramente motivati così da far decollare nel migliore dei modi una simile impostazione pastorale.

Forse non si è voluto analizzare realisticamente il futuro che ci aspetta.

Sulla necessità di un cambiamento di prospettiva e di visione della pastorale nella nostra diocesi è sufficiente consultare l’elenco dei sacerdoti residenti con la data di nascita da cui risulta che dai:

31/35 anni sono 4
36/40 anni 1
41/45 anni sono 5
46/50 anni sono 9
51/55 anni sono 4
56/60 anni sono 5
61/65 anni sono 2
66/70 anni sono 4
71/75 anni sono 7
76/80 anni sono 3
81/85 anni sono 6
86/90 anni sono 7
91/95 anni sono 2
59 sacerdoti incardinati + 6 stranieri che svolgono un servizio in diocesi, ma non sono incardinati.

Da questi dati si fa presto a prevedere che tra 10 anni ci sarà una forte riduzione dei sacerdoti ancora in attività pastorale e tra vent’anni il numero sarà dimezzato con tutte le conseguenze che questo comporterà.
Questa realistica visione della situazione ci aiuta a prendere seriamente in considerazione il diverso progetto pastorale e di presenza ecclesiale sul territorio espresso proprio dalle unità pastorali.
Rileggendo quel testo di istituzione del 2015 si individuano subito i principi ispiratori delle unità pastorali che sono tre e che richiamo sinteticamente cercando di rileggerli alla luce degli incontri che ho fatto.

1) Valorizzare ogni ministero e carisma dei fedeli laici che dovranno assumere sempre più un ruolo di corresponsabilità nelle attività pastorali.

Si è cercato di fare questo?

A me sembra che siamo ancora molto lontani da questo obiettivo.

L’inadeguata formazione di molti laici che si accompagna al clericalismo di alcuni di loro rende davvero difficile il passaggio dal ruolo di esecutori a quello di coelaboratori.

Urge riflettere molto su questo aspetto.

2) Vivere e progettare una pastorale missionaria per realizzare quella “Chiesa in uscita“ cara a Papa Francesco, che sappia andare verso tutti quelli che sono lontani, ai margini o indifferenti al messaggio evangelico.

Per ora si sta portando avanti una pastorale di conservazione dell’esistente con risultati che diventano sempre più deludenti per il diminuire costante della partecipazione e con difficoltà sempre più crescenti nel tenere in piedi un modello ormai inadeguato di evangelizzazione.

Domandiamoci: che cosa si sta facendo per vivere la missionarietà che è appunto quel modello di Chiesa che auspica Papa Francesco?

3) Progettare una pastorale di insieme tra le parrocchie e comunità in modo che l’unità pastorale non sia solo un’entità astratta, ma uno stimolo per concreti progetti pastorali coelaborati insieme e poi insieme realizzati.

Si nota che nella maggior parte delle unità pastorali manca la coelaborazione pastorale (stabilire delle mete, praticabili in quella determinata situazione, comuni e condivise e, solo dopo e non prima, individuare insieme le cose da fare per raggiungere tali mete e poi, ogni tanto, verificare, sempre insieme se si stanno realizzando le mete individuate) mentre continua pacificamente la collaborazione nelle celebrazioni di sacramenti, sacramentali, pii esercizi. Si può individuare una possibile ragione all’origine di questo fenomeno: alcune parrocchie cittadine e qualche parrocchia extraurbana tendono a considerarsi autosufficienti a motivo delle persone e delle strutture di cui dispongono. Mi chiedo: autosufficienza rispetto a che cosa? Rispetto all’elaborazione ed attuazione di strategie pastorali capaci di rispondere alle complesse sfide del nostro tempo? Certamente no. Su questo fronte o si dialoga e si lavora insieme o insieme si va inesorabilmente verso la deriva.

In molte equipes di unità pastorale sono abbastanza rapidamente prevalsi: delusione, demotivazione, stanchezza, sfiducia e quindi assenteismo. È peraltro mancata, mi pare, una seria riflessione sulle ragioni ultime di tali fenomeni.

E anche mancata la comunicazione, il “ foglio di collegamento “– cartaceo/on-line – all’interno delle unità pastorali. In ogni caso questo collegamento o questo foglio è mancato tra le unità pastorali.

Come più volte ribadito nei vari incontri delle unità pastorali, tutta questa nuova visione di Chiesa sul territorio che ufficialmente è partita nel 2015, potrà realizzarsi gradualmente se usciamo anche da uno schema mentale che ha guidato la nostra pastorale finora.

E questo discorso riguarda i ministri ordinati che per primi devono mettersi in gioco e i fedeli che devono entrare in quest’ottica nuova che chiede una conversione di tutti a livello personale.

Ma a questo punto entra in gioco anche la visione che i presbiteri hanno su una comune immagine teologica e storico pratica di Chiesa.

La visione di Chiesa/parrocchia che ci aveva consegnato il Concilio di Trento e che ci portiamo ancora appresso o la Chiesa del Concilio Vaticano II e di papa Francesco?

Dobbiamo essere capaci di superare la logica del “si è sempre fatto così!” per andare verso nuove prospettive che apparentemente comporteranno dei sacrifici, ma che potranno dare risposte concrete alle necessità pastorali.

Dobbiamo anche andare oltre al fatto che magari tutti sono d’accordo sui cambiamenti che verranno proposti, ma che si facciano in casa d’altri.

Come i primi evangelizzatori, ci troviamo oggi ad affrontare situazioni pastorali nuove e nuove sfide che la nostra società ha generato.

La nostra pastorale oggi, rispetto al passato, deve tener conto di tante situazioni nuove facendo percepire sempre più prossimità con la gente. Penso ai modi in cui un parroco si può accostare a coloro che chiedono il sacramento del Matrimonio cristiano: da burocrate che prepara documenti oppure da padre che sa far riscoprire il vero volto della Chiesa accogliente, capace di ascolto, capace di calarsi nelle situazioni concrete della vita di oggi e soprattutto della vita di queste coppie.

Lo stesso discorso vale per i genitori che chiedono il battesimo per i loro figli o i sacramenti della cresima e della prima eucarestia.

Sono tutte occasioni importantissime per un approccio da valorizzare nel migliore dei modi. Anche il momento della morte di una persona cara è un’occasione preziosa per far sentire la vicinanza  e la partecipazione al dolore di una famiglia dell’intera comunità. Lo stesso discorso di vicinanza si applica anche nel caso delle fragilità come la malattia, la sofferenza, l’anzianità.

Oltre alla pastorale “ ordinaria “ delle nostre comunità parrocchiali, mi sembrerebbe opportuno rivalutare il nostro amato santuario Mariano di Crea riproponendo i pellegrinaggi annuali preparati spiritualmente con motivazioni pastorali precise.

Penso al pellegrinaggio annuale di ogni parrocchia, a quello di Unità Pastorale, e a quello di tutta la città di Casale con tutte le parrocchie. Oltretutto a Crea è giunta, come una benedizione, la comunità monastica delle suore domenicane che sono a disposizione per incontri, ritiri, formazione spirituale e accompagnamento personale.

In ogni parrocchia, dove è possibile, o a livello di unità pastorale, si potrebbe istituire

il “ giorno della Parola “. Un giorno settimanale dove si ascoltano e si commentano le letture della domenica successiva, seguendo così il cammino dell’anno liturgico e approfondendo le ricchezze straordinarie della parola di Dio.

Anche per la catechesi degli adulti si può partire da strumenti diversi: proponendo incontri sull’arte con tematiche cristiane, incontri sulla musica, incontri su temi di attualità che toccano i problemi della gente.

La visita pasquale alle famiglie è un altro aspetto da non sottovalutare. Magari in alcuni c’è indifferenza o addirittura rifiuto, ma per la maggioranza delle persone è un momento bello di condivisione e di vicinanza. È una espressione della Chiesa in uscita…

Più la parrocchia è capace di mostrare il suo volto familiare e accogliente, aperto ad una grande capacità relazionale, e più sarà in grado di attrarre le persone.

Certamente è l’intera comunità cristiana che esprime il volto di una parrocchia. Il parroco può fare molto, ma tutti i collaboratori di cui si circonda sono l’immagine della parrocchia che si vuole trasmettere.

Nei prossimi anni con una forte riduzione dei presbiteri, sempre più laici preparati e competenti in materia, dovranno assumersi il compito di curare e seguire le strutture parrocchiali e le chiese, seguire le attività pastorali classiche (catechesi, animazione liturgica, servizio della carità…) e quelle dell’oratorio, in modo che i bambini, i ragazzi e i giovani trovino sempre proposte e un punto di riferimento aperto tutto l’anno e non solo per le attività estive.

Il Servizio diocesano per la pastorale dei giovani  è a disposizione di tutte le U.P. per ogni richiesta di aiuto e collaborazione.

ALCUNE PROPOSTE CONCRETE DA CUI RIPARTIRE:

Prendere – da parte di alcuni/e parroci/parrocchie – rapido commiato da ogni illusoria pretesa di autosufficienza, da una pastorale individualista ed introversa talvolta espressione di miopi e quindi pericolose autoreferenzialità.
Valorizzare il ruolo dei moderatori curandone la formazione con incontri specifici anche con l’ausilio di esperti in materia.
Avere come membri delle equipes di U.P. persone formate e motivate individuandole possibilmente non tra “i soliti noti” (come invece è tendenzialmente avvenuto nel 2010 e nel 2015). A questo riguardo, una particolare attenzione va prestata alle persone che hanno frequentato il Laboratorio per collaboratori pastorali ottenendo una valutazione positiva da parte dei formatori.
Il futuro delle U.P. si giocherà soprattutto sulla collaborazione di coloro che hanno competenze specifiche nel campo della catechesi, della liturgia, della carità, della pastorale giovanile, dell’amministrazione e della missione, perché sempre di più da collaboratori diventino effettivamente animatori e corresponsabili di tutti i settori della pastorale.

Chiedo a tutti gli uffici diocesani competenti di aiutare tutte le unità pastorali a compiere questo lavoro anche sul territorio per facilitare questa formazione.

Fare in modo che i ministri ordinati così come le equipes di U.P. si riuniscano con cadenza mensile.
Curare con impegno gli incontri delle equipes di U.P. Il che significa, tra l’altro: pensare e attuare dinamiche di gruppo volte a favorire la conoscenza reciproca dei singoli e delle comunità; approfondire, alla luce innanzitutto della Parola di Dio, tematiche che toccano la vita della gente e che rappresentano le sfide di fondo di questa nostra società sempre più complessa.
Lanciare/rilanciare il summenzionato “foglio di collegamento”.
Proseguire con il Laboratorio di formazione per collaboratori pastorali invitando i parroci a segnalare persone idonee, sensibili e disponibili a mettersi a servizio della propria U.P.
Prevedere (là dove è possibile) la creazione di un sito di U.P. che possa mettere in rete tutti gli avvisi e le iniziative di quella unità.
Una particolare attenzione andrà riservata alla parrocchia e al suo ruolo in questo contesto che è notevolmente cambiato rispetto al passato.
Papa Francesco al numero 28 di Evangelii gaudium scrive: “La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione”.

Come ho ripetutamente sottolineato nella visita alle unità pastorali dovremo rivedere la situazione delle nostre 115 parrocchie e valutare, con il parere dei vari organismi consultivi e dei parrocchiani frequentanti, la possibilità di accorpare anche legalmente le parrocchie del medesimo comune che magari già da tempo lavorano insieme o lo dovranno fare nei prossimi anni.

Credo sia opportuno valutare se continuare a far esistere parrocchie con numeri ridottissimi di abitanti che non rappresentano più una realtà ecclesiale effettiva, in cui non si celebrano quasi più o per niente i sacramenti dell’iniziazione cristiana e che quindi senza le nuove generazioni risultano, anche nei prossimi anni, senza più vitalità apostolica.

Queste piccole parrocchie potrebbero essere accorpate ad altre vicine per unire le forze.

Mi rendo conto che questo è un discorso delicato e che susciterà discussioni, resistenze e levate di scudi, ma non possiamo dimenticare che la ragion d’essere di una parrocchia non è quella di perpetuare se stessa ad ogni costo, al limite della sopravvivenza e neppure di custodire memorie, tradizioni e arte; tutte realtà belle e indiscutibili.

Lo scopo di una parrocchia, come ha scritto Papa Francesco, è quello primario e ineludibile di costruire comunità missionarie, capaci di generare alla fede le nuove generazioni di bambini, ragazzi, giovani e famiglie che sono il futuro della nostra presenza cristiana sul territorio.

Il messaggio che mi pare faccia fatica ad entrare nelle nostre teste e nei nostri cuori – a cominciare dalle teste e dai cuori di noi preti (domando: fa fatica perché non ci è stato spiegato bene o, come penso, perché non ci piace?) – è questo: le U.P. si distinguono da altre – precedenti o attuali – forme di cooperazione non perché si decide, ogni tanto o come stile, di fare insieme alcune cose ma perché si decide insieme dove si vuole andare. Ora, l’obiettivo primario e cioè l’obiettivo cui tutti gli altri obiettivi sono finalizzati è il costruire sinergie fra parrocchie vicine per evangelizzare il territorio. Questa è l’identità-missione dell’U.P. che viene allora a configurarsi come l’immagine storico-pratica – e cioè qui e ora – della identità-missione della Chiesa: annuncio vivente del Vangelo agli uomini di ogni epoca e di ogni luogo. Sì, come ci ha ricordato Papa Francesco nella Evangelii gaudium, la Chiesa o è missionaria o non è. Docili agli impulsi dello Spirito, riprendiamo allora con rinnovato vigore il cammino, certi che la strada imboccata è quella giusta, consapevoli che alcuni cambiamenti richiedono tempi lunghi, incoraggiati da ciò che di buono in qualche UP è sbocciato o sta sbocciando, sia pure tra mille difficoltà-resistenze-fatiche.

Casale Monferrato, 20 maggio 2018
Solennità di Pentecoste

+ Gianni Sacchi Vescovo

Bando Fondazione CRT per i Santuari

Sono storie che s’incontrano. Lo fanno dopo una crisi che ha fatto tremare i polsi a tutti. Lo fanno per aiutarsi e rimodellare la “mission” e i “messaggi” da inviare alle loro comunità.

Non si tratta di affiancarsi a chi deve pensare al restauro, come è stato nei secoli, ma molto di più. Si costruiscono interventi che coniugheranno, nello stesso tempo, il recupero di beni artistici legati ai sentimenti del Piemonte e Valle d’Aosta, la costruzione di iniziative sociali che sappiano sollecitare e accogliere relazioni sociali, fare inclusione, creare coesione e, ancora, ideare iniziative di valorizzazione culturale e turistica che possano offrire nuove opportunità ai giovani e a chi, in questa lunga traversata del deserto, ha perso il lavoro. Insomma si mettono insieme il bello, il buono e il futuro.

E’ un’operazione che la Fondazione CRT ha pensato, confrontandosi con i vescovi, e che toccherà tutte le 17 diocesi del Piemonte e quella di Aosta. Ogni diocesi sceglierà quale santuario (sugli oltre 400 che ci sono) far diventare perno di tutto e metterà a punto il progetto; dunque 18 progetti, con diciotto contributi di 250 mila euro della Fondazione. In tutto quasi cinque milioni di euro “per fare incontrare le storie della nostra gente”.

“I santuari sono considerati da sempre luoghi di grande richiamo e valenza simbolica per le comunità locali, per i visitatori e i pellegrini non solo per l’aspetto storico, culturale e devozionale ma anche per la fondamentale funzione di riparo e di aggregazione sociale, che hanno tradizionalmente svolto nei confronti dei più fragili. Ripartiamo da lì”.  Il presidente Giovanni Quaglia, che ha presentato le “linee-guida” alla Conferenza Episcopale piemontese, è anche visibilmente emozionato quando ne parla perché è un lavoro preparato a lungo.  Mediante il progetto denominato “Santuari e Comunità – Storie che si incontrano”, la Fondazione si propone di “recuperare e attualizzare, con l’aiuto delle realtà territoriali, il ruolo storico di questi luoghi, attraverso la costruzione e il sostegno di progettualità innovative capaci di porsi come crocevia tra la storia dei Santuari e quella delle persone”.

In giugno sarà pubblicata la prima edizione del bando, articolato in due fasi e rivolto ad enti ecclesiastici titolari di Santuari, canonicamente riconosciuti, presenti in Piemonte e Valle d’Aosta, in partenariato con associazioni no profit del territorio che operino in ambito sociale e culturale.

La scadenza per le candidature della Fase 1, con le proposte preliminari, è prevista a ottobre 2018. La Fondazione comunicherà gli esiti della selezione entro fine novembre, invitando gli enti selezionati a predisporre i progetti definitivi della Fase 2 entro marzo 2019.

Nelle vicende, che nei secoli hanno arricchito i nostri grandi santuari, c’è ricchezza di umanità, attenzione ai deboli e poveri, sensibilità verso chi ha grossi problemi da risolvere o vive momenti difficili. Ebbene non si tratta solo di fare progetti di restauro che si sono sempre fatti e che oggi, obiettivamente, vengono per la maggior parte coperti dalle fondazioni bancarie, ma si fa di più: si rimettono a posto quadri e altari, colonne e pavimenti e, contemporaneamente, mentre si rilancia il ruolo delle chiese nella capacità di rispondere alle domande profonde della gente, si realizzano iniziative che potranno creare lavoro, soprattutto per le nuove generazioni.

Ma non è finita. Sul modello avviato nel 2016 per il Santuario della Consolata di Torino è previsto, anche per il progetto Santuari e Comunità, il coinvolgimento di giovani fundraiser, specificatamente formati, per attivare campagne di raccolta fondi a beneficio delle attività di restauro e delle iniziative sociali e culturali selezionate e finanziate dalla Fondazione. Dunque si parte. Diciotto santuari avranno la possibilità di superare attuali difficoltà e diventare la cellula pulsante di nuova aggregazione e sviluppo.

Monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e delegato per i Beni Culturali della Conferenza episcopale piemontese, commenta: “Vedere i santuari come centro di una feconda progettualità, ci offre un’inedita opportunità che apre strade nuove. I santuari sono stati da sempre luoghi di spiritualità; perché allora non farli diventare posti dove accogliere e coltivare i nuovi modi di vivere la spiritualità? Penso alle sensibilità ecologiche e ambientali; se i santuari sono stati da sempre mete di cammini e pellegrinaggi, perché non rilanciarli come luoghi di incontro di persone che arrivano a piedi, in bici, in auto, con i bus? Credo che il bando della Fondazione CRT ci offra la possibilità di fare un passo avanti, culturale e di mentalità; noi faremo la nostra parte per trasformarlo in un percorso fecondo per tutti”.

Gian Mario Ricciardi

Tre giorni a Crea per la formazione

Carissimi,

il nostro calendario diocesano ci presenta il momento importante della tre giorni – 5/6/7 giugno – di formazione presso il Santuario di Crea.

Sono tradizionalmente tre mattinate in cui affrontiamo tematiche importanti che riguardano la vita della nostra Diocesi.

Quest’anno, dopo la visita alle 12 Unità Pastorali, ho deciso di riprendere proprio il discorso sulle Unità alla luce di quanto mi hanno suggerito questi incontri. Pertanto ho pensato di articolare le tre mattinate con questa tematica secondo il programma qui di seguito presentato.

Sono sicuro che non mancherete a questa tre giorni in cui, passo dopo passo, cercheremo di entrare sempre più in una nuova visione pastorale che riguarda il cammino ecclesiale della nostra Diocesi nei prossimi anni.

Conto molto sulla vostra presenza a questi incontri e alla Messa conclusiva davanti alla nostra venerata Madre e Regina di Crea.

In attesa di incontrarci vi saluto fraternamente.

+ Gianni Sacchi

 

Convegno annuale dei Presbiteri, diaconi e Assistenti Pastorali

 Chiesa in uscita e Unità Pastorali

Tre giorni di FORMAZIONE

presso il Santuario di CREA

 

5 – 6 – 7 GIUGNO 2018

Martedì 5 giugno

ore 9,30 in Basilica recita dell’ora media

ore 10,00 Relazione di don Duilio Albarello teologo della Diocesi di Mondovì: “La Chiesa in uscita alla luce di Evangelii Gaudium” Interventi ore 12,00 Recita dell’Angelus

Mercoledì 6 giugno

ore 9,30 in Basilica recita dell’ora media

ore 10,00 Relazione di don Stefano Borghi direttore Ufficio Catechistico della Diocesi di Reggio Emilia: “La Chiesa in uscita nelle Unità Pastorali – Una nuova visione di Chiesa  e di evangelizzazione sul territorio” Interventi  ore 12,00 Recita dell’Angelus.

Giovedì 7 giugno

ore 9,30 in Basilica recita dell’ora media

ore 10,00 Intervento del Vescovo Gianni

ore 11,00 Solenne

Concelebrazione Eucaristica ricordando e festeggiando tutti gli anniversari di ordinazione.

Presiede il Vescovo emerito Mons Alceste Catella che ricorda il 10° anniversario di ordinazione episcopale 

(29 giugno 2008)

Un ricordo e una preghiera per i confratelli deceduti nell’ultimo anno:

* diacono Leonino Boscolo

* Can. Pierino Calò

* Mons. Giancarlo Casalone

* Padre Franco Naldi o.f.m.

* Don Carlo Sardo s.d.b.

Portare camice e stola bianca

ore 12,30 Pranzo al Ristorante del Santuario

 

10 anni di consacrazione episcopale

S.E. Mons Alceste Catella

75° ordinazione sacerdotale

S.E. Mons. Aldo Mongiano

72° Can. Franco Deambrogio

50° Can. Mario Fornaro

Can. Angelo Francia

45° Don Sergio Accornero sdb

35° Don Giuseppe Rambaldi

30° Mons. Michal Balaz

Diacono Paolo Ghiazza

25° Don Mario Margara

20° Don Elio Barbuio

15° Can. Giorgio Bertola

Don Carlo Pavin

Don Franco Zuccarelli

Diacono Enrico Guandalini

1° Don Francesco Garis

Diacono Giacomino Tanchis

 

Ogni giorno è possibile pranzare presso

il Ristorante del Santuario di Crea.

Chi desidera avvalersi di questa possibilità è pregato di prenotarsi direttamente presso il ristorante 0142 94 01

 

 

CEP: c’è un nuovo Vice Presidente

Martedì 22 maggio si è riunita la Conferenza Episcopale piemontese.

Sono stati affrontati alcuni argomenti all’ordine del giorno, tra cui la modifica del calendario liturgico regionale riguardante la Solennità della dedicazione della propria chiesa e la Solennità della Chiesa locale.

Dopo aver sentito il parere dei singoli vescovi, la situazione di fatto e la prassi celebrativa nelle diverse diocesi, si è presa la decisione unanime di accogliere la richiesta di sopprimere la festa della Chiesa locale che veniva celebrata la 33ª domenica del Tempo ordinario.

L’ufficio liturgico regionale darà in seguito un apposito comunicato con le motivazioni specifiche.

Quindi si è provveduto a nominare il vicepresidente della Conferenza Episcopale piemontese nella persona dell’Arcivescovo di Vercelli mons. Marco Arnolfo.

Si sono poi affrontate la revisione e l’attribuzione di alcune deleghe rimaste vacanti.

E’ stata confermata la coordinatrice dell’Associazione Collaboratori Familiari del Clero della regione Piemonte e Valle d’Aosta, la signora Anna Maria Viancino, mamma di don Simone della nostra diocesi, e dell’assistente spirituale Don Luigi Binello.

Inoltre, su richiesta di diversi vescovi, mons.  Sacchi e mons. Miragoli prepareranno un breve documento giuridico-pastorale per il coordinamento e la condivisione degli esorcisti in Piemonte e per dare linee comuni per la celebrazione di Sante messe in cui si invoca la guarigione del corpo e dello spirito.

Enti ecclesiastici – Imu: il Vicario Generale, «né privilegi né discriminazioni»

Dopo aver riflettuto ed essermi confrontato con chi di dovere, ho deciso di intervenire nel dibattito in corso con alcune brevi considerazioni senza entrare nei dettagli tecnici della questione che lascio agli esperti di diritto tributario. Ecco le considerazioni.

  • La Chiesa nelle sue articolazioni non vuole in alcun modo sottrarsi al pagamento delle imposte allorché risultino inequivocabilmente dovute in base alla vigente normativa.
  • Le prassi differenziate dei Comuni e la non omogenea giurisprudenza in materia di Enti ecclesiastici e delle attività da loro svolte fanno supporre una non sufficiente chiarezza/completezza della normativa tributaria che disciplina questo settore.
  • La prassi dell’attuale Amministrazione della Città di Casale Monferrato o, per lo meno, di alcuni suoi settori strategici, nei confronti degli Enti ecclesiastici e delle loro attività – solitamente di carattere socio-assistenziale e quindi di supporto alle tante, sempre più numerose persone/famiglie che vivono situazioni di disagio – fin’ora non è stata: «Nel dubbio normativo, dialogo con il potenziale contribuente, cerco di appurare come stanno le cose e solo dopo, se ci sono i presupposti, emetto l’avviso di accertamento» ma è stata: «Nel dubbio normativo, non dialogo ed esigo l’immediato pagamento dell’imposta, fermo restando per il contribuente il diritto di esperire ricorso dinnanzi alle autorità competenti in materia». Ora, per molti – e lo dico con dispiacere – diventa sempre più difficile non vedere dietro una simile prassi – che mette a dura prova la sopravvivenza dei predetti Enti – una precisa scelta di carattere ideologico, il ritorno di un mai morto – e, se così fosse, becero e miope – anticlericalismo, il volto concreto della massima giolittiana: «Le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici». Ricordo che i miei maestri di diritto mi hanno sempre insegnato che il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra amata Costituzione è violato non solo quando vengono trattate in modo diverso situazioni uguali ma anche quando vengono trattate in modo uguale situazioni diverse.

Concludo formulando l’auspicio che la cordialità istituzionale, il dialogo franco e la fattiva collaborazione che hanno sempre ispirato – e tutt’ora ispirano, in altri settori (penso, per esempio, a quello culturale così come a quello dell’inclusione sociale) – le relazioni Comune-Diocesi possano, anche in ambito tributario, tornare, fin da domani, ad affermarsi in pienezza per il bene dell’intera comunità.

Don Giampio Devasini, Vicario Generale

Due nuove nomine per don Cassano e don Busto

don Giampaolo Cassano

Con decreto del Vescovo in data 1-5-2018 il M. Rev. Prof. don Giampaolo Cassano è stato nominato Canonico Onorario della Chiesa Cattedrale di Casale Monferrato.

 

 

 

 

 

 

don Paolo Busto

Con decreto del Vescovo dell’8 maggio 2018 il Vescovo ha nominato il M. Rev. Mons. Can. Pier Paolo Busto Responsabile per le Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Casale Monferrato.

L’incarico ha la durata di tre anni.

Sabato 5 maggio la festa di “ConTEsto Live – Forum dei giovani”

Il cammino di “ConTEsto Live – Forum dei giovani della Diocesi di Casale Monferrato”, progetto promosso dal Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile ispirato dall’itinerario di preparazione al Sinodo sui Giovani indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2018, vivrà sabato 5 maggio il suo culmine.

Al Mercato Pavia di Casale Monferrato – in piazza Castello – è in programma un evento che coinvolgerà i giovani del territorio dal primo pomeriggio a tarda serata.

“Quella di sabato 5 maggio – spiega don Marco Durando, responsabile del Servizio diocesano di pastorale giovanile e vocazionale – desidera essere una festa dove i protagonisti sono i giovani; pensata con loro e per loro; dove la città è per loro, lo spazio e il tempo è a loro disposizione”. “Una giornata di festa – aggiunge – in cui poter raccogliere il lavoro svolto nei precedenti incontri e lasciare un messaggio finale a tutti i giovani, agli adulti, alla Chiesa locale e alla città di Casale Monferrato”.

L’evento del 5 maggio arriva infatti a conclusione di tre mesi dedicati all’ascolto dei giovani, attraverso incontri che si sono svolti in tutte le classi degli Istituti superiori e professionali della città e del territorio diocesano. Per questo, il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, sottolinea come ci sia stato “un grande sforzo di tempo ed energie messe in campo col desiderio di ascoltare i giovani e calarci nel loro contesto, convinti che abbiano molto da dirci; per far percepire ai giovani che ci stanno a cuore e per aiutare gli adulti a comprendere che dobbiamo per prima cosa metterci in discussione noi se vogliamo davvero costruire un futuro migliore per le giovani generazioni, dando loro voce e spazio, convinti che il mondo di oggi non è migliore o peggiore di quello di ieri, ma semplicemente diverso”.

ALCUNI NUMERI

Per “ConTEsto Live – Forum dei giovani della Diocesi di Casale Monferrato” sono stati raggiunti più di 2500 adolescenti, in 150 classi scolastiche e 150 ore di attività grazie alle quali sono stati provocati e ascoltati sui loro sogni e sui loro desideri.
Il 24 marzo scorso, poi, all’Auditorium San Filippo si è tenuta una mattinata a cui hanno partecipato 450 giovani che si sono confrontati su temi che li coinvolgono nel presente e nel loro futuro: bullismo ed emarginazione, scuola che prepara al futuro, immigrazione e povertà diffusa, famiglia e confronto generazionale, fede personale e Chiesa.
Parallelamente si è tenuto un corso di formazione con 250 adolescenti degli oratori diocesani per crescere nel servizio e nella responsabilità.
Una buona parte di tutti i giovani coinvolti in questi mesi sarà presente e protagonista della grande festa nel cuore della città di Casale, al Mercato Pavia.

IL PROGRAMMA DELLA FESTA

“ConTEsto Live” prenderà il via alle 16. In programma diverse attività, tra cui un “flash mob”, una “caccia al tesoro”, un “contest fotografico”, una “gara di rap”. E poi spazi creativi, un’area giochi…
Dalle 19.30 le esibizioni artistiche di alcuni gruppi giovanili. Sul palco saliranno “Mente e corpo”, “Daniel Bucur”, “Sogno ribelle”, “I ragazzi di via Trino”, Lorenzo M., e il laboratorio teatrale dell’Istituto Balbo diretto da Maria Paola Casorelli.
Per le 21.30 è previsto il saluto di Mons. Vescovo e delle autorità cittadine.
Poi, dalle 22 Dj set con dj Lorenzo, dj Cristian Tanz e dj Erik Stefler. Con tutti e tre vocalist Alessandro Morbelli.
Conclusione prevista per le 24.

La festa di “ConTEsto Live – Forum dei giovani della Diocesi di Casale Monferrato” è organizzata in collaborazione con il Comune di Casale Monferrato che ha messo a disposizione gratuitamente lo spazio del Mercato Pavia.

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«Con la nostra vita rendiamo credibile la fede nel Risorto». Le parole di mons. Sacchi per la Pasqua

«Se crediamo in Cristo risorto, come possiamo rendere credibile la nostra fede in lui? Credo che la risposta sia una sola: con la nostra vita. Non potremmo certamente metterci a discutere e a dimostrare la Resurrezione. Nessuno di noi può fare questo. L’unica via è quella della nostra gioia, del nostro amore, della nostra vita che diventa una testimonianza». Lo ha affermato oggi pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata nel corso del pontificale che ha presieduto in Cattedrale per la Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore.
Dopo aver ricordato che «siamo riuniti tutti insieme in questo Santo giorno di Pasqua per celebrare l’evento fondamentale della nostra fede: Cristo risorto e la sua vittoria sulla morte», il Vescovo ha notato che «questo annuncio è il centro del Cristianesimo, ma una domanda dobbiamo farci: se la vittoria di Cristo sulla morte è credibile e in che misura siamo dei credenti veri». «L’annuncio della Resurrezione di Cristo non è così semplice da accettare ma è la questione discriminante: o crediamo o non crediamo che Cristo è risorto. E questo ci cambia la vita». Ma, ha continuato, «non basta una tomba vuota per definire la Resurrezione. Che prove abbiamo per fare un annuncio così sconvolgente e inaudito?». «I discepoli – ha spiegato – non hanno assistito alla Resurrezione, nessuno è stato testimone diretto di quel che è accaduto in quella tomba». «I discepoli ci parlano solo del dopo», degli «incontri con il Risorto», ha aggiunto, osservando che nei Vangeli «il Gesù che ci viene mostrato non è il trionfatore, circondato di gloria ma un uomo umanissimo, quasi vulnerabile, indifeso». «I segni che mostra non sono quelli del potere, della gloria, ma sono i segni della Passione, le sue ferite che chiede di guardare e toccare». «È davvero bella e toccante – ha osservato mons. Sacchi – questa tenerezza del Risorto che ci chiede amore, che vuole guarire le nostre ferite mostrandoci le sue. Ai suoi amici è andato incontro così, non con effetti speciali ma con i suoi sentimenti umani, profondamente umani, dell’amicizia e dell’amore». «La prima ragione per credere ai discepoli» è dunque «l’immagine che ci hanno trasmesso di Gesù risorto». Inoltre, crediamo ai discepoli «perché la loro vita è completamente cambiata» dall’incontro con il Risorto. Infatti, «io sono disposto a dare la vita non per uno che è morto, ma per un vivente, uno che so vivo e sento vicino a me, che mi può cambiare e salvare la vita».
Il Vescovo poi ha posto una seconda questione: «crediamo noi nel Cristo risorto? Se ci fermiamo solo alle affermazioni che possiamo fare con le nostre labbra, non ci sarebbe problema. Ma la fede non è fatta solo di parole; è in gioco la vita». Capendo che «l’amore per quanto vulnerabile e perdente, esce vincitore da tutte le prove come è stato l’amore di Gesù», «ciascuno di noi dovrebbe vivere la fede in modo così convinto e coinvolgente da suscitare domande in chi ci incontra». «I primi cristiani portavano stampata in volto la notizia della Resurrezione. E noi, sul nostro volto, che cosa portiamo stampato?». «Senza di lui – ha concluso – non possiamo vivere. E senza di lui non possiamo essere testimoni di speranza e di vita, di cui il mondo oggi ha tanto bisogno».

«Agganciamo l’aratro della vita alla stella di Pasqua». Le parole di mons. Sacchi nella Veglia Pasquale

«Occorre agganciare l’aratro della vita alla stella di Pasqua». È l’esortazione espressa – richiamando il proverbio africano “Bisogna agganciare l’aratro ad una stella” – dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata sabato sera nel corso della Veglia Pasquale che ha presieduto in Cattedrale. «Già ora siamo risorti con Cristo se lasciamo che il suo amore e la sua presenza entrino nella nostra vita per trasformarla», ha aggiunto, spiegando che «il dono che Cristo ci fa non è la salvezza dalla morte: noi siamo e restiamo mortali. Il dono è la salvezza nella morte». «La morte non ha vinto e non vince. Mai», ha scandito il Vescovo. Perché «la morte non è l’ultima parola sull’uomo. L’ultima parola sull’uomo e sul mondo non è il venerdì Santo, non è la malattia, il tumore, la guerra, l’ingiustizia, ma è pace, giustizia perdono, vita eterna, un mondo diverso, il paradiso». «La resurrezione – ha evidenziato il Vescovo – non è soltanto un fatto avvenuto, un fatto che riguarda Gesù, ma un fatto che avviene e che avverrà per tutti: questa è la speranza cristiana».
Mons. Sacchi ha iniziato la sua omelia proponendo il racconto “Non succede nulla…” di don Alessandro Pronzato, sacerdote di origine monferrina, nel quale si ripercorre cosa succedeva in paese rispetto alle differenze tra uomini e donne nel celebrare la Pasqua. Il racconto si conclude con la moglie che convince il marito a “fare Pasqua” intanto «male non ti fa… E poi non succede niente, sta’ tranquillo: mica crolla il mondo!». «Invece, sì», ha commentato il Vescovo: «A Pasqua crolla il mondo. A Pasqua succede la fine del mondo (il finimondo!). Se si “fa Pasqua”, niente più va avanti come prima. Tutto cambia».
«La forza della resurrezione deve agire ai centro del nostro essere, al centro della nostra libertà, al centro della nostra vita delle nostre scelte», ha ammonito mons. Sacchi. Poi la citazione di san Serafino di Sarov (il san Francesco della chiesa ortodossa) che salutava sempre chi incontrava con queste parole: “Mia gioia, Cristo è veramente risorto”. «Lui – ha osservato mons. Sacchi – riusciva a trasferire nel quotidiano, nei rapporti personali, tutta l’energia pasquale». Anche a ciascuno di noi è chiesto questo: vivere capaci di credere nella resurrezione, vivere a partire dalla resurrezione. Vivere capaci di amare come Cristo ci ha amati: fino in fondo. Vivere capaci di sperare in Dio, sempre. E allora sarà Pasqua e allora la nostra vita sarà sempre un continuo risorgere fino al giorno in cui anche per noi si compirà la resurrezione alla vita immortale».
Durante la Veglia, mons. Sacchi ha conferito il Sacramento della Confermazione ad una giovane e a due giovani, uno dei quali ha ricevuto anche per la prima volta l’Eucaristia.