«La nostra fede deve ridiventare un cammino verso Dio e verso l’uomo. Dobbiamo sentirci responsabili della diffusione della luce del Vangelo con la nostra vita. Quanti uomini e donne vivono nella notte spirituale e cercano una luce che li possa guidare o per lo meno capace di suscitare domande nel profondo del loro cuore! Noi cristiani questo possiamo fare: suscitare negli altri domande con il nostro comportamento, con la nostra testimonianza». Lo ha affermato oggi pomeriggio il Vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica per la Solennità dell’Epifania del Signore.
«Gesù, il Messia atteso, è venuto per tutti i popoli della terra e non solo per i Giudei. Quei Magi misteriosi – ha osservato il Vescovo – sono il simbolo di tutti gli uomini del mondo che possono incontrare e adorare Gesù, il Figlio di Dio. La manifestazione di Dio in Cristo Gesù è per tutte le genti, per tutti i popoli». «Ma la condizione necessaria – ha sottolineato – è mettersi in cammino come hanno fatto loro. Hanno abbandonato le loro sicurezze e si sono lasciati interrogare da quel segno di luce in cielo. I Magi vogliono capire, usano la ragione, cercano la verità delle cose». «La ragione va usata nella fede», ha ammonito mons. Sacchi, spiegando che «la fede non teme la ragione, la ama. Perché una fede senza ragione diventa troppo spesso emotiva, epidermica, sentimentale. Può diventare fanatica, può diventare addirittura un mito. In poche parole, occorre essere credenti intelligenti». E, come ricorda san Paolo, «tutti i cristiani devono rendere ragione della speranza che è in loro, cioè motivare la propria fede cercando di approfondirla sempre più». Da qui «l’importanza della catechesi e degli incontri sulla Parola di Dio». «Come vorrei che nelle nostre parrocchie – l’auspicio del Vescovo – ci fosse il giorno della Parola, durante la settimana, per l’approfondimento delle letture domenicali guidato dal parroco! So che in qualche parrocchia si fa. Questo ci serve per collegare il Vangelo alla vita così complessa come la viviamo oggi».
Mons. Sacchi ha poi rilevato che «sicuramente il cammino verso Betlemme, cioè il cammino verso la piena professione di fede che riconosce in quel bimbo il Figlio di Dio fatto uomo per noi, non è facile». E ha invitato a essere come i Magi che «cercavano risposte anche quando la stella non si vedeva» e non come gli abitanti di Gerusalemme che «sanno tutto sulla Parola di Dio, conoscono tutte le antiche profezie, sanno che il Messia deve nascere a Betlemme» eppure «non si muovono» perché «manca in loro lo stupore della continua ricerca». «Perché – ha aggiunto – Dio è sempre da cercare, Dio non si possiede mai. Dobbiamo imparare che Dio non si merita, Dio si accoglie». «Quanti cristiani – ha proseguito – non hanno il coraggio di interrogarsi sulla propria fede e sulle motivazioni che danno senso alla propria esistenza! Io li chiamo i cristiani dell’abitudine: “Ho sempre pensato così”, “Ho sempre fatto così”, “In questa parrocchia si è sempre fatto così”. Li chiamo i cristiani delle pantofole e della camomilla, cristiani che si dimenticano che i segni che li caratterizzano sono il vento della Pentecoste e il fuoco di Dio».
«Quante stelle incontriamo sul nostro cammino eppure non ci muoviamo, siamo sempre piantati lì al solito posto, radicati nelle nostre abitudini!», ha riconosciuto mons. Sacchi. «Il Vangelo ci dice che alla notizia della nascita del nuovo re, la città di Gerusalemme restò turbata. E noi, all’inizio del nuovo anno ci lasciamo turbare, mettere in discussione dal Vangelo di Gesù? Rischiamo di diventare cristiani part-time, il Vangelo invece deve ridiventare turbamento. Anche l’Eucaristia domenicale deve essere sempre un’esperienza con il “roveto ardente” che mai si esaurisce».
Il Vescovo ha poi rilevato che «non tutti arrivano alla grotta». «Vuol dire che hanno fallito la ricerca?», ha domandato. Per rispondere, ha richiamato un racconto della chiesa ortodossa sui Magi, che parla di un quarto magio che «a Betlemme non arriva mai perché lungo il viaggio incontra tanti poveri che hanno bisogno di lui e li soccorre spendendo tutto ciò che è destinato al nuovo re». «Come non leggervi la Parola di Gesù in Matteo, capitolo 25: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, malato, solo, in carcere… Tutto ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Secondo mons. Sacchi, «molti nella vita non trovano alcuno da adorare, ma nessuno può dire di non trovare nessuno da aiutare. E se Dio c’è, avranno incontrato e aiutato Lui».
Dal Vescovo poi l’invito a fare come i Magi: dopo aver incontrato il Signore «ritorniamo nella vita di tutti i giorni cambiando i nostri sentieri. Dobbiamo trovare sentieri nuovi di preghiera più intensa, di eucaristie ben celebrate. Cambiare sentieri perché cambi la vita in casa, nelle nostre parrocchie, nel lavoro, nei rapporti con le persone. Tocca a ciascuno di noi mettersi in cammino: camminiamo con intelligenza, con tenacia, con il coraggio dei Magi verso Dio e verso i fratelli». E ha concluso ricordando che «nel Vangelo, Matteo non dice quanti erano i Magi e il loro nome. Quasi a dirci: sii tu uno di loro!».