«La fede ci aiuta ad inoltrarci nel futuro e di sentire nel cuore una certezza: non siamo soli. Con noi cammina il Signore della storia e noi siamo nelle sue mani provvidenti e amorose». Lo ha affermato il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata nel pomeriggio di oggi, 1° gennaio 2018, durante la celebrazione eucaristica presieduta in Cattedrale.
Mons. Sacchi ha iniziato la sua riflessione ricordando che nel primo giorno dell’anno ricorre la Giornata mondiale della pace giunta, nel 2018, alla 51ª edizione. «Quest’anno – ha ricordato il Vescovo – Papa Francesco incentra la sua attenzione sui migranti e sui rifugiati, “uomini e donne in cerca di pace”». «Il Papa ricorda che ci sono “250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati” che scappano da situazioni di fame, guerre e persecuzioni», ha proseguito mons. Sacchi, osservando che «a noi, quando sentiamo parlare di rifugiati e di migranti, viene l’orticaria. Ma se nei loro Paesi ci fosse il benessere, la pace, la tranquillità starebbero nelle loro case, nei loro territori. E anche noi se qui in Piemonte, nella nostra Italia, arrivassero la guerra, la carestia, la persecuzione, per spirito di sopravvivenza andremmo da un’altra parte, diventeremmo anche noi migranti». «Oggi, una preghiera particolare va a loro – rifugiati e migranti – ma soprattutto il nostro impegno, ad ogni livello, perché nel mondo, a cominciare da noi, ci sia più attenzione e sensibilità verso questo dramma del nostro tempo».
Nel primo giorno dell’anno, mons. Sacchi ha poi fatto accenno alla “liturgia laica” dei “pronostici” e degli “auguri”. «I pronostici cercano in qualche modo di fendere la cortina fumogena dell’inconoscibile, dell’imprevedibile, di ciò che ci sta davanti e non siamo in grado di pianificare e inquadrare nei nostri schemi, come spesso vogliamo fare. E, allora, ecco il ricorso a maghi, fattucchiere e alle stupidaggini degli oroscopi». «Gli auguri, invece, non toccano la conoscenza ma la volontà. Si vorrebbe per sé e per le persone che ci stanno a cuore quanto di più bello ci possa essere nella vita». Ma «se ci pensiamo bene, pronostici ed auguri soffrono di una sorta di impotenza, perché non sono in grado di modificare la nostra situazione creaturale». Per questo, «se ci pensiamo un po’, ci accorgiamo di quanto questa “liturgia laica” sia effimera. Ci occorre un’altra liturgia, quella che siamo qui a vivere insieme e che ci aiuta a camminare verso il futuro con un senso di speranza e di pace interiore».
«Il Dio che è entrato nel nostro tempo con l’Incarnazione è sempre con noi, non ci abbandona più. Ogni attimo, ogni giorno, anche il più umile e banale dei nostri giorni, è abitato dalla sua presenza». «Come saranno i giorni del nuovo anno che ci stanno davanti?», si è chiesto mons. Sacchi: «È certo che saranno giorni di grazia, questo è l’unico pronostico sicuro». Perché «siamo figli teneramente amati, nonostante le nostre fragilità e i nostri limiti. E ogni giorno che iniziamo, Dio rinnova per noi la grazia della vita e del suo amore». «Riusciremo ad interpretare la nostra vita secondo il pronostico e l’augurio della fede? Il Vangelo ci suggerisce due strade: quella della contemplazione e quella della celebrazione». L’esempio è quello di Maria che «meditava tutti gli avvenimenti nel suo cuore».