«Non dimenticarti mai di coloro che busseranno alla tua porta e semplicemente chiederanno che tu sia uomo della carità. E che lo sia in un modo non parziale ma con la stessa misura per tutti. A partire dal diaconato nel ministero si entra da questa parte, da questa soglia. Rispondendo al bisogno che ci si presenta senza sceglierlo ma lasciandosi scegliere. Non domandare mai che tessera hanno i poveri, neppure di che religione sono, quando chiederanno, quando avranno bisogno». Lo ha affermato ieri sera il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella, rivolgendosi a Francesco Garis, studente del Seminario interdiocesano “Maria Vergine del Cenacolo” in Betania di Valmadonna (Al), nell’omelia (clicca qui per il testo integrale) pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica durante la quale gli ha conferito l’ordinazione diaconale. Commentando le letture scelte per la liturgia della Parola, mons. Catella ha voluto evidenziare «i tre passi della “diaconia”: il servizio delle mense, il Signore che si fa servo e il servo che diventa Signore. Tre passi per entrare nel primo dei gradi dell’ordine sacro». «Il diaconato – ha sottolineato mons. Catella – non è un grado dell’ordine attraverso il quale si passa per poi dimenticarlo per ricevere il presbiterato e, se Dio vuole, l’episcopato. Il diaconato – la diaconia, la servizievolezza – rimane anche nei successivi gradi dell’ordine. Non è un passaggio da scrollarci dalle spalle velocemente, ma da tenere come traccia. Anzi, possibilmente come fondamento che cambia la qualità del ministero cristiano anche poi da preti».