«Non tiratevi indietro di fronte all’amore per questo popolo di Dio e questa terra, all’amore per questa diocesi, per le nostre comunità”. Siate «testimoni di amore con dedizione, vita spesa al servizio della nostra gente». È l’esortazione rivolta dal Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, ai sacerdoti diocesani nell’omelia pronunciata ieri sera durante la Messa Crismale presieduta in Cattedrale. Il rito è stato concelebrato anche dal vescovo emerito di Casale, mons. Alceste Catella. Rivolgendosi al suo predecessore, mons. Sacchi così si è espresso: «Caro vescovo Alceste, hai servito questa Chiesa per nove anni. Sei stato padre di questo presbiterio ed è giusto che tu sia qui in questa Eucaristia così significativa per tutti noi consacrati. Grazie per la tua presenza».
Dopo aver ricordato che «tutti i battezzati partecipano del sacerdozio regale di Cristo», mons. Sacchi ha sottolineato che «noi presbiteri siamo resi partecipi in un modo unico e singolare del sacerdozio di Cristo, che ci ha chiamati ad essere segno vivo della sua presenza di pastore in mezzo al suo popolo». In questi cinque mesi dal suo ingresso in diocesi, il Vescovo ha «incontrato e conosciuto la maggior parte di voi, cari fratelli sacerdoti». «A noi – ha osservato – fragili vasi di argilla, è stato fatto il dono straordinario del sacerdozio». Un dono che «avvolge e coinvolge tutto il nostro essere e agire, tutto il tempo delle nostre giornate, tutte le dimensioni della nostra vita».
«La nostra gente, a cui siamo stati mandati, non desidera uomini perfetti o angeli del Paradiso. Desidera – ha aggiunto – uomini che sono in cammino e che mostrano con chiarezza la bellezza e la gioia di essere sacerdoti che si vogliono bene tra di loro, che si aiutano. Uomini che sono degli innamorati solo di Cristo. Perché solo chi vive intensamente questa dimensione dell’amore al Maestro diventa attrattivo e credibile». E poi ha ammonito: «Non siamo preti part-time e neanche dalla doppia vita». «Siamo dei consacrati, apparteniamo a Lui in ogni situazione dell’esistenza, sicuri di non essere mai lasciati a noi stessi».
«In questa celebrazione – ha concluso mons. Sacchi – Prego perché il nostro presbiterio sia a totale servizio del popolo di Dio, capace di uno sguardo particolare sulla Chiesa e attento ai cambiamenti in atto».