La chiesetta del Santuario della Madonna del Carmine, ad Albarengo di Montiglio, ha ospitato per la prima volta dopo cinque decenni il Vescovo per la celebrazione di questa festività mariana, il 16 luglio. Il parroco don Ottavio Sega ha invitato mons. Gianni Sacchi per la ricorrenza. Ad accogliere il Vescovo tanti fedeli della borgata e della zona. All’altare con lui sia il parroco sia don Francesco Mombello, moderatore della Unità pastorale San Candido. In chiesa anche due religiose di Maria Stella Matutina, in rappresentanza della comunità che dallo scorso anno ha preso il posto delle carmelitane di clausura nel non lontano monastero Mater Unitatis.

“Custodite con amore questa chiesetta – ha detto il Vescovo ai fedeli -. Non sia soltanto il luogo della festa annuale, ma una casa dove ritrovare il silenzio, affidare la propria vita al Signore e lasciarsi educare da Maria alla fede”. 

La chiesetta (del 1891) è aperta al culto nel periodo estivo, da maggio a ottobre, ogni ultima domenica del mese, quando il parroco celebra la Messa alle 18.

Nell’omelia, il Vescovo ha commentato le letture della liturgia di questa festa: 1 Re 18, 42-45 e Vangelo di  Giovanni 19, 25-27.

Mons. Sacchi ha richiamato il ruolo di Maria come guida che conduce al Signore. “La Chiesa non è fatta di persone perfette, ma di uomini e donne che hanno bisogno di una madre – ha detto -. Maria continua a svolgere questa missione: non prende il posto di Cristo, ma conduce sempre a Lui.  Come a Cana continua a ripeterci: ‘Fate quello che vi dirà’. La spiritualità del Carmelo ci insegna il valore della contemplazione. Viviamo in un mondo pieno di rumore, di fretta e di distrazioni. Siamo ricchi di informazioni, ma spesso poveri di interiorità; pieni di contatti, ma poveri di relazioni profonde. Il Carmelo ci ricorda che senza la preghiera il cuore si inaridisce come la terra ai tempi di Elia”.

Ecco il testo integrale dell’omelia

Cari fratelli e sorelle,

oggi è una gioia celebrare l’Eucaristia in questa chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo. Le nostre comunità hanno bisogno di luoghi come questo: piccoli nelle dimensioni, ma grandi nella memoria della fede. Qui, da generazioni, uomini e donne affidano a Maria le loro famiglie, il lavoro, le prove della vita e le loro speranze.

La festa della Madonna del Carmelo è la festa di una Madre che continua a vegliare sui suoi figli. La prima lettura ci porta sul monte Carmelo. La terra è devastata dalla siccità. Da tre anni non cade una goccia d’acqua. Tutto sembra perduto. Eppure, Elia continua a pregare. Per sei volte manda il servo a guardare il mare e la risposta è sempre la stessa: “Non c’è nulla”. È un’esperienza che conosciamo bene. Quante volte anche noi diciamo: “Non cambia niente… prego, ma non succede nulla…”.

Pensiamo alle nostre parrocchie: chiese meno frequentate, giovani spesso lontani, famiglie che faticano a trasmettere la fede, sacerdoti e laici che rischiano lo scoraggiamento perché i frutti sembrano pochi. Per sei volte il cielo rimane chiuso. Ma Elia non smette di sperare. Alla settima volta il servo esclama: “Ecco, una nuvoletta, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare”.

È un segno quasi impercettibile. Elia però comprende che Dio ha già iniziato ad agire. Poco dopo arriva la pioggia. È una grande lezione spirituale.

Dio inizia spesso le sue opere attraverso segni piccoli. Un bambino che chiede il Battesimo. Una coppia che ricomincia. Un giovane che ritorna al Signore. Un anziano che continua a pregare per i nipoti. Una comunità che sceglie la comunione invece delle divisioni. Sono piccole nuvole, ma Dio ama cominciare così.

Anche Maria è stata quella piccola nube: nascosta, silenziosa, umile. Eppure, da lei è venuta al mondo la pioggia della grazia, Gesù Cristo. Per questo la tradizione carmelitana ha visto in quella nube una figura della Vergine Maria.

Il Vangelo ci porta ai piedi della croce. Mentre quasi tutti fuggono, Maria rimane. Non può togliere la croce al Figlio, ma può restargli accanto. Ed è proprio lì che Gesù dice: “Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre”. Da quel momento Maria diventa la madre di ogni discepolo.

La Chiesa non è fatta di persone perfette, ma di uomini e donne che hanno bisogno di una madre. Maria continua a svolgere questa missione: non prende il posto di Cristo, ma conduce sempre a Lui. Come a Cana continua a ripeterci: “Fate quello che vi dirà”.

La spiritualità del Carmelo ci insegna il valore della contemplazione. Viviamo in un mondo pieno di rumore, di fretta e di distrazioni. Siamo ricchi di informazioni, ma spesso poveri di interiorità; pieni di contatti, ma poveri di relazioni profonde. Il Carmelo ci ricorda che senza la preghiera il cuore si inaridisce come la terra ai tempi di Elia.

Anche lo scapolare, tanto caro alla tradizione carmelitana, non è un portafortuna. È il segno di chi desidera rivestirsi di Cristo, vivere sotto la protezione di Maria e impegnarsi ogni giorno a seguire il Vangelo. La protezione della Madonna non consiste nel risparmiarci le prove. Maria stessa ha vissuto il Calvario. Consiste nel non lasciarci mai soli dentro le prove. 

Cari fratelli e sorelle, forse anche noi oggi attendiamo una pioggia: la salute, la pace in famiglia, una riconciliazione, una fede ritrovata, il ritorno di una persona cara. Maria ci insegna la pazienza di Elia: non smettere di guardare il mare, perché Dio continua a preparare quella piccola nube che annuncia la sua grazia. Custodite con amore questa chiesetta. Non sia soltanto il luogo della festa annuale, ma una casa dove ritrovare il silenzio, affidare la propria vita al Signore e lasciarsi educare da Maria alla fede.

Chiediamo alla Madonna del Carmelo una grazia: che ci insegni a rimanere saldi sotto la croce, a riconoscere i piccoli segni della speranza e ad attendere con fiducia la pioggia abbondante della grazia di Dio.

Amen.