CASALE – La chiusura del ciclo annuale di Cantiere della Speranza è stato di altissimo livello, con due appuntamenti culturali che hanno richiamato nella Biblioteca del Seminario la più elevata presenza culturale della nostra diocesi e anche dalle vicine località vercellesi.

Lunedì scorso, 28 maggio, è stato l’atteso incontro sul tema “Per chi sono io? Oltre l’ossessione dell’individuo e della sua libertà”, promosso da Cantiere Speranza, con don Pier Angelo Sequeri, il nuovo Preside del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per gli studi su matrimonio e famiglia.

Attentissimo c’era anche Mons. Luciano Pacomio, in prima fila a prendere appunti con la diligenza di uno scolaretto e la competenza di teologo e scrittore per tutta la vita.

Non solo soddisfatta, ma anche un po’ emozionata Edda Gastaldi, che con Riccardo Calvo è motore di ricerca dei temi e delle persone. E non ha voluto mancare a questo ultimo incontro il nostro Vescovo Gianni Sacchi; per il precedente, su Gaudenzio Ferrari era a Roma all’Assemblea della CEI, ma lunedì sera il Vescovo che tutto il giorno era stato a Sotto il Monte con un centinaio di pellegrini per il 60° anniversario dell’elezione di Papa Giovanni XXIII, ha anticipato il ritorno per poter accogliere, già alle 19 il prof. Mons. Pierangelo Sequeri.

Preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, è molto noto all’interno della Chiesa cattolica italiana, per una serie di canzoni di ispirazione sentimentale – religiosa che ha composto e che sono molto spesso eseguite durante le messe. Tra le raccolte più note, si ricordano Symbolum ’77 – Tu sei la mia vita, Symbolum ’78 – E sono solo un uomo, Symbolum ’80 – Oltre la memoria. Tra le opere più classiche, si possono ricordare il Quintetto per David in memoria di David Maria Turoldo; Bethania, sonata biblica per violino e pianoforte; e una Messa Giubilare, per coro e orchestra, trasmessa in Mondovisione il 3 dicembre 2000. Negli anni precedenti al 2011 ha collaborato con il gruppo musicale Gen Verde per la buona riuscita dell’album “Il mistero pasquale” pubblicato appunto nel corso del 2011. Egli, infatti, lo ha arricchito in senso teologico e musicale, sia per le architetture portanti dell’insieme sia per il nucleo teologico e spirituale profondo di ogni passaggio, gesto e momento. Una raccolta divenuta ricca e attenta ai particolari spesso sottolineati dal mons. Pierangelo Sequeri.

La serata inizia con un’elevazione musicale della Corale della Cattedrale, quindi introduce Riccardo Calvo, facendo riferimento all’ultimo libro di mons. Sequeri “la cruna dell’ego”, in vendita all’ingresso del salone; tutte le copie andranno esaurite e l’autore le firma volentieri.

Per chi sono io? La domanda è di tanti giovani problematici e il relatore confida di aver cominciato a scavare con questa domanda il disagio giovanile del nostro tempo.

Il tema molto è apprezzabile per il valore della persona cui ha dato un grande contributo il cristianesimo.

I nostri ragazzi si esauriscono proprio su questa domanda.

La nostra contemporaneità è cominciata col calendario dei santi laici di Marx, ma ci rifacciamo più lontano a due miti greci: quello di Prometeo e quello di Narciso. Prometeo che ruba il fuoco agli dei e poi Narciso che si innamora di sé stesso.

Prometeo che è l’espressione della secolarizzazione. Tradisce gli dei per amore dell’uomo, ma al contrario Narciso cerca sé stesso, in cui trova la ragione ultima, tanto da specchiarsi in un fiume e lì affoga.

Conclude Sequeri: Narciso è vile, Prometeo è audace.

Passando dal mito alla elaborazione del disagio contemporaneo, Sequeri osserva che in tutti i gruppi la ricerca di sé è dominante, perché discende dal concetto della persona, così caro al cristianesimo.

Il mondo contemporaneo ha abbandonato la generosità e l’audacia di Prometeo e si è rifugiato nella solitudine di Narciso. Il mercato è interessato. Chi guarda solo a sé stesso, è un grande compratore.

Il teologo Sequeri lascia ora il passo al musicologo, che guarda ai canti popolari. Fino all’anno Mille, tutti cantavano lodi sacre, in latino. La donna era sempre in qualche modo la Madonna. Poi fa la sua comparsa l’innamoramento, quando nel XII – XIII secolo nasce la poesia di amore con i trovatori. L’intesa tra l’uomo e la donna è il finale. L’amore romantico è a disposizione dei due e la morte è il sigillo assoluto della conquista dell’eternità. Nella morte si percepisce una certa radice dell’indissolubilità dell’amore.

Più recentemente, il narcisismo si trasforma nella relazione. Tutti dicono che stiamo affogando nel narcisismo.

Il Papa nell’esortazione Apostolica Amoris Laetitia ci dà una guida formidabile per uscire dal narcisismo. Il narcisismo di per sé è sterile, mentre il desiderio va oltre sé stesso, nella realizzazione di sé. Spunto strategico del Papa è nel capitolo IV che individua il testo fondatore nella 1ª lettera ai Corinti al Capitolo 13. E’ il testo dell’amore, che va oltre e fuori di sé. E’ l’amore che da Dio viene dato all’uomo: un amore fecondo che genera.

E la generazione e l’esperienza che ci conduce all’amore danno all’uomo la pienezza della sua dimensione filiale e generativa.

Questa è la vera rivoluzione dell’amore che l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia” (datata 19 marzo 2016) propone di introdurre in forma stabile e progettuale nella vita familiare con una trasformazione difficile, lenta e dolorosa ma, anche grandiosa, liberante e profetica. Rovesciare a partire dalla famiglia l’ordine delle domande cambia tutto! E ci fa ritornare umani. Perché senza filo l’ago non cuce nulla e serve solo per pungere!

In conclusione, allora, la domanda che l’uomo deve avere il coraggio di porsi, sottolinea l’autore, non è “chi sono io?” destinata soltanto a produrre frustrazione e disperazione, ma “per chi sono io?” che apre alla vera “generatività”.

Al termine, un altro bel canto della Corale: il conosciutissimo “Allelujà” di Sequeri e poi la foto di gruppo, con il nostro Vescovo che ha concluso con l’apprezzamento per la conferenza, la splendida relazione e la scelta geniale del Cantiere della Speranza.

p.b.

Pierangelo Sequeri (Milano, 26 dicembre 1944) è un teologo, musicologo, musicista e docente italiano, preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. Figlio di musicisti (il padre era concertista di violino e la madre una pianista), ha studiato a sua volta violino e composizione parallelamente alla sua vocazione religiosa. Ordinato sacerdote nel 1968 ha proseguito gli studi, ottenendo un diploma in biblioteconomia musicale all’Università di Urbino, e un dottorato in teologia nel 1972. Dal settembre 2012 è preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, dove è anche professore ordinario di teologia fondamentale; è inoltre incaricato di estetica teologica presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. È inoltre direttore della rivista “L’ErbaMusica” (trimestrale di pedagogia speciale e cultura musicale). A parte gli argomenti teologici e filosofici, i suoi studi si orientano ai temi di confine tra le scienze religiose, la filosofia, la psicologia e l’estetica. Dal 2010 al 2014 ha fatto parte della Commissione internazionale di inchiesta su Međjugorje. Dal 15 agosto 2016, nominato da papa Francesco, è preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. E’ anche editorialista di “Avvenire” e dell’”Osservatore Romano”.