Alcune decine di persone hanno accolto l’invito del vescovo mons. Gianni Sacchi a partecipare alla Messa da lui presieduta venerdì mattina nella Cappella di Sant’Evasio per pregare per la pace. Con il Vescovo hanno celebrato il parroco del Duomo, mons. Désiré Azogou, il suo vice, don Marco Calvo, e il penitenziere della Cattedrale, can. Danilo Biasibetti.
La giornata di preghiera e di digiuno era stata indetta dalla Conferenza episcopale italiana accogliendo l’invito di papa Leone. Al termine della Messa, sull’altar maggiore è stato posto il Santissimo Sacramento per l’adorazione. La giornata di preghiera si è conclusa nel tardo pomeriggio nella parrocchia di Sant’Ilario con la Via Crucis cittadina, la Messa e l’adorazione.
Questa l’omelia del Vescovo
Carissimi fratelli e sorelle,
la Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi ci conduce al cuore della fede.
Non ci offre semplicemente una norma morale o una regola religiosa, ma ci rivela il centro stesso della vita con Dio: l’amore. Ed è proprio da questo centro che può nascere anche il dono tanto invocato in questo tempo: la pace.
La prima lettura, tratta dal profeta Osea, è un grande invito alla conversione: “Ritorna, Israele, al Signore tuo Dio”. È un appello che attraversa i secoli e raggiunge anche noi. Il profeta non parla solo di una conversione individuale, ma di un ritorno di tutto il popolo a Dio. Quando il cuore dell’uomo si allontana da Dio, inevitabilmente si spezza anche l’armonia tra gli uomini. La storia lo dimostra: le guerre, le divisioni, le violenze nascono prima nel cuore dell’uomo e poi si manifestano nella storia. Per questo il profeta indica una via molto concreta: tornare a Dio con parole di supplica, riconoscere il proprio peccato, abbandonare gli idoli. E Dio promette qualcosa di sorprendente: “lo li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente”.
La pace comincia sempre così: come una guarigione del cuore. Dio non risponde al peccato dell’uomo con la vendetta, ma con una misericordia che ricrea. Egli promette di essere come la rugiada che fa rifiorire il deserto.
È un’immagine delicata e potente: la rugiada scende silenziosamente, quasi invisibile, ma ha la forza di far rinascere la vita. Questa è l’opera di Dio nella storia: trasformare il cuore dell’uomo perché rifiorisca la pace.
Nel Vangelo questa verità viene portata alla sua pienezza. Uno scriba domanda a Gesù quale sia il primo di tutti i comandamenti. La risposta di Gesù non è una nuova legge, ma il richiamo alla radice di tutta la legge: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Qui è racchiuso il segreto della pace. Non può esserci pace tra gli uomini se prima non c’è l’amore per Dio. Quando Dio è dimenticato, l’uomo finisce per mettere sé stesso al centro: nascono allora rivalità, dominio, conflitti. Ma Gesù unisce in modo inseparabile due amori: Dio e il prossimo.
Non sono due strade parallele; sono un unico cammino.
Chi ama veramente Dio impara a guardare ogni uomo come fratello. E chi ama il fratello riconosce in lui il volto di Dio. Lo scriba, nel Vangelo, comprende questa verità e Gesù gli dice parole bellissime: “Non sei lontano dal Regno di Dio”. Essere vicini al Regno di Dio significa proprio questo: avere un cuore che sa amare. Ed è qui che comprendiamo il senso profondo della nostra preghiera per la pace. La pace non nasce soltanto da trattati, da equilibri politici o da strategie umane. Tutte queste cose sono necessarie, ma non bastano. La pace nasce prima di tutto quando il cuore dell’uomo torna a Dio e impara ad amare.
Per questo la Chiesa prega. Pregare per la pace non significa evadere dalla storia, ma andare alla radice della storia. Significa chiedere a Dio di trasformare i cuori, di disarmare le coscienze, di far rifiorire negli uomini il senso della fraternità.
I Santi lo hanno sempre compreso. Pensiamo a san Francesco d’Assisi, che pregava: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”. Non chiedeva soltanto la pace per il mondo: chiedeva di diventare lui stesso uno strumento di pace. E questo è l’appello che la Parola di Dio rivolge anche a noi oggi.
Non possiamo pregare per la pace senza domandarci: io sono uomo o donna di pace? Nelle parole, nei giudizi, nei rapporti familiari, nelle relazioni quotidiane, costruisco pace oppure alimentano divisione?La Quaresima è il tempo favorevole per questa conversione. È il tempo per tornare al Signore con tutto il cuore, come ci ha chiesto il profeta Osea. È il tempo per lasciarci guarire da Dio da tutto ciò che dentro di noi genera durezza, rancore, chiusura. Quando un cuore si converte, qualcosa cambia nel mondo. Forse non lo vediamo subito, ma il bene si diffonde come la rugiada del mattino.
Chiediamo allora al Signore, in questa Eucaristia, tre doni: un cuore che ami Dio sopra ogni cosa; un cuore che sappia riconoscere ogni uomo come fratello; e un cuore capace di diventare strumento della pace di Cristo.
E allora la nostra preghiera non resterà soltanto una invocazione, ma diventerà una vita che testimonia il Vangelo.
Maria, Regina della pace, accompagni il cammino dei popoli e custodisca i nostri cuori nella carità del suo Figlio.




