Comincia un capitolo nuovo domenica 4 ottobre nella lunga storia del Santuario di Crea, cuore spirituale della Diocesi di Casale. Con una Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Gianni Sacchi alle 17 vi sarà l’accoglienza ufficiale in Diocesi della comunità dei padri Missionari Monfortani, ai quali è stata affidata la cura del Santuario. Il Santuario dal 1992 era gestito direttamente dalla Diocesi di Casale. Oggi il ritorno di una comunità religiosa. Il nuovo rettore è padre Paolo, con lui ci sono padre Marek e padre Giorgio, che saranno presto raggiunti da un quarto confratello.
Annunciando il loro arrivo, qualche mese fa nel suo messaggio alla Diocesi mons. Sacchi sottolineava che “i Missionari Monfortani, fondati da San Luigi Maria Grignion de Montfort, vivono un carisma profondamente mariano e missionario. La loro spiritualità è interamente orientata a condurre i fedeli a Gesù Cristo attraverso Maria, aiutando il popolo di Dio a riscoprire la bellezza della fede, la forza della preghiera e la gioia del Vangelo. La loro presenza offrirà al Santuario una comunità stabile, animata dalla vita fraterna, dalla preghiera comune e da una consolidata esperienza pastorale nel servizio ai santuari e nella diffusione della spiritualità mariana. I religiosi presenti esprimeranno la ricchezza del loro carisma attraverso la testimonianza della vita comunitaria, la fedeltà alla spiritualità missionaria e mariana di san Luigi Maria di Montfort e l’animazione pastorale del Santuario. In accordo con il rettore e sotto la guida del Vescovo, essi avranno la responsabilità della vita spirituale e pastorale del Santuario, mentre un apposito consiglio Affari Economici continuerà a custodirne la responsabilità amministrativa ed economica”.
Il cammino in Monferrato dei religiosi Monfortani comincia oggi, in un giorno particolarmente significativo come quello della festa di San Francesco d’Assisi. Proprio la famiglia religiosa dei francescani si era presa cura del Santuario per 170 anni, dal 1820 al 1992, quando la Diocesi assunse la gestione diretta del complesso.
La prima vocazione italiana
La storia della congregazione monfortiana si era già intrecciata con la Diocesi di Casale. Infatti, fu un monferrino la prima vocazione italiana della Compagnia di Maria, i padri Missionari Monfortani. Ce lo segnala il collega Giovanni Veggiotti. Si chiamava Evasio Angelino, divenuto fratel Enrico con la professione religiosa. Nacque a Balzola il 30 agosto 1862. Conobbe la Compagnia di Maria per mezzo delle Figlie della Sapienza che avevano il noviziato a S. Giorgio Monferrato. Qui la sua famiglia si era trasferita e lui fu zelante sacrestano nella chiesa parrocchiale, occupandosi anche del suo vigneto. Il suo profilo biografico è agli atti della Con- gregazione.
Desideroso di consacrarsi al Signore, Evasio si trasferì a Roma iniziando il postulandato il 25 settembre 1906, entrando poi al noviziato il 25 marzo 1907 e pronunciando i primi voti il 25 marzo 1908: era il primo fratello coadiutore italiano della Compagnia di Maria. Rimase a Roma fino al luglio 1946, quando venne trasferito a Villa Santa Maria a Redona (che oggi fa parte del Comune di Bergamo), sede del Seminario dei Monfortani. Qui fu felicissimo di vedere numerosi aspiranti monfortani e ripeteva con gioia: “Quanti missionari! E dire che quando sono entrato io nella Compagnia, d’italiani non v’era che il padre Bonicelli e il padre Garbottini”. Tra l’altro, pure padre Callisto Bonicelli ha un legame con la Diocesi di Casale, infatti anche lui, che però era già prete, entrò al postulandato a San Giorgio. Fratel Enrico si occupava dei lavori di casa: dalla cucina al pollaio, dal giardino alla cura speciale di una vigna, da lui piantata fin dai primi tempi allo scopo di preparare vino per la Messa. Come è riportato nel profilo biografico, i seminaristi amavano fratel Enrico, come i nipoti il nonno. “Conserva la sua passione alla vigna, e, sfidando intemperie e anche qualche sorriso di compassione, pianta, ovunque gli sembri di trovare terreno adatto, dei nuovi polloni”. Diceva: “Quando queste viti saranno grandi e daranno frutto, tutti si ricorderanno di dire un requiem per il povero fratel Enrico che le ha piantate”.
Morì il 31 dicembre 1948: “Di fibra robustissima, vede molto raramente un medico – è scritto nel suo profilo -. Ma nel dicembre 1948 la fibra tenace di fratel Enrico cede alle prime avvisaglie di un’influenza e deve mettersi a letto. Una complicazione di catarro bronchiale e di incipiente polmonite lo debilita e fa intendere che è vicino al tramonto”.
La sua salma riposa nel cimitero di Bergamo.



