Una mia lettera scritta a mano in modo molto informale e fatta arrivare al Papa tramite un nostro sacerdote che nel giugno 2018 ha partecipato ad una messa a Santa Marta, si è concretizzata in un’udienza personale con il Santo Padre Francesco venerdì scorso. Sul mio cellulare ho ricevuto una telefonata dalla Prefettura della Casa pontificia, che si occupa di tutte le udienze del Papa, dove mi si comunicava che la mia richiesta di incontrarlo era stata accolta e il Papa mi avrebbe ricevuto nella mattinata di venerdì 18 gennaio.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso, perché proprio non ci pensavo più a quella lettera, anche perché non avevo seguito il protocollo ufficiale per chiedere udienza attraverso la Segreteria di Stato o la Nunziatura.

Avevo incontrato il Papa personalmente già due volte lo scorso anno: alla CEI di maggio e al corso per i nuovi vescovi a settembre, ma erano stati incontri veloci di presentazione, stretta di mano e saluti. Invece questa volta lo stare 40 minuti a tu per tu con lui è stata veramente un’esperienza spirituale e umana molto forte e arricchente. 

Percorrere la loggia di Raffaello, la sala Clementina e poi una serie di magnifiche sale e saloni, fino ad arrivare alla biblioteca privata dove il Papa riceve in udienza Capi di Stato, Cardinali e Vescovi mi ha fatto una certa impressione.

Papa Francesco è una persona che ti mette subito a tuo agio, ascolta, interviene e fa domande.

Io innanzitutto l’ho ringraziato per avermi ricevuto, poi per aver avuto fiducia in me affidandomi la guida della diocesi di Casale Monferrato.

E sulla diocesi ha voluto sapere nel dettaglio quali erano le diocesi confinanti, le province, il numero di abitanti, le parrocchie e le difficoltà che abbiamo. Ho sottolineato a lui i problemi del territorio: la perdita di molti posti di lavoro, il dramma dell’amianto e il fenomeno della denatalità via via crescente, che di anno in anno segna sempre più il nostro territorio e impoverisce le comunità.

Ho presentato a lui la situazione ecclesiale con il numero dei sacerdoti incardinati e la proiezione nel futuro non tanto lontano di ciò che ci aspetta se in questi prossimi anni non diventiamo lungimiranti e propositivi pastoralmente. Mi sono soffermato parecchio sul progetto delle Unità Pastorali viste non come una semplice riorganizzazione pastorale della diocesi per ovviare alla mancanza di ministri ordinati, ma come un rinnovamento dell’azione evangelizzatrice in un contesto che è cambiato rispetto al passato.

Non ho nascosto a lui le difficoltà che incontriamo, soprattutto verso chi si crede autosufficiente o è ancorato ad una visione pastorale di pura conservazione. E lui mi ha incoraggiato ad andare avanti auspicandosi che i primi a collaborare in questo progetto siano proprio i sacerdoti sul territorio. Poi il discorso è andato sul tema delle vocazioni partendo dalla situazione piemontese che gli ho descritto: attualmente ci sono 65/70 seminaristi per 17 diocesi. Ho visto sul suo volto la preoccupazione, perché oltre al clima culturale e sociale segnato da indifferenza e crescente disaffezione alla religione, questo è un aspetto che ci deve far riflettere molto e deve spingerci a trovare nuove proposte da indirizzare ai giovani. Il problema delle vocazioni lo tocca nel profondo, perché per ben tre volte mi ha ripetuto di lavorare e insistere su questo aspetto fondamentale per la vita delle nostre diocesi. 

Come piccolo dono gli ho portato tre libri: due sul venerabile Casimiro Barello, e uno sulla nostra bellissima Cattedrale di Sant’Evasio. Questi testi sono stati lo spunto anche per presentargli brevemente la figura del nostro Casimiro Barello, la sua breve vita e gli aspetti fondamentali che hanno contrassegnato il suo percorso spirituale: il pellegrinaggio, la santa Messa, l’Adorazione eucaristica e la preghiera prolungata. Mi ha ascoltato con grande attenzione guardando l’agile libretto sulla sua vita che abbiamo recentemente fatto stampare. Poi mettendosi gli occhiali ha sfogliato il libro sulla cattedrale soffermandosi sul magnifico crocifisso che ha molto apprezzato per la sua maestosità e bellezza. Gli ho raccontato la storia del crocifisso e le vicende legate alla sua presenza nella nostra chiesa cattedrale. Poi altre cose personali che hanno fatto scorrere in fretta le lancette dell’orologio giunte velocemente a mezzogiorno. Prima di salutarlo con un abbraccio mi sono messo in ginocchio davanti a lui, davanti a Pietro, e ho chiesto una benedizione per me, per tutti i miei preti e per tutta la diocesi. Con grande semplicità ha invocato la benedizione su tutti noi e mi ha benedetto. Poi mi ha accompagnato all’uscita della biblioteca privata e ad accogliermi c’era il Prefetto della casa Pontificia monsignor Georg Gänswein (il segretario di Papa Benedetto XVI) che mi ha salutato chiedendomi di spiegargli bene dove si trovava Casale Monferrato. Ho ripercorso tutte le sale e i saloni ricchi di arte e di storia per raggiungere il cortile di San Damaso, la scala regia e il famoso portone di bronzo che introduce nel palazzo apostolico.

Ho ricevuto questo dono grande di poter parlare con il Papa, di stargli accanto per un momento, per sentirmi ancora di più in comunione con lui e con tutte le preoccupazioni e la sollecitudine pastorale che porta per ogni Chiesa. È un uomo di Dio, che trasmette la serenità e la pace interiore che gli vengono dall’essere ancorato sulla roccia che il Signore Gesù.

Il Papa ha ricevuto da Gesù, che lo ha scelto per il ministero Petrino, il compito di confermarci nella fede. Papa Francesco continua a farlo con le sue parole e la testimonianza della sua vita semplice e gioiosa e a tutti chiede di pregare per lui, perché è ben consapevole del peso enorme che ha ricevuto di guidare tutta la Chiesa. Ci impegniamo a farlo, perché possa sentire sempre una continua preghiera che sale a Dio da tutta la Chiesa per lui.

                                                                                                    † Gianni Vescovo