Il commento al Vangelo della domenica XII del Tempo ordinario (anno A): Mt 10, 26-33
L’annuncio che ci viene dai testi di questa domenica si pone in continuità con quanto si diceva domenica scorsa sulla Chiesa che nasce in clima di “provvisorietà, di non-attaccamento, di pura fiducia nel Signore”.
L’esperienza del profeta Geremia appare quella di qualcuno che porta fino agli estremi questo puro fidarsi e affidarsi e Gesù dichiara che la situazione di “tentazione”, di “prova” è connaturale ad un popolo che nasce nel deserto e della vita nomadica ha le caratteristiche.
E’ un dato centrale di fede e di esperienza che Dio sottopone a verifica e a purificazione coloro che già hanno aderito a lui. Questa esperienza la troviamo vissuta da Israele nel tempo del deserto, anzi deserto e tentazione/prova sembrano diventare un binomio inscindibile; prosegue nella storia e nelle grandi figure di Israele; infine, il Vangelo presenta tale esperienza come la strada che i discepoli di Gesù devono necessariamente percorrere: quando Dio, l’Abbà, sottomette a verifica e a purificazione la fede e la fedeltà dei suoi figli “prediletti”.
E anche il Figlio prediletto non è esentato dalle prove; ciò che su tale argomento gli scritti e le esperienze dell’antico Israele avevano già detto, riceve nell’esperienza di Gesù di Nazaret un accento nuovo e perfino sconcertante. Pertanto, ormai, su invito del Maestro, i discepoli ogni giorno faranno riferimento a questo aspetto del rapporto con Dio, pregando: “Padre (Abbà) nostro…, nella tentazione non lasciarci venir meno…!”.
Testimoni oculari dell’esperienza di Gesù – che è anche esperienza di “tentazione” – e interpreti ufficiali del suo messaggio che tale esperienza contiene, egli costituì dodici dei suoi discepoli.
E’ attraverso la predicazione di costoro che i cristiani possono risalire all’esperienza e all’insegnamento del Signore; raggiungere anche il Gesù “tentato”; penetrare lo stile sorprendente di Dio che pone alla prova coloro che credono il lui, coloro che egli ama. Tempo forte della pedagogia divina è, dunque, il tempo della prova. Per tali modi la vita di fede cristiana passa sotto la scuola di Dio e del suo Spirito. E ogni credente raggiunto dalla prova sa – dal riferimento all’esperienza stessa di Gesù – che lo stesso Signore lo sta chiamando alla purificazione che rende più autentico il suo rapporto con lui. Prendo così significato pieno le parole evangeliche: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima…”. Sì, “perdere la vita” è l’unico modo per “salvarla”.
+ Alceste Catella




