Il catechista attraverso il Vangelo di Marco. È questo il quadro che il Vescovo ha delineato nella sua riflessione con i catechisti e i parroci che sono convenuti a Crea la scorsa domenica, per la celebrazione del Mandato diocesano dei catechisti. Erano presenti oltre cento persone, fra sacerdoti e laici.

L’incontro, guidato dal can. Marco Pivetta (direttore dell’Ufficio catechistico diocesano), si è svolto in un clima di preghiera sentito in Basilica e con i lavori in gruppi i cui i partecipanti hanno riflettuto sulla propria relazione con Gesù e come esprimano la propria fede con i ragazzi.

Mons. Gianni Sacchi ha ricordato che il mandato non è tanto un riconoscimento per il servizio svolto, ma un gesto ecclesiale con cui, attraverso il Vescovo, la Chiesa affida una parte preziosa della sua missione evangelizzatrice, per aiutare a incontrare Gesù. L’evangelista Marco non ci offre una teoria della catechesi, ma ci presenta un cammino che mons. Sacchi ha colto attraverso ad alcuni passaggi. Egli ha messo in rilievo come il catechista sia prima di tutto un discepolo che “prima di parlare di Cristo, deve lasciarsi continuamente raggiungere da Cristo”. Come Gesù chiama i Dodici a stare con Lui per poi mandarli, così il catechista è “una persona che ha familiarità con il Signore”, perché “prima della missione viene la comunione; prima della parola viene l’ascolto”. Così il catechista è un discepolo che continua a camminare, chiamato a seminare fedelmente, sapendo che “la crescita appartiene a Dio”, davanti a cui “nessun terreno è definitivamente sterile”. Si tratta di fare proprio il modo di insegnare di Gesù che “utilizza ciò che la gente conosce: il seme, la lampada, il pane, la casa, la pesca, i bambini”. Come il Maestro, occorre “aiutare le persone a scoprire che il Vangelo parla proprio di loro”; perciò la catechesi deve toccare la vita, non può fermarsi all’informazione religiosa, ma deve “aprirsi anche all’esperienza concreta della carità e del servizio. La fede cresce quando diventa vita”.

Il Vescovo ha poi ricordato che il catechista non è soltanto uno che sa parlare, ma uno che sa ascoltare e sa mostrare Cristo attraverso di lui, nella fiducia che il Signore sempre ci precede (come nell’annuncio dell’angelo alle donne il mattino di Pasqua). Il catechista non è un battitore libero, ma “un membro della comunità cristiana che riceve un mandato e lo vive in comunione con il proprio parroco e con gli altri catechisti”. Così rivolgendosi ai parroci ha ricordato loro il compito di accompagnare, incontrare, ascoltare, formare, verificare insieme il cammino. “I catechisti hanno bisogno di sentire che il parroco conosce il loro servizio, condivide le loro fatiche, li sostiene nelle difficoltà e li aiuta a rileggere pastoralmente ciò che vivono”.