Un lungo applauso ha sottolineato domenica 27 la conclusione del discorso di ringraziamento del rettore uscente del Santuario di Crea, canonico mons. Francesco Mancinelli, tenuto al termine della Messa pomeridiana domenicale nella Basilica. “La storia di Crea va avanti – ha detto mons. Mancinelli -, il testimone passa alla comunità dei padri Monfortani, specie a te, padre Paolo (suo successore come rettore ndr), auguro di vero cuore e cordiale affetto buon cammino”. E un abbraccio ha sottolineato questo ideale passaggio di responsabilità.

Domenica 4 ottobre alle 17 sarà celebrata la Messa solenne, presieduta dal vescovo mons. Gianni Sacchi, che segnerà ufficialmente l’affidamento del Santuario ai religiosi.  Oggi pomeriggio, domenica 27, alla stessa ora invece c’è stato il salto ufficiale a mons. Mancinelli. All’inizio della celebrazione il vicario generale mons. Désiré Azogou ha letto una lettera del Vescovo con la sua “sincera gratitudine” al rettore uscente e alla squadra di sacerdoti diocesani che lo hanno coadiuvato nel Santuario in questi quasi vent’anni di impegno (lo aveva nominato mons. Germano Zaccheo il 1 ottobre 2007). “Grazie per la fedeltà di questi anni – ha scritto il Vescovo -, per la cura dedicata alla casa della Madonna, per le celebrazioni, per aver vissuto questo incarico come un servizio alla Chiesa e non come un compito da assolvere”.

Lo scoprimento della targa

Anche mons. Mancinelli ha dedicato gran parte del suo intervento ai ringraziamenti.  E all’inizio della Messa, con il vicario ha scoperto una targa dedicata alla famiglia Triglio (Piero e le figlie Silvia e Daria) per ricordare il gesto di generosità dello scorso anno con il quale in memoria di Maria Luisa Triglio Guaschino ha donato al Santuario l’altare, l’ambone e la cattedra.

Mons. Mancinelli ha ringraziato tutti coloro con i quali ha collaborato in questo lungo periodo, dai Vescovi ai confratelli, dai volontari alle associazioni, e ha ricordato anche chi non c’è più. Il rettore ha poi chiesto perdono “a tutti coloro che da me si sono sentiti offesi, trascurati, non sufficientemente accolti e ascoltati. I miei evidenti limiti e difetti non sempre mi hanno permesso di vivere il ministero presbiterale con quella dedizione verso i fratelli e le sorelle necessaria per un sacerdote che voglia essere secondo il cuore di Cristo” e si è rammaricato di “non aver saputo in questi anni rendere in maniera più incisiva il nostro Santuario spazio aperto per i giovani”.

Mons. Mancinelli ha sottolineato che “in questi quasi vent’anni, pur tra le immancabili difficoltà, ho vissuto uno dei periodi più belli della mia vita presbiterale. Il Santuario, grazie alla materna intercessione di Maria, madre di Dio e madre nostra, mi ha dato moltissimo”: la gioia di abitare nella casa della Madre, la gioia di accogliere i pellegrini, la fitta rete di relazioni intessute, “che hanno arricchito la mia vita”, la gioia di amministrare il sacramento della riconciliazione (“ma è molto di più quello che ho imparato io dai penitenti rispetto a quello che ho potuto donare loro”). Non ha nascosto il rammarico per la sua partenza (“non faccio salti di gioia”), ma ha ricordato la promessa di obbedienza che ogni sacerdote fa al Vescovo e ai suoi successori durante l’ordinazione presbiterale. Il suo “sì” alla decisione del Vescovo non è stato per costrizione ma per convinzione, “per rispetto verso il Vescovo e me stesso, che ho liberamente scelto di dire ‘sì, lo prometto’, per coerenza con la parola data”.

Al  termine del suo discorso, sono intervenuti il sindaco di Serralunga di Crea, Giancarlo Berto, che lo ha ringraziato come rettore e come parroco del paese e gli ha donato la chiave del Comune, e Matteo Frascarolo, che a nome dei volontari gli ha donato un calice.

 

Ecco il testo integrale del saluto del rettore mons. Francesco Mancinelli

 

Leggiamo nel libro biblico di Qoelet: “Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo. 3, 1).

Per me è giunto il momento di concludere il servizio di rettore del nostro amato Santuario di Crea.

Perciò mi sembra giusto esprimere alcuni pensieri che in questo momento attraversano la mia mente  e il mio cuore.

Vorrei articolarli attraverso quattro punti:

  • alcuni ringraziamenti
  • una memoria grata e riconoscente
  • una richiesta di perdono
  • alcune considerazioni

 

I ringraziamenti

Grazie prima di tutto al Signore per la sua infinita bontà, misericordiosa con la quale ha sempre circondato la mia vita, e alla quale ho saputo corrispondere poco e con mille limiti. Grazie alla Beata Vergine Maria, madre di Dio e madre nostra che mi ha fatto il grande dono di abitare in questa sua casa per quasi vent’anni. Ho cercato di amarla e di servirla anche qui, così come ne sono stato capace sempre con i miei limiti e le mie inadeguatezze. Ma ho sempre sentito il suo amore materno che mai mi ha abbandonato.

Ringrazio i vescovi mons. Germano Zaccheo, di venerata memoria, mons. Alceste Catella e mons. Gianni Sacchi.

Mons. Zaccheo che riponendo in me una fiducia, forse eccessiva, mi nominò rettore del Santuario a partire dal lontano 1 Ottobre 2007 e che ora è nella pienezza definitiva della vita nella casa del Padre.

Mons. Alceste Catella che mi ha riconfermato la sua fiducia e mi è stato sempre vicino con bontà paterna e fraterna e con il quale ho sempre condiviso una piena comunione di intenti nella pastorale e soprattutto nel convinto amore per la liturgia.

Mons. Gianni Sacchi, il vescovo giovane, è sì perché è la prima volta che ho un vescovo più giovane di me, quindi la sua vicinanza e il suo sostegno hanno il sapore e la freschezza di una paternità e una fraternità che rinvigorisce la mia non più giovane età. Lo ringrazio per la fiducia che mi ha accordato rinnovando, per questo tempo il mio mandato di rettore.

Non posso, inoltre, non esprimere la mia riconoscenza e il mio affetto filiale per il vescovo mons. Carlo Cavalla padre del mio sacerdozio che, mi ha ordinato presbitero e con il quale ho condiviso da vicino lunghi anni a servizio della nostra amata diocesi.

Un grazie, segnato dalla riconoscenza, va ai confratelli sacerdoti che con me hanno condiviso il servizio pastorale e spirituale al Santuario.

In primis al carissimo mons. Giampio Devasini, attuale vescovo di Chiavari, con il quale abbiamo condiviso la responsabilità di guida del nostro seminario diocesano e dal 2007 al 2021 la guida del nostro Santuario. A lui mi lega un profonda e fraterna amicizia da molti anni.

Grazie ai confratelli che in questi anni mi hanno generosamente coadiuvato nel servizio pastorale del Santuario: don Mario Margara, mons. Michal Balaz, don Simon Aka Bilè, don Orfeo Bosello, don Georges Akotià, don Piero Massaglia, Dìdon Euloge Wokounou, don Dario Wachoviak, don Anton Izold, don Silvano Lo Presti e per lunghi anni padre Luigi Bellone degli oblati di San Giuseppe di Asti. A tutti la mia cordiale stima e fraterno affetto!

Grazie ai diaconi che hanno prestato il loro servizio in Santuario: il diacono Franco Gaudenzi e il diacono Giuseppe Camagna. Il Signore li benedica e la Beata Vergine Maria li accompagni nel loro cammino.

Grazie ai collaboratori laici che in questi anni si sono prodigati per il buon funzionamento dei vari settori della vita del Santuario, dall’accoglienza dei pellegrini, al servizio in basilica, nella segreteria, nel negozio di oggetti religiosi, nell’ufficio caritativo, nella contabilità, nella conduzione quotidiana della vita domestica, nella preparazione tecnica e liturgica delle varie celebrazioni in basilica ma soprattutto nella piazza antistante il Santuario.

Grazie a: Tiziana Muzio, Simion Cuculas, Kona Arben e la moglie Irene, Rita Amarotto, Alessandra Benini, Corrado Delaurendis, Anna Maria Gaetani, Anna Piano, Marina Scaglione, Maria Teresa, Gianfranco e Rosa Pia, Valerio Gaddo Gigi Ganora, Marco e Mariolina Gerli, Marinella Pagliolico, Giuse Piccolo e Luljeta Preci.

Un grazie del tutto particolare e una preghiera per la sua salute a Marco Illengo per molti anni addetto al culto attento, solerte, profondo conoscitore delle quotidiane tradizioni liturgiche del Santuario, ma soprattutto apprezzato organista che ha accompagnato e sostenuto con il suono dell’organo e il canto centinaia di celebrazioni liturgiche nella nostra amata basilica. Grazie Marco, il Signore e l’intercessione della Beata Vergine Maria ti sostengano in questo non facile momento della tua vita. Grazie a Matteo Frascarolo, l’attuale addetto al culto che, da otto anni svolge il suo servizio con autentica passione e competente dedizione, grazie per il tuo aiuto e supporto generosi in altri settori della vita del Santuario; nel momento in cui sto per lasciare il mio servizio di rettore so di lasciare in buone mani la cura del culto e della Basilica. Anche a te la mia fraterna riconoscenza invocando su di te e sulla tua famiglia la benedizione del Signore e il materno amore della Beata Vergine Maria.

Un grande grazie cumulativo a tutti coloro che hanno collaborato al buon andamento della vita del Santuario e che, involontariamente avessi dimenticato.

Voglio qui citare due associazioni che sono sempre state vicino al Santuario e che si sono prodigate per la buona riuscita delle grandi celebrazioni, in molte occasioni ma, soprattutto nella festa patronale dell’Assunzione. Un grande grazie alla mia cara Oftal e ai cari amici Alpini di Serralunga, di Ponzano, di Cereseto, di Casale Monferrato e di altri gruppi. A tutti la mia fraterna riconoscenza che diventa per voi invocazione di celesti benedizioni del Signore e della sua SS Madre.

Devo poi esprimere un caloroso e sincero grazie ai sindaci Giancarlo Berto di Serralunga e Paolo Lavagno di Ponzano e alle rispettive amministrazioni comunali per la fattiva e cordiale collaborazione che sempre ha contraddistinto le nostre mutue relazioni. Grazie!

Desidero ancora ringraziare l’Ente di gestione dei Sacri Monti piemontesi che dal lontano 1980, allora come Parco e Area attrezzata del Sacro Monte di Crea, cura la manutenzione e la conservazione, in modo particolare delle cappelle del Sacro Monte  e, senza la cui opera, alcune di esse sarebbero andate irrimediabilmente perdute.

Grazie anche per la cura del patrimonio boschivo e dell’intera area del Sacro Monte. Ringrazio tutti gli addetti all’ente di gestione di ogni ordine e grado, in modo particolare i membri del consiglio dell’ente di cui, per adesso, mi onoro di far parte. Grazie alla presidente Francesca Giordano e al direttore Marina Ferroggio.

Grazie ad Anna Maria Figazzolo, direttore del coro della Cattedrale, agli organisti Matteo Camagna ed Edoardo Deambrogio. Grazie alla cappella musicale della Cattedrale per accompagnare e sostenere con il canto questa celebrazione liturgica.

Un grazie riconoscente lo devo a Paolo Bardazza e alla consorte signora Anne per l’impegno profuso a favore del Santuario insieme all’associazione “Idea Valcerrina” attraverso l’organizzazione di concerti di alto livello che hanno contribuito a rendere attrattive le proposte culturali del Santuario di Crea. Grazie, ancora a Paolo per aver costituito l’associazione “Ricreare Crea” attraverso la quale si sono potute restaurare le più importanti cappelle del Sacro Monte. Grazie a tutti i soci specialmente a Serena Monina Cerutti e al professor Dionigi Roggero.

Un grazie per la fattiva collaborazione, la vicinanza fraterna dei titolari della ristorazione: Paola Furbatto, Ugo Bertana, Marta Frola, Davide Caprino. Grazie anche alla titolare del bar Teresa Ciliberti e ai compianti Teresita Incerto e Gigi Merlo. Permettetemi anche di ricordare e ringraziare con profonda riconoscente stima la comunità delle monache domenicane del monastero Maria di Magdala che, per circa cinque anni, sono vissute accanto al Santuario offrendo un prezioso servizio nella preghiera liturgica, nell’accoglienza e nella promozione spirituale e culturale. Il Signore le benedica, la Beata Vergine Maria e il santo padre Domenico le accompagnino nel loro cammino di annuncio evangelico attraverso la vita monastica.

Desidero chiudere questa lista di ringraziamenti con un ringraziamento fuori serie che devo, sottolineo devo, all’amico rag. Erminio Romussi, il carissimo Ermino, economo del Santuario che ha sostenuto e sostiene il Santuario con il suo lavoro, serio, competente, appassionato, gratuito, dedicandovisi anima e corpo e posso ben dire, con piena scienza e coscienza giorno e notte! Senza l’Erminio non avrei potuto, e non sono parole di circostanza, sostenere con le mie povere forze ed evidenti limiti il complesso governo del Santuario. Erminio è stato per me un autentico dono che il Signore Gesù e la Beata Vergine Maria hanno messo sulla mia strada.

Un grazie alla sua carissima sposa Pinuccia che gli ha permesso, con non poca fatica, di servire in maniera così massiccia il Santuario e la nostra diocesi casalese. Grazie, caro Erminio con infinita, fraterna riconoscenza. Il Signore e Maria madre nostra sostengano e illuminino il tuo cammino e quello di tutta la tua splendida famiglia!

Memoria grata e riconoscente

Una memoria grata e riconoscente ai miei confratelli sacerdoti con i quali ho iniziato il mio servizio in Santuario nel lontano ottobre 2007, e che sono stati chiamati a far parte della Chiesa celeste che canta in eterno le lodi del Signore nella gioia e nella luce della vita piena e definitiva nell’infinito spazio di quell’oceano d’amore che è la vita della Trinità Santissima, insieme alla Beata Vergine Maria, a tutti gli angeli e ai santi e ai nostri cari che già ci hanno preceduto nella casa del Padre.

Desidero far memoria di: don Artemio Bertana, infaticabile operaio nella vigna del Signore, canonico Pietro Caselli, pastore dal cuore grande e dal tratto signorile ed elegante, don Luigi Alessio, appassionato servitore della verità e della carità di Cristo, con una tenera devozione alla Beata Vergine Maria, mons. Mario Allario per me fratello e padre dall’umanità vivace e attento a cogliere, nonostante la non più giovane età le novità del tempo presente, per annunciare con un linguaggio comprensibile agli uomini e alle donne del nostro tempo la Parola Evangelica, canonico mons. Claudio Cipriani, l’amico dei Santi e mio compagno di Messa.

La cappella delle reliquie che abbellisce il nostro Santuario è opera sua, portata avanti con competenza, con passione e con scrupolosa ricerca della veridicità storica delle reliquie qui esposte alla venerazione. Don Claudio è, inoltre, sempre stato vicino ai malati e ai sofferenti specialmente nei lunghi anni di servizio come cappellano del nostro ospedale di Casale. La Beata Vergine, regina di tutti i Santi sia colei che l’ha accolto nella vita eterna e accompagnato all’incontro con Cristo Signore.

Infine, il carissimo padre Tommaso Bertozzi, cappuccino, per lunghi anni apprezzato e ricercato confessore qui in Santuario, chiamato improvvisamente alla casa del Padre. La sua memoria sia ricordata in benedizione.

Una richiesta di perdono

Sento ora il dovere di chiedere il perdono a tutti coloro che da me si sono sentiti offesi, trascurati, non sufficientemente accolti e ascoltati. I miei evidenti limiti e difetti non sempre mi hanno permesso di vivere il ministero presbiterale con quella dedizione verso i fratelli e le sorelle necessaria per un sacerdote che voglia essere secondo il cuore di Cristo, ne chiedo a tutti nuovamente perdono.

Chiedo perdono al Signore, alla Madre nostra Maria e alla Chiesa per non essere stato sempre uomo di preghiera così, come anche io avrei voluto e desiderato.

C’è ancora una richiesta di perdono che vorrei presentare al Signore e alla Chiesa, soprattutto dopo aver visto riuniti attorno al papa venerdì scorso, quasi ottantamila giovani nell’immenso stadio de France a St. Denis presso Parigi; ed è quella di non aver saputo in questi anni rendere in maniera più incisiva il nostro Santuario spazio aperto per i giovani.

Alcune considerazioni  

 

Alcune considerazioni maturate in questi giorni conclusivi del mio servizio a Crea.

Arrivando a Crea domenica 23 settembre 2007 nel saluto finale dell’Eucaristia presieduta dal compianto vescovo mons. Germano Zaccheo ho ripetuto per sette volte l’espressione “sono contento” spiegandone ogni volta la motivazione. Oggi se dicessi sono contento di lasciare Crea direi una bugia. Infatti in questi quasi vent’anni, pur tra le immancabili difficoltà, ho vissuto uno dei periodi più belli della mia vita presbiterale. Il Santuario, grazie alla materna intercessione di Maria, madre di Dio e madre nostra, mi ha dato moltissimo! Sarebbe troppo lungo elencare tutti i motivi di gioia sperimentati in questi lunghi anni. Proverò ad elencarne almeno alcuni.

Il primo: la gioia di abitare la casa della Madre, rendere questa casa non un museo da visitare, ma appunto, una casa abitata nella quale una comunità di fratelli la rende luogo accogliente.

Il secondo: la gioia di accogliere. Quando è stato possibile abbiamo sempre accolto i pellegrinaggi alla porta del Santuario, il gesto di accompagnare a varcare la soglia è molto significativo è far entrare in uno spazio nel quale si coglie una presenza, la presenza della Madre, Maria, che a sua volta non trattiene a sé ma accompagna all’incontro con l’unico Salvatore il suo Figlio, il Crocifisso Risorto.

Il terzo: la fitta rete di relazioni che ho intessuto in questi anni con moltissimi fratelli e sorelle che, seppur in modi diversi, hanno sempre arricchito la mia vita. Infine la gioia di celebrate l’Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione. L’Eucaristia: la Parola proclamata e accolta, il pane spezzato e condiviso mi hanno fatto sentire viva e palpitante la bellezza della Chiesa che si manifesta in modo vero e pieno nella liturgia Eucaristica che, come ci ricorda il Conc. Vat. II , è fonte e culmine della vita cristiana.

Il sacramento della Riconciliazione: luogo dove si tocca l’infinito amore rigenerante del Signore Misericordioso e la bellezza della persona umana ripartorita a vita nuova dal dono dello Spirito Santo. Devo confessare che è stato molto di più quello che ho imparato dai penitenti rispetto a quel poco che ho potuto donare loro con la mia presenza e con la mia parola.

Ai molti che mi hanno espresso il loro rammarico per la mia partenza da Crea e a tutti, come ho già detto, ripeto non faccio salti di gioia, questo no, ma sono sinceramente sereno e in pace e il motivo vero è il seguente: noi presbiteri diocesani siamo un presbiterio cioè, un corpo organico unito al Vescovo e nella nostra ordinazione presbiterale quando abbiamo posto le nostre mani tra le mani del vescovo che ci ha ordinati alla sua domanda: “Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?” Abbiamo risposto: “Si lo prometto”.

Quindi davanti al Signore abbiamo compiuto quello che un grande teologo contemporaneo chiama: un atto di folle libertà. Perciò, quando il mio vescovo nel dialogo fraterno mi indica un cammino da seguire, lasciando un ministero per accoglierne un altro, accolgo l’obbedienza, non per costrizione, non per compiacenza, ma per convinzione, per rispetto amorevole nei confronti del Signore che attraverso il vescovo  mi indica una strada da percorrere, per rispetto anche verso me stesso che ho liberamente scelto di dire: “sì lo prometto”.

E in conseguenza con questa scelta tento di vivere nella coerenza alla parola data con l’aiuto del Signore e la materna intercessione di Nostra Signore Regina di Crea.

Ora la storia di Crea, come ci ha ricordato il vescovo Gianni lo scorso Martedì sera, va avanti: il testimone passa da noi clero diocesano alla comunità dei missionari Monfortani, che ho avuto la gioia in questi giorni di incontrare ed apprezzare. Saluto i padri già presenti in Santuario padre Paolo e padre Marek.

Specialmente a te padre Paolo, che sei chiamato a guidare il nostro amato Santuario e che in questi giorni hai condiviso un tratto di strada con me, preparandoti a prendere in mano la responsabilità di rettore del Santuario auguro di vero cuore con fraterna cordiale stima e affetto: buon cammino! Grazie!