Carissimi diocesani,

dopo la relazione di fratel Enzo Biemmi e il prezioso lavoro di confronto e di condivisione nei gruppi, a me tocca fare la sintesi di tutto ciò che è emerso in queste due serate.

Le relazioni elaborate dai diversi e numerosi gruppi hanno messo in evidenza sostanzialmente quattro aspetti importanti che desidero consegnare alle comunità e ad ogni singolo credente come stimolo per un rinnovato cammino pastorale.

1) Innanzitutto, la relazione di fr. Enzo sui forti cambiamenti in atto a livello ecclesiale, rispecchia la situazione reale e va portata a conoscenza delle Unità Pastorali e delle singole parrocchie facendone oggetto di approfondita riflessione.

In ogni comunità si devono convocare assemblee parrocchiali insieme a tutti i collaboratori (i Caep, i Consigli Pastorali, i catechisti e chiunque abbia un ruolo in parrocchia…) per rendere presente la situazione stimolando così ulteriori dibattiti e confronti.

2) Rilanciare fortemente le Unità Pastorali che si configurano come uno strumento fondamentale per vivere in modo realistico, costruttivo, aperto, cordiale… non un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca, come scrive in Evengelii Gaudium Papa Francesco.

Il discorso sulle unità pastorali e la loro concreta attuazione valorizzazione non può essere dilazionato o rinviato.

3) I testi di riferimento su cui fondare concretamente ogni riflessione e conseguente azione sono: l’assemblea diocesana del giugno 2017 con il relativo messaggio alla diocesi del vescovo Alceste e la mia lettera scritta dopo la prima visita alle 12 U.P. svolta nei primi mesi di quest’anno.

Sicuramente il materiale con tanti suggerimenti concreti non manca.

4) Dalle relazioni è emerso il giudizio positivo sul metodo dei lavori di gruppo.

Perché questo è il vero discernimento che andrebbe fatto in ogni comunità o a livello di U.P.

Siamo chiamati a coltivare un duplice sguardo: per ricentrarci su Gesù, sulla sua Parola e nello stesso tempo avere un’attenzione particolare al territorio dove concretamente sono situate le nostre parrocchie, dove la gente vive, ama, soffre, lavora, nasce, muore…

Quest’opera di discernimento deve diventare un “cammino sinodale “, cioè un cammino fatto insieme. Non dobbiamo aver paura del confronto; dobbiamo preoccuparci solo, perché sia un confronto ricco che costruisce e non demolisce, che arricchisce e non divide, di obbedire alla Comunione.

Vogliamo capire insieme come le nostre parrocchie sono chiamate, in questo contesto così cambiato a vivere la passione di annunciare la gioia del Vangelo.

Quanto abbiamo ascoltato sul futuro della Chiesa in Occidente tra qualche anno, in cui si delinea molto chiaramente che il Cristianesimo sarà accolto per scelta e sarà in minoranza; che sopravviveranno le comunità parrocchiali basate solo su relazioni autentiche; che l’iniziazione cristiana verrà impostata come un tirocinio alla vita cristiana; e che come alle origini si dovrà ritornare alla catechesi di primo annuncio  e ad una relativa mistagogia, ci deve davvero far ripensare tutta la nostra azione pastorale e quali decisioni prendere per non vanificare il lavoro e gli sforzi che le parrocchie stanno facendo.

Le soluzioni sono frutto del discernimento e dell’impegno serio di tutti i cristiani che vogliono vivere con autenticità il proprio battesimo.

“Noi continuiamo a dare i sacramenti a tutti e il Vangelo a qualcuno. Siamo invece chiamati a dare il Vangelo a tutti e i sacramenti a qualcuno”. Una frase ascoltata durante la relazione che deve farci seriamente riflettere e che ancora una volta ci richiama all’importanza dell’annuncio del kerigma. La bellezza dell’amore di Dio manifestato in Cristo morto e risorto. La bellezza, cioè il potere di attrazione di questo annuncio fatto con creatività. Tutta la prassi pastorale deve incentrarsi nel kerigma. Il primo annuncio non è qualcosa che si sente all’inizio poi si passa all’altro… Deve permeare tutta la nostra azione pastorale.

  • Proprio perché i discorsi fatti finora non rimangano sulla carta e nell’elenco dei buoni propositi, ho deciso di effettuare una visita pastorale approfondita alle 12 unità nel 2019.

La visita sarà fatta con il coinvolgimento delle parrocchie che compongono l’U.P. in modo che tutti gli incontri, le celebrazioni, i confronti e le diverse iniziative siano elaborate da tutte le comunità in un lavoro fatto insieme.

Nelle prossime settimane con i moderatori e i loro collaboratori vedremo di preparare lo svolgimento della visita, le modalità e il calendario.

Mi auguro che questa visita pastorale serva a ripensare e soprattutto a valorizzare le potenzialità del lavoro svolto in sinergia.

Vorrei che quel lavoro di programmazione della visita e di tutti gli incontri sia un paradigma del modo di lavorare poi insieme nel futuro a livello di U.P.

  • Un ruolo sempre più importante negli anni che verranno, sarà ricoperto dai collaboratori pastorali, che avranno il compito di aiutare e sostenere la vita delle comunità cristiane, ognuno con le proprie competenze e gli incarichi ricevuti.

Per questo motivo in Diocesi si stanno cercando persone nuove provenienti dalle nostre parrocchie per il nuovo Laboratorio di formazione per la collaborazione pastorale. Spero proprio che in questi anni si riescano a formare sempre più laici a servizio delle nostre parrocchie che ora stanno vivendo questa fase di transizione, che ci preoccupa e che ci trova impreparati, perché ancora rivolti con lo sguardo al passato e poco attenti al veloce cambiamento in atto nella nostra società.

Come tante volte ha ribadito papa Francesco ai giovani, non lasciamoci rubare la speranza soprattutto in questo momento di grande crisi e di purificazione.

Sotto la protezione di Maria, stella dell’evangelizzazione, mettiamo il nostro cammino pastorale, chiedendo a lei che ci aiuti a mettere al centro di ogni nostra iniziativa l’ascolto obbediente della Parola, che sola può portarci gioia e Luce.

Casale Monferrato 21 settembre 2018

                                                                                                       + Gianni Sacchi vescovo