«Ogni chiesa di pietra dovrebbe essere luogo dove Cristo ci attende per fare di noi una comunità di fratelli e sorelle che vivono il Vangelo. Qui siamo convocati per diventare Chiesa vivente, fatta di pietre vive tenute insieme dalla stessa fede e dalla stessa carità». Lo ha affermato questo pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica per la Solennità della Dedicazione della Cattedrale, avvenuta 911 anni fa. Hanno concelebrato il Vescovo emerito di Mondovì Mons. Pacomio, il Capitolo della Cattedrale e alcuni sacerdoti diocesani.
Mons. Sacchi ha iniziato la sua riflessione da una domanda: «dove abita Dio?». «Il vero tempio di Dio – ha spiegato – è Gesù Cristo. È lui che ci rivela la sua presenza e al tempo stesso ci chiama a diventare noi pure tempio di Dio. La preoccupazione di Gesù, infatti, non è primariamente quella di portarci al tempio ma di portare il tempio di Dio dentro di noi». «Se vuoi trovare Dio rientra in te stesso e lì lo troverai», ha proseguito mons. Sacchi, facendo riferimento all’insegnamento di Sant’Agostino. «Questa è una bella prospettiva – ha notato il Vescovo – purché non conduca certo a forme di intimismo religioso che ci estraniano dalla dimensione comunitaria».
«Se fossimo capaci di ascoltare il linguaggio delle pietre di una chiesa – ha osservato – ci sentiremmo ammonire: “Noi siamo unite, compaginate, ciascuna nel posto dove è stata voluta. E voi, che venite qui per formare la Chiesa viva con quale spirito vi riunite?”».
«È importante prendere coscienza che tutti insieme riuniti intorno all’altare del Signore realizziamo un’architettura meravigliosa in cui ciascuno come pietra viva dovrebbe gioire sapendo di concorrere alla bellezza di tutta la costruzione. Che importa se in alto o in basso, se si è nella chiave di volta o nell’oscurità delle fondazioni! Importa sapere che ciascuno dà e riceve, sostiene ed è sostenuto». «Il ruolo della chiesa materiale è importante perché richiama il senso profondo del nostro essere Chiesa, evitando anche il pericolo di rinchiuderci nel tempio perché alle volte c’è questa tentazione: ci troviamo, facciamo le nostre liturgie, ci autocompiaciamo e poi usciamo dalla porta e tutto finisce lì. Ma il Signore ci vuole per essere nel mondo suoi testimoni: qui incontriamo il Cristo risorto, qui facciamo esperienza di Lui ma poi siamo chiamati ad uscire fuori, per tradurre nella quotidianità l’esperienza che abbiamo vissuto. A che serve vivere delle belle liturgie se poi queste non si traducono in atti concreti di carità, di amore e di testimonianza?». «Chiediamo al Signore – ha concluso Mons. Sacchi – che la bellezza della Chiesa si manifesti non solo nelle pietre e nelle opere artistiche, che ci devono essere e devono essere curate perfettamente, ma soprattutto nella testimonianza gioiosa della nostra fede».

Nel corso della celebrazione eucaristica si è fatto memoria anche del XIX anniversario della morte di monsignor Carlo Cavalla, avvenuta il 4 gennaio 1999 quando era vescovo emerito di Casale Monferrato, diocesi che lo ebbe come pastore dal 1971 al 1995.