Una fitta nebbia avvolgeva il Sacro Monte di Crea quando sono giunti due autobus da Casale insieme a molte auto dai dintorni con amici, collaboratori e assistiti della Caritas diocesana per celebrare insieme un “Giubileo in amicizia”, con il coinvolgimento dei bisognosi. Al contrario, nella moderna sala dei convegni del santuario, quanta vita, amore e colori tra i partecipanti in nome della speranza, della condivisione e della fratellanza .
La mattinata è iniziata con un primo momento di preparazione e di riflessione per riconoscere insieme i segni di Speranza nei propri territori, dove la Caritas si fa annuncio radicato nella Parola in modo profondamente calato nella vita reale per poter generare momenti di condivisione nell’amicizia e nel dialogo. Don Marco Calvo, responsabile della Caritas diocesana, e il suo giovane staff hanno preparato momenti di canto e momenti di silenzio perché ognuno potesse confrontarsi con la propria anima e leggersi dentro. Il Giubileo, ha detto don Marco, è “una grande misericordia che ricevo e che regalo” e in questa prospettiva s’inserisce la richiesta di perdono per i propri peccati e la volontà di “far del bene”. Don Marco ha distribuito due cartoncini: uno sul quale scrivere i propri peccati (sintetizzati nei sette vizi capitali) e sull’altro le “cose buone” alla luce di Fede , Speranza e Carità. Ha ricordato come papa Leone XIV (in Dilexi te, 119) scrive che “L’amore e le convinzioni più profonde vanno alimentate e lo si fa con gesti. Rimanere nel mondo delle idee e delle discussioni, senza gesti personali, sarà la rovina dei nostri sogni più profondi”.
Poi i fedeli sono usciti per il pellegrinaggio intorno al Sacro Monte dove, tra una nebbia che proteggeva come un sudario, si sono alternati preghiere, canti , pensieri di San Francesco d’Assisi, Santa Teresina Lisieux, San Pier Giorgio Frassati, San padre Pio e Santa Madre Teresa di Calcutta con drappi che parlavano di perdono, di speranza, di vita piena, di pace dello Spirito, delle nostre azioni che sono solo come delle piccole gocce nell’oceano che però lo alimentano.
Tornati al santuario la fiamma di un braciere ha consumato i peccati per far rinascere a nuova vita simboleggiata da un lumino che ognuno ha portato sulla balaustra del presbiterio e lì sono rimasti fino al loro naturale spegnimento a simbolo di amore e tenacia.
Nel santuario si è stati accolti dal vescovo mons. Gianni Sacchi, dal rettore monsignor Francesco Mancinelli e da don Franco Zuccarelli. Monsignor Francesco ha dato il benvenuto a tutti parlando di un “surplus di Spirito Santo con questa giornata di Pellegrinaggio Giubilare” esortando però a “non chiuderlo in un cassetto ma a renderlo vivo nella nostra vita quotidiana”. Ha sottolineato l’importante ruolo svolto dalla Caritas diocesana che, con gesti concreti, porta aiuto a quanti sono in difficoltà : ma chi non è in difficoltà? Tutti hanno bisogno di essere ascoltati ed hanno bisogno di Amore. E ancora la “Dilexi te” indica non si tratti solo di chi non ha mezzi di sostentamento, ma anche del disagio di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, del disagio morale e spirituale, di quello culturale, di quello di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, o di quello di chi non ha diritti.
Nella Messa la lettura del giorno era Giovanni 2, 1-11, con Gesù che trasforma l’acqua in vino durante il banchetto nuziale a Cana e Maria protagonista di questo evento nel momento in cui si preoccupa della mancanza di vino e lo dice al figlio. Nella sua omelia il Vescovo ha espresso la gioia di essere tutti insieme di fronte a Maria , madre della Speranza. Ha sottolineato come si deve “diventare servi della speranza cristiana, trasformando le nostre azioni in doni da offrire agli altri uomini” . E’ amore, ha detto ancora il Vescovo, battito del cuore che ci porta verso gli altri, paragonando gli operatori Caritas alle anfore di pietra dove l’acqua si era trasformata in vino. Coloro che hanno bisogno di aiuto ci insegnano la Speranza. Il Giubileo è riconciliazione, amore, misericordia. E a conclusione della Messa monsignor Sacchi ha affidato a Maria la Caritas diocesana perché possa portare avanti il suo compito sempre al meglio nel suo ruolo di fraternità e carità.




