Opera Madonnina del Grappa Sestri Levante (Genova)

Gli esercizi spirituali sono esercizi nello Spirito Santo, che è la terza persona della Santissima Trinità. Gli esercizi spirituali sono esercizi nell’amore, cioè guardano la relazione con la chiesa, i fratelli… Gli esercizi servono per imparare a pregare e pregare diceva un maestro spirituale, in modo molto semplice quando qualcuno le diceva: “che cosa significa pregare?” lui rispondeva sempre: ” pregare significa imparare a dare del tu a Dio” Allora imparare a pregare per noi cristiani in fondo significa imparare a vivere.  La qualità della nostra vita direi è direttamente proporzionale alla qualità della nostra preghiera. E allora se pregare è dare del tu a Dio, se questa è la fede per noi , allora la fede non è tanto una questione di concetti, neanche di valori, ma la fede è riconoscere un’altro come il mio Salvatore.
“Dentro di me c’è la memoria viva del mio Salvatore, di colui che mi ha salvato. “Mi ha tirato fuori dalla tomba, dal sepolcro e mi ha tratto dalla morte e per questo io sono vivo e a lui devo la mia vita. Ma non la vita biologica. Sapete che nei Vangeli la lingua greca ha due termini per dire la parola vita che noi traduciamo con vita in italiano “bios” e “zoe” . Il nostro Salvatore non ci da la vita biologica (bios), quella ce la danno i nostri genitori e quella vita è destinata alla morte. Il nostro Salvatore è venuto a portarci la vita eterna . Cioè non la vita vecchia biologica aggiustata, risistemata ma una vita nuova. Gli esercizi spirituali hanno a che fare con la vita nuova , non siamo qui in questi giorni per dare un aggiustatina, ma siamo qua come dice Gesù a Nicodemo per rinascere dall’alto perché lui possa fare nella nostra vita tutte le cose nuove. Gli esercizi sono un cammino di preghiera con la Parola di Dio, anche questo sembra scontato ma io lo voglio ribadire all’inizio di questo percorso: ci ricordiamo che gli esercizi sono un itinerario orante, cioè sono il frutto di un ascolto. Dio parla attraverso la sua Parola, ci parla attraverso la sua Parola e una Parola che in questi giorni ci verrà somministrata in un modo particolare. Il cammino che seguiremo non l’ho scelto io, io ho solo obbedito a che cosa? A generazioni e generazioni di cristiani che prima di noi si sono messi in ascolto dello Spirito Santo e hanno intuito che lo Spirito Santo cammina su certi sentieri e allora noi ci mettiamo sulle orme di quelli che ci hanno preceduto e che di esercizio in esercizio hanno trovato il sentiero. Questo sentiero nell’esperienza degli esercizi spirituali si chiama dinamica, cioè significa che lo Spirito Santo quando parla, quando incontra la persona umana, quando Dio riversa lo Spirito Santo nei nostri cuori accadono delle cose che non accadono a caso, ma accadono secondo l’arte della vita che lui conosce e allora generazioni e generazioni hanno cercato di costruire, ritrovare come accade quest’arte dello Spirito Santo e questa parte si chiama dinamica spirituale. Anche la Parola che ci verrà somministrata in questi giorni segue questa dinamica perché è cosi che si comporta lo Spirito Santo e noi le andiamo dietro. Spesso abbiamo l’abitudine di pregare un po’ così, come viene viene. Normalmente siamo sempre molto seri, schematici, metodici …anche per fare una torta bisogna seguire la ricetta, non si può andare a caso. Nella preghiera spesso andiamo  caso. Bene, che cos’è un metodo? La Parola metodo in greco significa, attraverso una via, grazie ad una strada allora il metodo che riceveremo non è per tarparti le ali, per spegnere la libertà dello Spirito. Ma è proprio per evitare che tu cammini per vie tue sulle quali lo Spirito non cammina. Allora sai, per incontrarsi bisogna conoscere le abitudini degli altri. E questa cosa l’ hanno fatta i padri, i santi…hanno compreso le abitudini di Dio e allora hanno disegnato una dinamica. Noi semplicemente la ripercorreremo. Chi ci accompagnerà in questo ordinario? Chi è il maggiordomo, diciamo, che ci accompagnerà in questa esperienza? Lo Spirito Santo. Senza di esso noi non possiamo vedere la nostra vita unita a Dio. Quando ci sentiamo estranei, annoiati, stanchi, scocciati.. ecco, se c’è lo Spirito Santo ti vedi ti cogli, ti percepisci unito a Dio. Possono essere massacranti le giornate perché corri di qua e di la, segui le persone, gli impegni…quello che vuoi eppure non sei stressato. C’è qualcosa di straordinario per cui nelle attività che fai invece che deperire rinvigorisci, ma se sei unito a Dio attraverso il dono del suo amore che è lo Spirito Santo. Noi nella nostra chiesa, nelle nostre comunità abbiamo tante persone di buon volontà. E io tante volte mi chiedo, come mai fare il bene ci stanca cosi tanto, come mai servire Dio ci stanca cosi tanto? come mai? Il suo compito, il compito dello Spirito è quello di accompagnarci alla scoperta di un dono e questo è il dono della settima che vivremo; che è il dono della figliolanza. Io vorrei consegnarvi questa sera qualche versetto delle lettere ai Romani 8,14-18, che può essere un buon inizio per questi esercizi. Tutti quelli che infatti sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio e voi non avete ricevuto uno Spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno Spirito da figli adottivi per mezzo del quale urliamo Abba Padre, lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. Se siamo figli siamo anche eredi, coeredi di Dio, coeredi di Cristo se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Allora Paolo, ci dice che essere figlio significa essere guidato dallo Spirito Santo e lo ripeto, lo Spirito Santo è l’amore cioè è il modo di Dio di vivere la vita e il modo è l’offerta il dono la consegna di se e allora qual è in qualche modo il frutto di questa settimana di esercizi? Noi obbediremo secondo l’insegnamento di Sant’Ignazio di Loiola alla dinamica della prima settimana Ignaziana. Qual è il frutto della prima settimana? Il frutto è quello di purificare in noi ciò che non è amore. Questi giorni che vivremo insieme sono sotto il segno della purificazione. Purificare cioè lasciar perdere, abbandonare tutto ciò che nella mia vita non è bagnato, non è immerso nell’amore. Tutto ciò che è fuori dalla logica del dono, dell’ offerta, dalla logica della Pasqua. Tutto ciò che non profuma di Pasqua necessita di purificazione e questo perché siamo stati chiamati a essere eredi della sua gloria. Questa sera cominciamo ad accennare che cos’è il peccato. Il peccato è tutto ciò che disubbidisce alla logica dell’uomo. Il peccato è tutto ciò che della nostra comunità del nostro essere chiesa è fuori dall’amore. Il peccato ti offre sempre un fondamento, una motivazione su cui poggiare e la motivazione è te stesso. Chi è l’uomo peccatore? L ‘uomo peccatore è colui che è fondato su se stesso, che appoggia la vita su se stesso. Questo è l ‘uomo peccatore! Che cosa fa il nemico? Ti spinge a credere a questa logica, fallirai, perché ovviamente l’uomo che confida in se stesso fallisce, come dice il salmo… e poi è subito pronto li per accusarti. Lui è venuto per regalarci un altro fondamento e questa roccia è lui. Si tratta fondamentalmente, come dicono i maestri spirituali, di lasciare che il bagno di Parola di Dio che faremo in questi giorni purifichi in noi la falsa immagine che abbiamo di Dio, sembra un  po strano, soprattutto dirlo ai preti, ma io lo dico anche a me stessa. Vi ricordate come si presentano gli scribi, i dottori della legge?  Sempre quel Nicodemo che ho già citato prima in Giovanni 3,  appena incontra Cristo in quella notte “noi sappiamo che tu…” e questo è il peccato originale degli uomini di Dio. Cristo dice subito a Nicodemo: qua bisogna rinascere dall’alto!! Allora il Vangelo inizia con esorcismi, miracoli, guarigioni fino alla parabola ultimo della Pasqua e tutto il Vangelo è una tremenda purificazione dell’immagine che ci siamo fatti di Dio. Un immagine religiosa che con Dio non centra niente. Dice un teologo orientale che il crocifisso è la cosa più distante da qualsiasi immagine religiosa che l ‘uomo si sia mai fatta di Dio. Lo Spirito fa un lavoro dentro ciascuno di noi che è quello di smantellare per arrivare all’essenziale; perché, se iniziamo a intravedere il suo volto in lui vedremo la vera immagine di noi stessi. Sapete, quando si va ad Assisi, dove si arriva sempre a San Damiano dove c’è il crocifisso e si ripete, sopratutto quando si va con i giovani ” qui Francesco in ginocchio ha fatto la domanda, signore cosa vuoi che io faccia?” Quella domanda che è una domanda vocazionale, se non fosse la seconda domanda che Francesco ha fatto al crocifisso saremmo veramente nei guai! Perché, se la vocazione poggia ancora su una falsa immagine di Dio e quindi su una falsa immagine di me è proprio un disastro totale. Già si preannuncia il fallimento. Infatti, quella domanda è seconda domanda la prima che fa davanti al crocifisso la prima è “chi sei tu e chi sono io?” Qui siamo persone che è da tanti anni che servono il Signore, servono la chiesa e certamente abbiamo un esperienza enorme nella pastorale, nel seguire le persone, nell’ascoltare il dolore della gente e tutte queste cose qua… questo rimane la a gloria di Dio e non ce lo toglie nessuno, ma questa sera noi davvero siamo chiamati a ritornare a questa domanda “ chi sei tu e chi sono io?” Se tutto di noi non è bagnato nell’amore…Vedete una cosa può essere anche molto buona, una cosa che vivo, faccio, invento progetto…, può essere molto buono ma se non è sottomesso all’amore porterà alla morte e alla divisione. Volete un esempio evangelico? Luca 10,38-42. Siamo a Betania in casa di Marta e Maria a preparare da mangiare che è una cosa buona, non è sottomesso all’amore…porterà all’incomprensione, alla morte e alla gelosia. Non si tratta di fare le opere buone ma si tratta di fare le opere che manifestano qualcuno. Ciò che siamo, ciò che facciamo, chi manifesta? Se sono fondato su me stesso le cose che faccio manifesteranno me, certo diranno “che bravo/a” ma manifesteranno me e siccome io non sono il Salvatore, quelle opere allora non salveranno nessuno. Chi manifestano le opere che facciamo, la vita che viviamo le relazioni che abbiamo, le amicizie che viviamo? Le nostre amicizie chi manifestano? I nostri legami, i nostri affetti? Paolo ci dice che l’ opera dello Spirito in noi è amare Dio Padre. Chi ama il Signore ha una relazione come dal Padre al Figlio. In questi giorni ritorneremo su una verità importante della nostra vita e cioè che la paternità di Dio non è una dottrina , ma è un esperienza. Un conto è saper che Dio è Padre e un conto è farne l’esperienza. Qual è il sintomo che semplicemente ci ci aiuta a capire se lo sappiamo oppure ne abbiamo fatto l’esperienza? Il dramma della morte. Se solo sappiamo che Dio è Padre, la morte ci farà male a se abbiamo fatto esperienze che Dio è Padre, già oltre la tomba vediamo il volto di qualcuno. E vedete, non bisogna aspettare quella finale di morte ma le morti di ogni giorno.  Se noi solo sappiamo che Dio è Padre l’amore sempre ci chiede di morire, a ogni morte recalcitriamo. Se facciamo esperienza almeno una volta nella vita di questa paternità, ovvero, un amore senza misura, cioè il suo perdono che noi davvero rinasciamo dalla riconciliazione dei nostri peccati, noi nasciamo dal perdono, alla misericordia che abbiamo ricevuto e siamo vivi perché qualcuno ci ha perdonati, ci ha restituito la vita.  Se questa è la nostra esperienza di vita cristiana allora si passano le morti quotidiane e tutto questo ci prepara all’incontro con lui. L’altra cosa che Paolo spiega del cosa fa lo Spirito Santo quando entra dentro di noi, ci regala una visione organica della vita. Noi sprechiamo tantissime energie sui dettagli e ci perdiamo la versione organica, universale, ci perdiamo lo sfondo, ci perdiamo il dove i dettagli appoggiano e infatti non appoggiano da nessuna parte e cadono tutti. Lo Spirito ha la capacità di far vedere non un io davanti a un Dio, a una divinità ma ha il potere di far guardare alla tua vita come cucita su un corpo. Non si tratta di te e Dio, di te e il tuo Dio, ma si tratta della chiesa e dell’opera di Dio nel mondo e noi siamo immersi, cuciti, membra, innestati dentro questo corpo. Noi spesso giochiamo nella vita come giocatori solitari, ma non è così. Noi siamo costituiti come corpo, siamo rinati dal battesimo come corpo. Nessuno di noi è single. Sta cosa dei single nella chiesa non esiste. Perché tutti quelli che sono rinati dal battesimo sono cuciti con un comunione ontologica nell’unico corpo che è la chiesa. Dal battesimo in poi nessuno di noi è solo. Eppure continuiamo a costruire la nostra fede, la nostra relazione con Dio con io e Dio. E’ una partita impari. Io vorrei solo mettervi in guardia da 4 pericoli, 4 derive della preghiera. Una prima deriva della preghiera è l’INTIMISMO. E’ importante ricordarsi che ciò che il Padre mi dirà attraverso lo Spirito, attraverso il Figlio lo dice alla chiesa. Cioè tutto ciò che il Padre dirà a te lo sta dicendo alla chiesa.  In questi giorni non si tratta tanto di concentrarti su come ti senti, ma sulle prospettive che si aprono ascoltando la Parola di Dio.  l’intimismo è quel modo di pregare per cui ci mettiamo davanti a Dio e rifacciamo la corona del rosario dei problemi che abbiamo. Ora tu gli conosci a memoria, perché tu tutti i giorni fai l’inventario, Dio anche perché ascolta l’inventario che fai… Allora questi giorni ce li prendiamo per guardare avanti e vedere se intravediamo qualcosa di nuovo. Seconda deriva della preghiera è l’ASTRATTISMO il rischio qual’è? E’ quello di pensare che conosci Dio se metti in linea dei concetti. Qui ci vengono in aiuto i nostri fratelli ebrei, questo piccolo popolo che in mezzo a tutti i popoli dell’epoca antica , era l’unico popolo che conosceva il suo Dio non perché studiava le stesse, le leggi cosmiche ma perché leggeva la storia. Israele, conosce il Dio della storia. Il nostro Dio non è il Dio del cosmo o delle stelle ma è il Dio della storia. Infatti noi, con tutto il rispetto per la santa romana chiesa, abbiamo questo ordine del canone per cui iniziamo la Bibbia  dalla Genesi. Ma la Bibbia non inizia da Genesi, inizia dall’Esodo perché la prima esperienza di fede, di percezione di ciò che Dio è, cioè il liberatore, il Goel. Israele ce l’ ha nell’esperienza dall’uscita dall’Egitto, nella Pasqua. E la Pasqua è il paradigma della storia della salvezza; la Pasqua è l’evento, l’esperienza…non è un idea o un concetto. La terza deriva è l’INTROSPEZIONISMO di Dio non lo conosciamo se rimaniamo ripiegati su noi stessi, sull’analisi di noi, spaccando il capello in quattro. Se ci conosciamo in lui, allora lo ritrovi. Io, i miei peccati, non so voi, ma io li conosco a memoria molto bene. Quello che a  volte mi sfugge è come Dio mi ha salvato dai miei peccati, è come Dio tira fuori il bene dal male, come tira fuori la vita dalla morte che io ho seminato; questo si che mi sfugge e lo vorrei conoscere. L’introspezionismo è quel modo di andare a vedere un po’ la nostra coscienza, un po’ come andare a fare l’analisi dallo psicologo, non c’entra niente questo. Noi possiamo andare a vedere l’abisso che portiamo nel cuore solamente se siamo in lui, altrimenti solo ci spaventiamo e se noi ci spaventiamo faremo la distribuzione delle colpe senza risolvere nulla. La quarta deriva è il SOCIOLOGISMO. Noi non conosciamo Dio facendo l’analisi per massimi sistemi, come se riguardasse altri. No, quello che ascoltiamo riguarda noi, la nostra vita, la nostra comunità. Vorrei semplicemente ricordarvi che i tempi di preghiera che vivremo saranno dei tempi per parlare con Dio. Ma tra di noi non parleremo? Si! Ma attraverso una comunicazione che non ha suoni di parole. Se tutti camminiamo su uno stesso sentiero la comunione fraterna la vivremo anche se non faremo le chiacchere.
Chi sei Signore? Esodo 3,6 Dio risponde a Mosè: Io sono il Dio di tuo padre, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Chi sei Signore? Il tuo Dio, il Dio di te, il Dio di tuo padre, dei tuoi padri. Questa sera prima di andare a dormire potremmo rispondere a queste tre domane: 1- come sei arrivato qui? (quale sentimento, umore, stato d’animo..) 2- quale grazia chiedi per questi esercizi spirituali? 3- c’è un discernimento che stai facendo in questo periodo?
Per prima cosa rimaniamo già da sta sera con una invocazione continua dello Spirit Santo, ricordatevi che senza di esso tutto è morto, tutto è freddo, stanco, noioso…
Così noi rischiamo veramente di perderci le grazie. La seconda cosa è che inizia anche la lotta con la tentazione, quella proprio radicale, che per qualcuno di noi può essere quella di Nicodeme, ma queste cose le sapete già. Vedete se un è innamorato ripetete mille volte che la sua fidanzata è bella… non è che dopo un po’ si stufa. No, perché se uno è innamorato non si stancherà mai di sentire cose bella sulla persona che ama, anche se sono semplici e le hai sentite mille volte, le insegni tu agli altri, a volte sei tu che dai gli esercizi spirituali a qualcun altro. La seconda parte della tentazione con la quale si manifesterà sarà quella di farci sopraffare dai problemi, dalle fatiche.  I padri ci insegnano che anziché scacciare questi pensieri come si fa con le mosche, anziché supplicare che se ne vadano queste tentazioni parlane con il Signore. Ricordatevi che la preghiera serve per vivere uniti a Dio facendo il discernimento della sua volontà per la mia vita. Serve per comprendere come meglio unirti a lui. La preghiera degli esercizi spirituali che è diversa da tutte le altre preghiere. Nessuno di noi qui è un impiegato di Cristo, qua tutti siamo discepoli e noi semplicemente siamo qui per imparare ad andarle dietro.

Ricordo che tutte le parti con audio le trovate pubblicate su Facebook nella pagina della Diocesi di Casale Monferrato.