Di seguito, il testo integrale della “Cronaca di un episcopato” in cui don Giampio Devasini, Vicario Generale della Diocesi, ripercorre i 9 anni di ministero episcopale di mons. Alceste Catella nella Diocesi di Casale Monferrato. Il testo è stato pubblicato dal settimanale diocesano “La Vita Casalese” nel numero di giovedì 5 ottobre 2017.

Sono ormai trascorsi poco più di nove anni dall’ingresso in Diocesi del Vescovo Alceste Catella (7 settembre 2008) ed approssimandosi l’inizio del ministero del Vescovo eletto Gianni Sacchi (29 ottobre c.a.), ritengo cosa buona e giusta fare memoria grata – gratitudine non “a buon mercato” ma “a ragion veduta” – del suo servizio in mezzo a noi come Successore degli Apostoli. Tale servizio si è espresso innanzitutto nello svolgimento dell’azione pastorale ordinaria propria di ogni Vescovo ma anche in tutta una serie di iniziative che ora, senza pretese esaustive, vado ad elencare distinguendo, per comodità espositiva, tra “Vita della Chiesa” e “Chiesa e Società civile”.

VITA DELLA CHIESA

In un mondo come il nostro soggetto a rapidi mutamenti ed agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, Mons. Vescovo ha cercato, con l’aiuto di molti, di individuare obiettivi, metodi e strumenti atti a rendere la Chiesa casalese capace di una testimonianza profetica. Nell’elenco troverete enunciate anche alcune realizzazioni che dicono della natura umana e non solo divina della Chiesa, che dicono cioè del suo essere una realtà incarnata in un tempo e in uno spazio.

Unità Pastorali. L’11 settembre del 2010 i nove Vicariati Foranei in cui era articolata la Diocesi sono stati sostituiti da quattordici – ora dodici – Unità Pastorali disciplinate da un apposito testo normativo (riveduto nel 2015): Le Unità Pastorali. Orientamenti e norme. Dell’ecclesiologia conciliare di comunione missionaria cui il predetto testo si ispira si sottolineano qua tre aspetti. Il primo richiama la valorizzazione di ogni ministero e carisma che è nel Popolo di Dio e, in particolare, chiede una svolta qualitativa nella cooperazione del laicato che dovrà assumere sempre più un ruolo di corresponsabilità nelle varie attività pastorali. Il secondo postula un deciso e costante rinnovamento missionario della pastorale se si vuole essere fedeli al mandato del Signore e al magistero di Papa Francesco che con la parola e con l’esempio addita l’ideale di una “Chiesa in uscita”. Il terzo ripropone l’impegno a superare una pastorale individualista ed introversa per mettersi, decisamente, a lavorare insieme fra Parrocchie vicine attraverso la realizzazione di semplici e concreti progetti pastorali studiati insieme e poi insieme applicati. A che punto siamo del cammino? Beh, alcuni passi in avanti sono stati compiuti e però molti di più sono quelli che ancora restano da compiere.

Laboratorio per la formazione dei collaboratori pastorali. Al fine di dare volto concreto al primo ed al secondo aspetto dell’ecclesiologia conciliare di comunione missionaria sopra evidenziati, è sorto nell’anno 2016 il “Laboratorio per la formazione dei collaboratori pastorali”. Di durata triennale, detto Laboratorio – disciplinato da un apposito documento (1 agosto 2015) – vede la partecipazione costante ed appassionata di una trentina di fedeli laici provenienti da varie parti della Diocesi.

Chiesa in uscita. Nel settembre del 2014 sono stati promulgati e consegnati all’intera comunità diocesana due documenti. Il primo – intitolato Le età della vita. Linee pastorali – è la sintesi dell’intenso lavoro svolto dal Consiglio Pastorale Diocesano, dal Consiglio Presbiterale e dalle Equipes delle Unità Pastorali. Il secondo – intitolato Parola e Pane di vita in assenza di celebrazione Eucaristica – è un Decreto con cui Mons. Vescovo autorizza la celebrazione – là dove ve ne sia la necessità – della Liturgia festiva della Parola di Dio in assenza di celebrazione Eucaristica. Questi due documenti vogliono essere semplicemente dei mezzi per realizzare momenti fondamentali della vita delle nostre comunità: la trasmissione della fede, l’iniziazione cristiana, l’attenzione ai giovani, alla famiglia, agli adulti, le “sante convocazioni” che costruiscono e fanno vivere le comunità. Afferma il Santo Padre Francesco: «La Chiesa è davvero viva se, formando un solo essere vivente con Cristo, è portatrice di vita, è materna, è missionaria, esce incontro al prossimo, sollecita di servire senza inseguire poteri mondani che la rendono sterile. Perciò, celebrando i santi misteri ricorda Maria, la Vergine del Magnificat, contemplando in lei “come in un’immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera di essere” (SC 103)» (Discorso ai partecipanti alla 68ª Settimana Liturgica Nazionale, 24 agosto 2017).

Sinodalità. In occasione della seconda serata del Convegno Pastorale Diocesano del settembre 2016, i partecipanti – divisi in dieci gruppi ed aiutati da un facilitatore – hanno riflettuto insieme su alcuni degli snodi dell’Es. Ap. Evangelii gaudium e la relazione programmatica di Mons. Vescovo, in occasione della terza serata, ha preso le mosse proprio dalle dieci relazioni. Analoga esperienza è stata vissuta in altre due occasioni:
a) l’Assemblea Diocesana del giugno 2017 chiamata a ritornare sulle “cinque vie” oggetto della riflessione del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze (novembre 2015) lette alla luce sia dell’Es. Ap. Evangelii gaudium sia dei testi elaborati dal Consiglio Pastorale Diocesano;
b) la seconda e la terza serata del Convegno Pastorale Diocesano del settembre 2017 dal titolo «I nostri giovani tra presente e futuro».
Marcatamente sinodale è stato poi anche il cammino che ha portato alla costituzione delle Unità Pastorali. L’obiettivo è evidente: si tratta di tornare, anche attraverso un metodo di lavoro, ad assumere sempre più coscientemente una “forma mentis” che è quella di una Chiesa in permanente stato di sinodalità. Il camminare insieme (questo significa la parola “sinodo”), pastore e gregge, deve cioè tornare ad essere la forma tipica della vita della Chiesa, la forma tipica della vita del santo Popolo fedele di Dio.

Messaggi alla Diocesi. Undici i messaggi indirizzati da Mons. Vescovo alla comunità diocesana: Ascolta e amerai (2008-2009); «Vieni e vedrai» (Gv 1,46) – La passione per il compito educativo (2009-2010); L’educare: opera congiunta di molteplici soggetti (2010-2011); «Andate, fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19) – Genitori e comunità insieme per custodire e coltivare il dono del Battesimo (2011-2012); «Questa è l’opera di Dio: che crediate in Colui che Egli ha mandato» (Gv 6,26) – Riflessioni sulla Fede, il Battesimo, l’Eucaristia, la Carità (2012-2013); «Gesù in persona si accostò e camminava con loro» (Lc 24,15) – Per un progetto diocesano di pastorale giovanile (2013-2014); Chiesa in uscita (2014-2015); «Misericordias Domini cantabo» (Sal 89,2) (2015-2016); Alla scuola di Evangelii gaudium (2016-2017); «Pronti sempre a rendere testimonianza a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3, 15) e I nostri giovani tra presente e futuro (2017-2018).

Vita Consacrata. A fronte della chiusura di molte delle case religiose presenti in Diocesi, finalmente una bella notizia: salvo imprevisti, nei primi mesi del prossimo anno giungeranno a Crea le monache del Monastero domenicano “Maria di Magdala” avente attualmente sede in Moncalieri. Dapprima si stabiliranno nella manica S. Paolo e poi, a ristrutturazione avvenuta, si trasferiranno nella manica S. Gregorio-Casa della Gioia. Così scrivono le “nostre” monache: «Noi vogliamo che la nostra casa esprima l’apertura a Dio e agli altri, la scelta di attenzione e cura a ciò che è essenziale, la semplicità di una vita condivisa per il bene di tutti».

La Vita Casalese. Negli ultimi anni il nostro settimanale diocesano – che vanta un centinaio di collaboratori volontari cui va la riconoscenza dell’intera Diocesi – ha vissuto – come molti giornali cattolici e non – momenti assai difficili. Il convinto appoggio morale ed il generoso sostegno economico di Mons. Vescovo hanno contribuito in modo decisivo a far sì che questa storica voce non si spegnesse e venissero salvaguardati diversi posti di lavoro. Oggi, grazie anche alla nuova disciplina normativa, è possibile guardare al futuro con rinnovata speranza.

Laicizzazione” della Curia Vescovile…e non solo. Negli anni dell’episcopato di Mons. Catella la responsabilità di ben sei Uffici/Servizi pastorali – Cultura, Comunicazioni Sociali, Famiglia (ora tornata ad un presbitero), Lavoro, Migranti, Beni Culturali Ecclesiastici – così come la Presidenza dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero e la Presidenza dell’Opera Diocesana Assistenza sono passate dai presbiteri ai fedeli laici che, in genere, hanno dato e stanno dando buona prova di sé per competenza, dedizione e passione.

Trasferimento della sede della Curia Vescovile da via Liutprando in piazza Calabiana. Tale trasferimento – avvenuto nel 2013 – consente ad operatori ed utenti di usufruire di spazi decisamente più ampi e confortevoli, concorre all’utilizzo dei locali di quella che è stata la sede del Seminario Vescovile (ente tutt’ora proprietario dell’immobile), favorisce la progressiva concentrazione di molte attività pastorali in un unico luogo con tutti i vantaggi che ne conseguono. A breve, il secondo piano diventerà sede dell’Archivio Diocesano.

Casa del Clero. Alla “Casa N. S. Regina di Crea” (“Serniola”) Mons. Vescovo ha voluto  fosse affiancata, nel cuore della Diocesi, una seconda struttura di accoglienza per i sacerdoti anziani e così il 19 marzo 2014 è nata la “Comunità S. Evasio” con sede presso la R.I.S.S. “Mons. Oreste Minazzi” (Casale, Via Biblioteca 1). Si tratta di tre bilocali – con ampi spazi comuni – attualmente occupati da Mons. Vescovo e da due Canonici. È prevista la realizzazione di altri bilocali.

Risanamento economico-finanziario dell’ente Diocesi. L’aver ereditato alcune pesanti situazioni debitorie accompagnate da una sostanziale assenza di politiche volte al ripianamento delle stesse ha comportato, da parte di Mons. Vescovo, un notevole dispendio di tempo e di energie oltreché l’esperienza di alcune umiliazioni. Risultato dell’impegno: il debito sta progressivamente rientrando e comunque è sotto controllo.

CHIESA E SOCIETÁ CIVILE

Molto sensibile alle tematiche sociali anche a motivo del suo vissuto biografico, Mons. Vescovo così affermava nell’omelia pronunciata il 12 novembre 2011, in occasione della Solennità di S. Evasio, Patrono della Città e della Diocesi: «[…] Ci chiediamo: che cosa ha da dire l’Eucaristia a persone che intendono vivere “da cristiani” il loro essere “cittadini”? A persone socialmente e istituzionalmente impegnate? L’insegnamento sociale della Chiesa da lungo tempo ci ha educato a valutare le implicazioni non solo etiche, ma anche sociali e politiche, della fede cristiana e della sua pratica ecclesiale, fino a farle recepire come dimensione costitutiva della coscienza credente. […] La partecipazione all’Eucaristia richiama costantemente i credenti alla coscienza della loro responsabilità storica. Una responsabilità rivolta allo stesso tempo verso il dono dell’Eucaristia da cui scaturisce la presenza ecclesiale e verso il bene comune della città a cui essa pure simultaneamente chiama. Proprio gli spazi urbani dei nostri territori dicono che è nella natura della fede animare dal di dentro il vissuto collettivo. Mentre si rende necessario ribadire la rivendicazione di uno spazio pubblico alla parola e alla visione della fede, noi credenti siamo tenuti a dare corpo a una presenza “eucaristica” che testimoni coerentemente la forza trasformante della fede per la vita personale e per i rapporti sociali. La qualità eucaristica dell’esistenza cristiana si mostra nella sua capacità di superare tutte le forme di spiritualismo disincarnato e di dissociazione tra privato e pubblico, tra coscienza (per noi: credente) e storia, per far crescere, invece, credenti responsabili, comunità vive, assidua formazione e cordiale collaborazione, spirito di dedizione e di sacrificio nella fraternità e nella solidarietà. Corrispondentemente, l’autentico impegno sociale nasce dalla maturazione di una comunità eucaristica, che ha assimilato il senso cristiano della vita affidato al Sacramento e da esso passato a coloro che si comunicano. Il primo apporto della comunità eucaristica alla vita sociale è l’esperienza di relazioni autentiche, modellate sull’esempio e sulla presenza del Signore. Il culto cristiano non è un mero atto privato, ma possiede un carattere pubblico che impegna le relazioni sociali, la testimonianza di fronte a tutti, a maggior ragione quando a renderla è chiamato un credente con responsabilità sociali e politiche, al quale è chiesto un impegno anche istituzionale per “la promozione del bene comune in tutte le sue forme”». L’anno successivo (2012), sempre in occasione della medesima Solennità, Mons. Vescovo, dopo aver detto che «[…] il Vangelo è forza propulsiva per una vita nuova che si investe di cambiamenti anche sul piano economico, politico e sociale; è offerta di salvezza per tutti che passa attraverso l’assunzione del vero, del buono e del giusto che ogni cultura anche diversa dalla nostra porta con sé. È dunque determinante la scelta di formare nelle nostre comunità, laici adulti, credenti e credibili testimoni della speranza del vangelo nel concreto quotidiano della vita di famiglia, di lavoro, di sofferenza, di cultura; nelle realtà politiche, economiche e finanziarie, e nelle istituzioni della città degli uomini. La dottrina sociale della Chiesa resta per questo il punto di riferimento sicuro e condiviso per tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà. Così i cristiani diventano sale che dà sapore alle realtà umane comuni a tutti gli uomini, e luce che illumina il cammino della città terrena sulla via della giustizia e della vera pace», aggiungeva a braccio: «La Dottrina Sociale che fa parte della Dottrina della Chiesa, non è un’appendice voluttuaria. Ai cristiani interessa sapere qualcosa dei Sacramenti? Molto bene! I cristiani devono imparare a pregare? Molto bene! Alla stessa stregua, i cristiani devono conoscere, approfondire, praticare ciò che la Chiesa, alla luce del Vangelo, insegna circa il modo di relazionarsi, di giudicare, di valutare, di operare nella società».
Ecco sinteticamente esposto, con le sue stesse parole, il “background” in cui si collocano gli eventi/interventi di Mons. Vescovo che ora passo a ricordare.

Agenda di Speranza del Monferrato: ripartiamo insieme. Frutto di un intenso e capillare lavoro fortemente voluto da Mons. Vescovo, svolto con cura dal Servizio per la Pastorale sociale e del lavoro e durato circa due anni, l’Agenda – presentata al pubblico in forma di opuscolo il 23 novembre del 2013 – si articola in due parti: memoria delle ferite (l’amianto, le alluvioni, le frane, l’inquinamento delle falde e dell’acquedotto, la scarsità e l’invecchiamento della popolazione, l’illusoria autarchia dei Comuni specie quelli più piccoli); analisi e proposte concrete relative agli ambiti di intervento ritenuti prioritari (territorio, trasporti, welfare, cultura). Il tutto nella convinzione di fondo – condivisa, pare di capire, più nelle parole che nei fatti – che: o si riparte insieme o non si riparte.

Caso “Eternit”. All’indomani della sentenza della Corte Suprema di Cassazione (19 novembre 2014) con cui veniva annullata senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato di disastro ambientale la sentenza della Corte d’Appello di Torino sulla strage dell’Eternit, cosi scriveva Mons. Vescovo: «Vi sono dei momenti nei quali si avrebbe voglia di tacere per meglio riflettere, capire, pregare…Eppure, proprio in questi momenti, non mi è consentito di tacere; la ragione, il cuore mi dicono che devo parlare per esprimere la mia vicinanza e condivisione con la mia amata città di Casale, con le famiglie che ancora una volta vengono costrette a rivivere il dolore degli atroci distacchi che la morte per amianto ha arrecato. Sono con voi, o carissimi; sono addolorato, deluso, frustrato, indignato. Nei giorni delle sentenze avevamo rinnovato la nostra fiducia nella giustizia, ora veniamo a sapere – noi poveri ingenui – che il diritto non ha nulla a che fare con la giustizia! Allora avevano ragione i latini quando dicevano “summum jus summa iniuria”; allora il diritto è solamente un insieme di regole che funziona in maniera autoreferenziale…, e io che credevo fosse una prassi relazionale rivolta al cittadino, ogni cittadino, tutti i cittadini…[…] Ancora una volta siamo chiamati ad essere solidali, comunità solidale che condivide e si impegna e non permette che l’unione venga incrinata; ancora una volta ci stringiamo a quanti hanno vissuto e vivono il tremendo mistero della sofferenza; ancora una volta tutti invito ad una preghiera unanime e corale». Il 10 settembre 2016, al termine della cerimonia d’inaugurazione del parco “EterNot” realizzato nel quartiere del Ronzone, sull’area dove sorgeva lo stabilimento Eternit più grande d’Europa (94mila mq), così si esprimeva Mons. Vescovo: «Questo parco è un memoriale. Perché la parola ‘memoriale’ nella cultura dell’ebraismo e in quella cristiana significa un atto celebrativo inteso a rendere presente il passato per aprirsi al futuro. Nella parola ebraica che dice ‘memoriale’ vi è il richiamo alla cicatrice, cioè qualcosa di concreto che rende presente il passato ma, nel medesimo tempo, dice di una guarigione che apre al futuro. Il nuovo parco rende presente il passato ma, nello stesso tempo, è esperienza di passaggi. Per Casale Monferrato e la sua gente questo richiamo attesta quanto già sta avvenendo: il cammino insieme, lo sforzo comune, secondo le diverse competenze e responsabilità, perché il passaggio – che non dimentica il passato ma che si apre al futuro – a mano a mano si avveri».

Ecco, è da un Vescovo che ha così parlato ed operato, è da un Vescovo che certamente continuerà ad amare e a servire, sia pure in un modo diverso, la Chiesa casalese, che prenderemo commiato sabato 14 ottobre, alle ore 21, in Cattedrale. A lui, fin d’ora, vogliamo dire dal profondo del cuore: grazie, Vescovo Alceste!

don Giampio Devasini
Vicario Generale