“Abitare il cambiamento: fede, innovazione e intelligenza artificiale” è il tema affrontato dal prof. don Luca Peyron in sala Cavalla a Casale nella conferenza promossa dalla Diocesi nel contesto di “Cantiere speranza”.
Pubblichiamo la trascrizione integrale dell’intervento di don Peyron, eseguita da Elisa Massa.
Fino al 7 maggio del 2025, io dovevo dimostrare perché un prete si occupava di questa materia, poi dall’8 maggio del 2025, non ho più dovuto giustificarmi perché Leone XIV, lo dice lui, “in continuità con Leone XIII che si occupò della Rivoluzione industriale”, è il primo Papa della storia della Chiesa che, dalla cosiddetta stanza delle lacrime, dove ci si veste di bianco, all’affaccio, chiama il capo della sala stampa vaticana e gli detta il comunicato stampa dicendogli “sia chiaro sin dal principio, io ho scelto Leone per l’intelligenza artificiale”. Il giorno dopo lo dice ai cardinali. Da quel momento, fino a quando il 15 di maggio, data nella quale ha firmato l’enciclica che è uscita il 25, nei sui discorsi ha fatto 52 interventi parlando anche di intelligenza artificiale. Questo per dire che quello di cui parleremo, questa sera, non è una delle tante cose da fare, una delle tante cose di cui occuparsi. Il fatto che un Papa abbia scelto questo soggetto, questo oggetto di pensiero e prima di lui Papa Francesco, ci dice quanto sia importante. Ognuno ha i suoi interessi, Papa Francesco che sappiamo era focalizzato sui poveri e la Misericordia, va al G7 a Bari, parla di intelligenza artificiale, argomento che non era esattamente nelle corde di Papa Francesco è comunque già Francesco riconobbe questo fatto e per certi aspetti anche Benedetto prima di lui, ma evidentemente, Leone lo mette a tema. Questa sera non vi racconterò cosa c’è scritto in Magnifica Humanitas per due ragioni: la prima è che il Papa, per primo, chiede che quella lettera venga letta e non riassunta o fatta riassumere dall’intelligenza artificiale e la scrive perché i battezzati prima di tutto, ma non solo, possano leggerla. Non è complicata è una lettera semplice, letteralmente semplice. Se volete saltate il primo capito che parla della storia della Dottrina sociale della Chiesa, leggetelo dopo se vi fa piacere, ma dal secondo capitolo in poi, veramente, troverete qualcosa che può essere letto da chiunque. Quindi, non farò il riassunto di quello che ci è scritto, farò solo qualche rimando. Proverò a raccontarvi cosa c’è a monte di Magnifica humanitas e cosa ci può essere a valle. Così, per collocare la lettura personale, che vi invito a fare, dentro ad una cornice di senso, di significato, che, in qualche modo, parli alla nostra realtà, alla nostra vita. Faccio una piccola premessa, vi spiego le cose che faccio oltre a fare il parroco: mi occupo della Pastorale della cultura tecnico scientifica in Cattolica, insegno inoltre all’Istituto italiano per l’intelligenza artificiale applicata alle industrie che è l’Ente governativo che deve capacitare il sistema industriale italiano sull’intelligenza artificiale. Ebbene, lì dentro c’è un prete che sono io. Questo parla già di un atteggiamento della società civile nei confronti di questi temi e di come la società civile sia, da principio, attenta alla voce della Chiesa su questi temi. Io non sono contro l’intelligenza artificiale, rappresenta secondo me un dono significativo ed importante. Le cose che vi dirò dopo sembrano andare in una direzione diversa, in realtà provo con voi a focalizzare alcuni elementi di criticità e non sottolineo gli elementi positivi, perché è inutile, è ovvio che con l’intelligenza artificiale si possono fare cose straordinarie, che in medicina rappresenta uno strumento enorme, nella gestione delle cose, nell’organizzazione sociale rappresenta sicuramente un elemento positivo e d’indubbio non solo progresso, ma anche sviluppo. Ma ci sono dei però. Non amo dividere le questioni in criticità e vantaggi. È tutto un po’ più mischiato e come ha detto il Papa, in Spagna, qualche ora fa, è tutto molto più complesso. Quindi non possiamo ridurre la complessità ad una semplicità immediatamente percepibile per trovare subito il nemico e l’amico. Non si tratta di trovare nemici e amici. Si tratta di provare a dire di stare dentro questa complessità per provare a capire, dentro a questa complessità, che cosa il Vangelo ha da dire a questa complessità e come chiunque di noi, credenti o non credenti possano stare e vivere in questa complessità. Innanzitutto che cosa vuol dire intelligenza artificiale o meglio che cosa sono, io preferisco chiamarle così, le macchine intelligenti? Partiamo da un presupposto: l’intelligenza artificiale non esiste. È un concetto astratto. Esistono le intelligenze artificiali. Esistono delle macchine che fanno cose. Cosa fanno? Tre domande. Pensano come gli esseri umani? No. L’intelligenza artificiale è intelligenza? Si, ma non è intelligenza umana perché, banalmente, le macchine non sono esseri umani. Agiscono come gli esseri umani? No. Perché, di nuovo, non sono esseri umani. Pensano razionalmente? No, perché non pensano. Agiscono razionalmente? Si. Allora le macchine intelligenti agiscono razionalmente. Questo significa che l’intelligenza artificiale agisce, cioè non è un elemento neutrale rispetto alla realtà, perché preme sulla realtà. Ogni sistema di intelligenza artificiale, che non sia confinato in un laboratorio di ricerca, ha pressione sulla realtà, fa cose, è nella realtà. All’interno della realtà orienta la realtà, decide all’interno della realtà alcuni elementi e modifica gli elementi. Razionalmente, cioè, il suo agire è un agire che noi, come esseri umani, qualifichiamo come razionale, qualifichiamo e vediamo, vedendolo da fuori, come un agire che, se fosse posto in essere da un essere umano, noi definiremo quell’agire lì razionale. L’intelligenza artificiale non è uno strumento, non è una zappa, non è un trattore, oggi sicuramente non è uno strumento. Quindi l’affermazione che qualcuno fa: l’intelligenza artificiale è uno strumento, quindi è neutra, quindi dipende da come la usiamo, è una sciocchezza. Chi dice una cosa del genere, semplicemente, non sa quello di cui sta parlando. L’intelligenza artificiale è una cultura, ormai è un ambiente. È l’ambiente in cui, volenti o nolenti siamo, magari qualcuno di voi non sa nemmeno usare un forno a microonde, ma vive all’interno di un ambiente che è determinato, dal punto di vista culturale e non solo, dal fatto che esista l’intelligenza artificiale. Perché, ogni tecnologia che diventa utilizzata sostanzialmente dalla maggior parte delle persone, veicola, sempre, una cultura e tanto più quella tecnologia incide sulla realtà, tanto più una cultura, che quella tecnologia veicola, diventa la cultura in cui tutti siamo immersi. Vi faccio un esempio molto semplice: quello dell’elettricità. Quando l’elettricità arriva e diventa quello che man mano è diventata, cioè una tecnologia di fatto utilizzata da chiunque piccoli o grandi più o meno in tutto il mondo, l’elettricità veicola, all’interno della società e della cultura, una idea, un principio, che c’era anche prima, ma non era così determinante: la velocità. La velocità come elemento sostanziale della cultura, per cui bisogna andare veloci, bisogna essere veloci, tutto deve essere veloce, siamo perennemente in affanno, perché bisogna essere veloci, bisogna fare tutto subito, è sempre troppo tardi, è un esito culturale dell’introduzione dell’elettricità nella quotidianità delle persone. Così ossessionante, il concetto di velocità, lo diventa progressivamente con l’elettricità. L’intelligenza artificiale fa la stessa cosa: veicola nella cultura e nella società, prima il digitale, poi l’intelligenza artificiale, una visione del mondo, di noi stessi, dell’organizzazione sociale e delle architetture giuridiche ed economiche molto preciso e molto incisivo, ed è questa la grande questione. Il problema non è tanto cosa fanno le macchine, il problema non è essere un ingegnere informatico, la questione è che tipo di percezione noi abbiamo di noi stessi e degli altri in un mondo nel quale le macchine agiscono razionalmente. Il punto non è cosa fa l’intelligenza artificiale, ma cosa noi facciamo con l’intelligenza artificiale, noi e chi ci sta intorno. Aggiungo citando Francesco e Leone nella Magnifica Humanitas: “mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa”. Perché, qualunque tecnologia, da sempre, è uno strumento di ordine ed è uno strumento di potere. Più la tecnologia è pervasiva, più questo potere è significativo. Più la tecnologia è in mano a pochi, più questo potere è potenzialmente usato da quei pochi nei confronti dei molti o addirittura di tutti. L’intelligenza artificiale, rispetto a tutta la tecnologia che l’essere umano ha costruito da trecentomila anni a questa parte, ha però una caratteristica in più, tocca uno degli elementi essenziali che distinguono l’essere umano da tutti gli altri esseri viventi: l’intelligenza, il pensare, il pensiero. Noi tutti, in quanto homo sapiens, non possiamo fare a meno della tecnologia. L’essere umano senza tecnologia in natura muore. Noi non siamo vestiti perché pare brutto andare in giro nudi, noi siamo vestiti per la legge della termodinamica: un essere umano quando fa freddo se non si veste muore. Noi non siamo orsi, non siamo pinguini, non siamo foche, né mucche, noi abbiamo bisogno, per non morire di freddo, di un vestito. Noi non siamo in grado di procurarci il cibo con le nostre sole capacità. Per catturare un coniglio c’è bisogno della trappola, dell’arco della freccia, il leone ti mangia, hai bisogno della lancia, del recinto, del fuoco. L’essere umano da solo muore, ha bisogno di altri esseri umani, costruisce la società perché da solo muore, ma per costruire la società, per costruire un piccolo gruppo, per mettersi d’accordo inventa una tecnologia: la lingua. Noi siamo fatti per emettere suoni, ma che questi suoni abbiano un significato, un senso, è un fatto artificiale, culturale, tecnologico. Noi siamo questa roba qui. Da trecentomila anni. Quindi, non è che arriva l’intelligenza artificiale ed è uguale a prima. No, perché tutte queste tecnologie del passato non hanno toccato il motivo attraverso cui noi costruiamo tecnologie cioè l’intelligenza. Tutta la tecnologia, fino ad oggi, è stata figlia dell’intelligenza, non aveva, mai, sormontato l’intelligenza, non si è mai posta nelle condizioni di sostituire il pensare umano. Questa è la tecnologia che può sostituire il pensare umano, una tecnologia che, adesso, è alla frontiera, titoli di due giorni fa, del costruire sé stessa. Una macchina che costruisce una macchina migliore della macchina che ha costruito sé stessa. Macchine che costruiscono macchine migliori ogni volta. Io costruisco una macchina migliore di me. Questo è il confine dove oggi è l’intelligenza artificiale e questo confine supera il confine che è sempre stato tra umano e macchina, tra umano e tecnologia ed è in quel confine che si colloca quel potere, perché tocca uno degli elementi antropologici fondamentali: il pensare ed il pensarsi, che ci differenzia da tutti gli altri viventi. Che cosa significa questo? Proviamo a fare un tuffo nel futuro. Come usa l’intelligenza artificiale il nostro futuro, cioè i nostri ragazzi, i nostri adolescenti? Questa è una ricerca di Save the Children di dicembre 2025, sono i dati più recenti che in questo momento siano disponibili. Il 92.5% degli adolescenti usa l’intelligenza artificiale. Questo dice due cose: che quasi tutti la usano, ma che chi non la usa perché non lo fa? Perché è povero. Questo dice che l’intelligenza artificiale è anche un fattore di potenziale discrimine tra chi è ricco e chi no. Il 41% usa l’intelligenza artificiale per chiedere consigli sugli affetti, sulla vita, sul lavoro. Chiedere un consiglio è un elemento interessante, ma non è ancora un elemento così preoccupante, acquisisco informazioni. La statistica dopo è più significativa. Il 41.8% degli adolescenti usa l’intelligenza artificiale per cercare conforto. Il dato successivo è peggio: la metà dei nostri adolescenti non ha un equilibrio psicologico decente. Quindi, noi abbiamo metà dei nostri giovani che stanno male e questa metà di giovani che stanno male non chiedono aiuto ad un amico o ad un’amica, ad un adulto, ad un essere umano, ma parlano con un oggetto, parlano con una macchina. Questo dice un po’ del mondo che noi gli abbiamo costruito intorno, dice un po’ della nostra identità, della nostra capacità di educare, ma soprattutto dice qual è una delle grandi questioni: noi abbiamo un futuro di umani che preferiscono parlare con macchine. Perché questo è un problema? È un problema doppio. Perché dice qualcosa di un mondo che non è capace di crescere il proprio futuro, ma è un problema anche perché l’intelligenza artificiale generativa, quella che c’è nei nostri telefoni, ha una caratteristica: è falsa e cortese. Marzo 2026, un articolo pubblicato su Science lo dimostra: l’intelligenza artificiale, che tutti noi amiamo ed utilizziamo, non ha come obiettivo primario fare quello per cui noi la stiamo utilizzando. Non sono un terrapiattista, complottista, è un dato di fatto. L’intelligenza artificiale (Chatgpt) perde tredici miliardi di dollari all’anno. Il primo anno va bene… ma se succede per quattro anni di fila, la domanda è: ma perché? Semplice, perché quando noi utilizziamo l’intelligenza artificiale generativa le facciamo fare cose. Prima cosa: nell’usare la macchina noi addestriamo la macchina, seconda cosa; nell’usare la macchina noi conferiamo dati alla macchina e la macchina vive dei nostri dati. Questo significa che noi stiamo facendo un favore a chi ci offre quel prodotto e servizio. Per fare cosa? Per usare quel sistema e venderlo ad un altro prezzo a qualcun altro. Ora sto per dire una cosa che forse vi ferirà, ma chiunque di voi abbia usato l’intelligenza artificiale ha attivamente partecipato a distruggere la striscia di Gaza. Perché non esiste guerra, questo ce lo dice la storia, che non sia al 99.9% gestita da qualcos’altro che non sia l’intelligenza artificiale. In questo momento non c’è carro armato, non c’è drone, non ci sono proiettili, non c’è soldato, che non sia esattamente dov’è perché un sistema di intelligenza artificiale ha fatto in modo che fosse lì. Quando Trump firma un foglio, questo foglio non l’ha scritto un generale del Pentagono, è stato scritto da un sistema di intelligenza artificiale, utilizzato per scopo bellico. Quei sistemi di intelligenza artificiale sono addestrati con tutti i libri che ci sono nella vostra meravigliosa biblioteca, con tutto quello che noi abbiamo pubblicato, compresa la foto della pizza che avete fatto l’altro ieri e avete pubblicato sui social. Questi sistemi sono addestrati con tutto ciò che produce un dato, quindi con noi tutti e con tutto quello che noi facciamo con questi oggetti nell’utilizzarli. E questo già un po’ cambia la prospettiva, ecco perché poi il Papa ad un certo punto scrive: “l’intelligenza artificiale deve essere destrutturata e disarmata”. Non solo l’intelligenza artificiale che c’è dentro un drone, che riconosce il bersaglio, ma anche quella che usiamo noi. Quella che usiamo tutti i giorni. Qual è la terza cosa che l’intelligenza artificiale, quella commerciale, fa? Quella di rendersi indispensabile. Perché dico che è falsa e cortese? Perché se voi fate una domanda cretina a Chatgpt, Chatgpt non risponde: “sei un cretino!”, risponde: “che domanda interessante!”. L’intelligenza artificiale generativa commerciale, esattamente come i social media, ha un obiettivo: togliere qualunque forma di attrito che ti porti ad uscire dal sistema. L’obiettivo è che tu ci stia dentro. Allora, perché è un problema se un adolescente depresso lasciato dalla fidanzatina parla con Chatgpt? Perché Chatgpt non fa come qualunque amico che alla quarta volta che racconti come sei stato lasciato dalla fidanzatina ti dice “basta pensarci, andiamo in discoteca”. La macchina ti dice: “raccontami ancora una volta perché stai male, capisco che tu stia male, in effetti, chiunque starebbe male come te, nella tua situazione” ed il ragazzo affonda in quel gorgo, non ne esce. La macchina non ha coscienza di quello che dice, non sa quello che dice, è statistica, ma è costruita, ab origine, per risponderti così. Non ti risponde male, ti risponde bene, agisce razionalmente, ma con un fine che in quel caso è farti stare lì. Allora cosa succede ad un essere umano che usa sempre di più la macchina? Esattamente come un essere umano che usi sempre Google Maps: non è in grado di trovare la porta di casa. Cosa succede ad un essere umano che non ha ancora i percorsi sinaptici del cervello sviluppati perché è ancora piccolo e demanda continuamente alla macchina il pensare? Non pensando, non pensa, non crea i percorsi sinaptici per essere in grado, da adulto, di pensare. Noi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui chi è adulto perde la capacità di pensare e chi è piccolo perde la capacità fisica neuronale di pensare, perché non pensa, perché delega. Perché acquisisce soltanto la risposta dalla macchina. Non mettiamo nemmeno più al mondo figli, perché, come dimostra uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology), c’è una correlazione tra l’uso dello Smartphone e la denatalità. L’uso dello Smartphone, l’uso dei social media, isola sempre di più le persone, le rende sempre meno capaci di una relazione. Il 70% degli americani ha una relazione affettiva nata su internet, cioè mediata da un algoritmo, cioè dentro una bolla di persone che la pensano come lui. Sempre più isolati, sempre più soli, sempre meno capaci di stare nella relazione, sempre meno capaci di stare nella fatica e nel sacrificio. Io non sono padre, sono figlio, però sono abbastanza sicuro che avere figli sia faticoso. Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, ci ha spiegato, in realtà una ventina di anni fa, come funziona, letteralmente, il nostro cervello e lui, con grande originalità, ha chiamato il funzionamento del nostro cervello come Sistema 1 e Sistema 2. Ve lo spiego con un esempio molto banale: vi ricordate quando avete preso la patente e per la prima volta avete guidato da soli? Eravate tesi, attenti a controllare di fare tutto come vi era stato detto. Quello è il Sistema 2. Sei mesi dopo, Sistema 1, si creano gli automatismi, guidare con una sola mano, guardare fuori dal finestrino. Ora, il nostro cervello è taccagno e l’obiettivo del nostro cervello è risparmiare zucchero. Faticoso, è una risorsa scarsissima. Ciò significa che più noi possiamo usare il sistema 1 e cavarcela, più il cervello è contento e ce lo fa fare. Se qualcuno sta pensando: “spero di morire prima di vedere tutto questo”, la risposta è no. Noi però siamo da trecentomila anni una intelligenza che costruisce tecnologie, quindi, da trecentomila anni noi costruiamo tecnologia per usare più sistema 1 e meno sistema 2, dal pallottoliere al foglio Excel. Quindi, da questo punto di vista niente di nuovo: costruiamo tecnologia per usare il sistema uno, per fare meno fatica, abbiamo costruito il carretto per non portare un carico sulla schiena. Cosa succede quando arriva il sistema 3 che qualcuno chiama sistema 0? Cioè, quando arriva una macchina che è in grado di funzionare, veloce come il sistema 1, ma di essere densa come il sistema 2. Che li sorpassa entrambi. Quindi cosa succede? Succede che, se prima avevamo una macchina che ci permetteva di stare più su 1 che su 2, oggi abbiamo una macchina che ci permette di non usarlo quasi il cervello. È la resa cognitiva. Se vi è capitato di utilizzare Chatgpt o Gemini, quella roba lì che la macchina vi vomita, non la cambi mica da zero, al massimo cambi una o due parole. Quel pattern formativo, quel percorso logico lo tieni, lo mantieni. Questa è la resa cognitiva. Più noi deleghiamo la macchina e prendiamo per buono quello che la macchina ci dice e assumiamo quello che la macchina ci ha proposto come quello che facciamo nostro ed eventualmente proponiamo, più ci spostiamo verso la resa cognitiva ed il nostro cervello ci dice: “fai bene”. Ci restituisce endorfine, ci dice:” stai facendo la cosa giusta”. Per questo nell’enciclica Magnifica Humanitas il Santo Padre ci dice che dobbiamo imparare a digiunare dall’intelligenza artificiale e dobbiamo insegnare soprattutto a chi è più piccolo a farlo. Soprattutto chi è più piccolo se non pensa non saprà pensare mai. Quindi cosa facciamo? Qui si tratta di camminare su un filo sopra l’ignoto e verso l’ignoto, perché semplicemente adattare quello che abbiamo fatto fino ad adesso è folle. Noi non possiamo pensare di adattare il mondo che conosciamo al mondo che verrà aggiustando qualcosina e sperando che Dio ce la mandi buona. Vi faccio due esempi molto banali, molto semplici. Il primo esempio è sulla democrazia. La democrazia è morta. Perché la democrazia si basa sul consenso. Il consenso è craccabile, cioè, oggi con le macchine intelligenti tra fake news, possibilità di costruire mondi, social media, quello che pensiamo non è la realtà, è quello che gli algoritmi ci danno da pensare. Ma questo accadeva già ancora prima che l’intelligenza artificiale fosse quello che è. La Gran Bretagna non fa parte dell’Unione Europea perché qualcuno ha usato bene l’algoritmo di Facebook e ha convinto la maggioranza degli inglesi a votare exit. Si chiama scandalo Facebook-Cambridge Analytica. La democrazia è craccabile. Vi faccio un altro esempio sull’economia. Io prima di entrare in seminario facevo l’avvocato. Che cos’è il diritto di proprietà che è alla base dell’economia? Il diritto di proprietà è il diritto di godere in maniera esclusiva di un bene. Questa è la proprietà. Ve lo ricordate il trattore Same arancione? Chi acquistava il trattore Same arancione, lo usava finché non diventava un cumulo di ruggine. Oggi c’è il New Holland blu, con i molloni, il GPS, l’aria condizionata… ma c’è un però. Il Same arancione lo compravi ed era tuo, ne facevi quello che volevi. Il New Holland blu tu lo compri, ma se non hai la licenza del software che lo fa funzionare, hai un fermacarte di 5 tonnellate. Perché non lo accendi neanche. Ora il software non è tuo, è in licenza, se il proprietario del software decide di non darti la licenza o cambia il prezzo della licenza, fa sì che tu non usi quell’oggetto: fine del diritto di proprietà. Ogni oggetto che per funzionare ha bisogno di un software, introduce nel tuo diritto di proprietà il titolare del software come tuo socio. Ogni volta che inserisco un sistema di intelligenza artificiale che diventa un asse portante di un qualunque elemento, di un’impresa, di un’industria, di un’organizzazione aziendale, quel pezzo di software, quell’intelligenza artificiale di cui non sono proprietario, ma licenziatario, introduce nel mio sistema produttivo un socio occulto, il proprietario di quella intelligenza artificiale. L’economia moderna si regge su banche e assicurazioni, immaginate che da domani banche e assicurazioni Generali decidano di liquidare tutti i liquidatori, ci manda tutti in pensione. Il lavoro di un liquidatore è serenamente sostituibile con un sistema di intelligenza artificiale perché il 99% del lavoro di un liquidatore è trovare il danno dentro un pattern ormai stabilito, i bolli delle macchine, quello sono: l’intelligenza artificiale è dotata di un sistema di riconoscimento delle immagini che individua e riconosce i bolli fatti dalla grandine o fatti dal tuo carrozziere meglio di qualunque liquidatore. Una compagnia assicurativa può chiedere al proprietario di un laboratorio di ricerca e sviluppo d’intelligenza artificiale come Open AI un sistema di intelligenza artificiale che sostituisca i liquidatori. Ipotizziamo che subito lo paghi 100 lire. L’assicuratore manda in pensione tutti i liquidatori. Poi accade che alla scadenza del contratto il prezzo cambi drasticamente e alle 100 lire si aggiungano 8 zeri e l’assicuratore a quel punto non può dire di no altrimenti chiude baracca e burattini. Lì c’è il potere. L’economia è in mano a cinque soggetti su questo pianeta. L’intelligenza artificiale, in questo momento, è in mano a cinque capitalisti su questo pianeta. Più noi inseriamo l’intelligenza artificiale non proprietaria nelle nostre organizzazioni, più stiamo inserendo come socio occulto il signor Open AI. Capite che cambia il mondo? Noi abbiamo bisogno di un’architettura giuridica, una costituzione, non una leggina sull’AI che non serve a niente. Un’architettura dell’organizzazione dei poteri diversa, noi abbiamo bisogno di regole economiche diverse, abbiamo bisogno di organizzare le aziende in modo diverso. Per non parlare della scuola che è il posto dove si insegna a rispondere, ed ora abbiamo una macchina che dà risposte! Capite che insegnare a rispondere non serve più a niente? La scuola ottocentesca del libro Cuore non ha più ragion d’essere, l’università così come è strutturata oggi, non ha più ragion d’essere, oggi l’università sforna disoccupati, perché sforna persone che fanno qualcosa che le macchine fanno. Nel 47.6% dei casi Opus 4.1 che è un sistema di intelligenza artificiale, è in grado di dare risposte migliori di un premio Nobel. Siccome in un’impresa, non ci sono tutti premi Nobel, 47.6% rispetto alle persone normali diventa 84.2%. La macchina è in grado di rispondere meglio nel 84.2% dei casi della persona, del professionista che c’è dentro un’organizzazione. Vi sentite disoccupati? Magnifica Humanitas: “la speranza che annunciamo viene dal cielo per generare quaggiù una storia nuova”. Nella vita mi è capitato di organizzare una missione spaziale, la prima missione spaziale nella storia della chiesa (lanciata nel giugno 2023, l’iniziativa è stata sviluppata dal Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino guidato da Luca Peyron. Il satellite custodisce un Nano book contenente il celebre messaggio di speranza pronunciato da Papa Francesco in Piazza San Pietro durante la pandemia del 2020. N.d.R.). io mi occupo di spazio, letteralmente, cioè faccio un po’ da trait d’union con Thales Alenia Space di Torino, c’è anche un asteroide che si chiama Luca Peyron e quindi provo a dare una risposta spaziale. Provo ad esplorare il cielo con voi per trovare una soluzione sulla terra. Il titolo del libro che vi ho portato questa sera è “Sconfinato” che non vuole indicare l’aggettivo, ma il participio. La vita sulla terra esiste perché il cielo è sconfinato sulla terra, l’acqua che sto bevendo al 70% è più antica di questo pianeta, la vita sulla terra esiste perché i sistemi di informazione stellare hanno buttato sulla terra il ferro che scorre nelle vene e la salvezza è venuta da un Dio che è sconfinato sulla terra e poi ha pensato bene di sconfinare dalla tomba. Tutto ciò che esiste deriva da uno sconfinamento del cielo nei confronti della terra… Padre nostro che sei nei cieli. Allora guardiamo in cielo, ai tre astronauti, l’equipaggio di Apollo 8, la prima missione spaziale che ha circumnavigato la luna. Notate che la tecnologia spaziale è la tecnologia di punta di ogni stagione dell’umano. Uno di questi tre astronauti, William Anders, era seduto dalla parte del finestrino, ad un certo punto vede qualcosa di pazzesco, prende la Hasselblad (nome di una celebre azienda svedese produttrice di macchine fotografiche N.d.R.) con cui doveva fare le foto della superficie della luna, dove poi doveva atterrare l’essere umano con l’Apollo 13 e incomincia a fare una serie di foto. Cosa fotografava? Andati per scoprire la luna, la cosa più bella che si accorgono di aver scoperto è stata la terra. La foto è la AS08-14-2383hr scattata nella notte di Natale del 1968 ed è stata chiamata “Earthrise”: l’alba della terra, vista dalla luna. Questa fotografia è stata giudicata una delle fotografie più importanti del Novecento perché da questa fotografia è nato il movimento ecologista, la fotografia ci ha fatto vedere che siamo bellissimi, ma siamo fragilissimi e che l’idea di tirare bombe sull’unica nostra astronave non è tanto geniale. Questa foto ha fatto nascere il movimento pacifista, non ci sono confini sulla terra vista dallo spazio, davvero siamo fratelli e sorelle, perché l’unica astronave che abbiamo è quella. La vita è soltanto lì in quel puntino blu, tutto intorno è freddo e radiazioni. Andare sulla luna ci ha permesso di riconsiderare la terra. Ecco l’intelligenza artificiale è un dono non solo per le cose che fa, ma anche perché ci restituisce, dopo tanto tempo, la necessità di ripensare l’essere umano. Chi siamo? Perché le parole con cui ci descriviamo ormai sono consunte. L’essere umano è creativo. Non è vero. Che cos’è la creatività? “Solo noi siamo creativi, la macchina prende quello che c’è nel passato e lo cambia un po’” Perché? Esiste Mozart senza Bach? Esiste Shakespeare senza Cicerone? Che cos’è l’intelligenza? Quando andavo a scuola io, essere intelligenti significava rispondere alle domande, la macchina lo sa fare, quella è l’intelligenza? La macchina oggi ci obbliga a ripensare all’uomo a non accontentarci di frasi fatte. Così come nella fede non possiamo dire “Dio mi ama” se esistenzialmente non abbiamo fatto esperienza dell’amore di Dio, dici una frase che convince nessuno. Io trovo straordinario questo Papa perché parla poco, ma quando celebra l’Eucaristia o quando prende in mano un bambino, comunica talmente la verità del Vangelo che non ha bisogno di fare altro. Dobbiamo vedere da vicino questo argomento. Allora vi propongo alcune parole, perché alcune parole sono consumate, altre meno e alcune parole, lo dice l’Antico Testamento, ci aiutano a vedere davvero la realtà. Per la prima parola parto dalla Vergine Maria. Perché una ragazzina di 15 anni accetta di essere la Madre di Gesù? Che a prima vista pare un compito un po’ complicato? Quando siamo disposti a fare fatica? Dicevamo prima: noi costruiamo macchine per togliere fatica, la macchina intelligente ci toglie la fatica di pensare. Allora quando io posso pensare di pensare? Quando noi facciamo fatica volentieri? Quando c’è un desiderio più grande della fatica che dobbiamo fare. Metto al mondo un figlio perché ho quel desiderio, scalo una montagna, perché il desiderio che mi abita è più grande della fatica e accetto la fatica della fatica perché è il desiderio che mi spinge. La prima grande parola che definisce chi è l’essere umano è desiderio, de-sidere. Qualcosa che orienti in maniera così tanto potente la mia vita da non farmi spaventare dalla macchina, da usare la macchina addirittura per pensare di più, non di meno e questo la macchina, in realtà, lo può fare. In Magnifica Humanitas Papa Leone lo dice così. Se siamo nello spazio io mi siedo su un missile legato ad un seggiolino traballante come Yuri Gagarin, solo se il mio desiderio di esplorare il mondo è più forte della paura di sedermi su un razzo. Il desiderio ha portato gli umani sempre al di là dei propri limiti e delle proprie paure. Noi siamo usciti dalla grotta, di notte, trecentomila anni fa, rischiando di essere mangiati dal leone, per unire i punti di quella roba che c’era in cielo, costruire una narrazione, le abbiamo chiamate costellazioni e su quelle narrazioni l’uomo è diventato sapiens, il passaggio ad homo sapiens avviene quando il desiderio di comprendere e di narrare è stato più forte della paura e del rischio della morte. La seconda parola ce la consegna Cristo in croce. Perché l’onnipotenza si presenta così? Perché la salvezza passa da qui? Perché la parola fatta carne diventa sulla croce afasica? Perché quelle mani che benedicono, guariscono, si lasciano inchiodare? Perché quei piedi che camminano sull’acqua, sul mare, sul male, si lasciano bloccare? Che cosa dice il Cristo in croce, non scendendo da quella croce quando gli viene detto: “se lo fai ti crederemo”? Racconta che l’essere umano è fragilità. La seconda parola che ci descrive nel profondo e che Cristo ci consegna, è fragilità, l’essere umano è fragilità, la fragilità non è una malattia da cui dobbiamo guarire, la fragilità è la condizione di possibilità dell’umano in quanto tale, noi siamo persona perché siamo fragilità, cioè non siamo in grado, con il nostro solo io, di vivere e di sopravvivere, cavitiamo (ci disgreghiamo) nell’ego senza fragilità, ma la fragilità ci porta fuori da noi stessi, la prima cosa che ognuno di noi ha fatto nascendo è stato piangere, cioè dire al mondo “ho bisogno di te, ci sono ed ho bisogno di te”. Esiste l’amicizia perché siamo fragili, esiste la letteratura, la scrittura, la musica, l’arte perché siamo fragili, esiste la società, l’organizzazione sociale, la chiesa, il villaggio, la città, Babele di Gerusalemme perché siamo fragili. La macchina non è finalmente la medicina che ci guarisce dalla fragilità, ma la macchina dovrebbe essere costruita, dovrebbe essere addestrata, dovrebbe essere educata, perché queste macchine possano essere trattate per custodire la nostra fragilità, non per farla venire fuori. L’essere umano è fragilità e la rivelazione della pienezza dell’umano è il Cristo crocifisso e il Cristo risorto che risorge con i buchi nelle mani, non risorge guarito, risorge bucato, risorge piagato, risorge fragile. Lassù i nostri buchi, le nostre ferite, il Papa lo dice così. Artemis 2, la missione appena conclusa, quattrocento trentaduemila chilometri dalla terra ed un vasetto di Nutella che fluttua nella navicella. La Nutella è uno strumento di salute pubblica rispetto la fragilità. Non si sono portati la Nutella perché è buona e nutriente, veramente si sono portati la Nutella perché è un bene di conforto emotivo. Nello spazio porti soltanto ciò che è necessario. Nello spazio la fragilità umana è l’elemento centrale, tutto è giocato intorno alla fragilità, una missione spaziale è riuscita quando si apre il portellone e gli astronauti escono vivi. Custodire la fragilità è il primo obiettivo di una missione spaziale, è il primo obiettivo della tecnologia più potente che abbiamo. Ultima parola: vocazione. Chi è stato il primo recruiter (selezionatore del personale) della storia? Gesù sul lago di Tiberiade. Gesù è il buon pastore e si circonda di pescatori. Ci avete mai pensato? Apparentemente non ha senso. Il pastore va a cercare i pescatori. Come convince Simone, non ancora Pietro, a seguirlo? Gli dice “vi farò pescatori di uomini”. In che rapporti stanno il pesce ed il pescatore? Non proprio idilliaci. Capite che quella frase non è per niente attrattiva? Apparentemente, non c’è nulla di logico. Allora, quello che noi traduciamo con pastore, in greco è ζωγροῦντες che è il participio del verbo greco ζωγρέω (zoograo) che ha dentro ζωή (zōḗ) che significa vita e ἀγρεύω (agreúō) che significa prendere. Chi è lo ζωγροῦντες (zōgroûntes)? Ai tempi di Gesù c’era il pesce San Pietro, solo che non si chiamava pesce San Pietro, che, esattamente come oggi, veniva allevato. C’erano gli allevamenti di pesci. Ai tempi di Gesù non c’erano le pompe idrauliche. Quindi, come si allevavano i pesci? Allora, c’era una vasca di pietra con i pesci in acqua, ma ad un certo punto quell’acqua diventava per forza di cose morta, perché i pesci si erano respirati l’ossigeno. Non essendoci la pompa che faceva girare l’acqua, c’era una persona che prendeva i pesci con il retino e li metteva nella vasca di fianco con l’acqua nuova, questo è lo ζωγροῦντες. “Vieni con me a prendere donne e uomini che vivono in acque morte e mettili in acqua viva”. Perché Gesù cerca dei pescatori? Gesù ha bisogno di persone che per indole, per vocazione, cerchino ciò che non c’è e lui li educa, a partire dalla loro indole, a prendersi cura di quello che hanno trovato. Il cerchio si chiude, sul lago di Tiberiade, dopo la resurrezione, dopo che hanno pescato e non hanno preso niente, Gesù chiede a Pietro: “mi ami?”, Pietro risponde “ti voglio bene”, “mi ami?”, “ti voglio bene”, “mi vuoi bene?”, “sì Signore, sai che ti voglio bene”, “pasci le mie pecorelle”. Dopo che Pietro ha riconosciuto il suo desiderio, la sua fragilità ed ha preso coscienza della sua vocazione, il Signore gli affida il suo gregge. Quello che sei, dopo quello che hai passato, verso quello che desideri e Pietro lo amerà fino alla fine, morendo sulla croce. La terza parola è vocazione. Al tempo delle macchine intelligenti noi dobbiamo aiutare i nostri contemporanei, dobbiamo riorganizzare la società affinché le persone facciano ciò che sono, il fare come manifestazione dell’essere. Non il fare finalizzato all’avere. L’impresa del futuro non è un’impresa in cui le persone lavorano, è un’impresa in cui le persone fanno lavorare le macchine e facendo lavorare le macchine, lavorano di più. In un tempo in cui tutti hanno le stesse macchine, la differenza la fanno le persone che hanno voglia di fare, ma non per avere, quando il loro fare è manifestazione del loro essere. Bisogna riorganizzare la società in modo che ognuno sia nel posto in cui i talenti, che ha addestrati e formati, diventino pienezza. Si ritorna a quello che era il lavoro prima del peccato originale: dai il nome alle cose, manifestare l’essere ad immagine e somiglianza di Dio. Oggi l’intelligenza artificiale ci restituisce la possibilità, concreta, di riorganizzare il mondo e la produzione per vocazione, non per denaro. Dove l’agire è manifestazione dell’essere. Non funzionale all’avere, che è funzionale all’organizzazione, ma non è più il fine. Il fine rimane l’essere umano. Al tempo delle macchine intelligenti non dobbiamo mettere l’umano al centro, dobbiamo mettere l’umano come scopo. L’umano con i suoi desideri, l’umano con le sue fragilità, l’umano a partire dalla sua vocazione che è fatta di terra e diventa di cielo. Andiamo oltre i nostri limiti, esploriamo il mondo, scoprendo e vivendo in pienezza la nostra vocazione e per grazia, compiendola in Gesù, il Papa lo dice così.
Testo raccolto, senza ausilio di intelligenza artificiale, da Elisa Massa.
La conferenza termina qui, ma a margine, in risposta alle molte domande che gli sono state rivolte, il relatore ha espresso ancora concetti che mi è parso utile conservare e che riportiamo di seguito.
Oggi, quando una mamma mette al mondo un bambino, nel bilancio di salute che fanno all’ospedale, le viene detto, cosa che non succedeva sei anni fa, di non esporre suo figlio fino all’età di due anni, ad un tablet o ad uno Smartphone per più di mezz’ora al giorno. I pediatri americani hanno dimostrato che l’esposizione ad un tablet o ad uno Smartphone di un bambino sotto i sei anni, per più di due ore al giorno, genera la possibilità che il 70% di materia bianca del cervello non si sviluppi. Tutti i dis di questo tempo sono figli di una birretta in più che quei genitori hanno preso portandosi dietro i figli e parcheggiandoli davanti ad uno schermo. Oggi questo viene detto negli ospedali, oggi si parla di salute digitale, oggi stiamo accorgendoci di cosa significa, rispetto alla capacità di memorizzare ecc., l’esposizione a questi sistemi, stiamo parlando realmente e concretamente di resa cognitiva, cioè stiamo toccando l’antropologico, stiamo toccando il neurologico.
Gli adolescenti non si telefonano più perché non riescono a stare nello stress di una conversazione e si mandano i vocali, non sono più in grado di sopportare una conversazione tra di loro e noi stiamo ancora facendo gli intellettuali. Io ho fatto il cappellano universitario per 12 anni ed ho celebrato funerali di studenti che sceglievano l’asfalto anziché la vita, perché gli abbiamo consegnato un mondo nel quale loro devono essere efficienti ed efficaci come se fossero delle macchine. È venuto il momento di dire basta. L’intelligenza artificiale sta avvelenando il pianeta. Stiamo giocandoci un’intera generazione. Stiamo parlando di gente che non è più capace di allacciarsi le scarpe. Dobbiamo scoprire la meraviglia del pensare. Io credo che torneremo a pensare rendendoci conto di quanto è meravigliosamente umano farlo. A leggere un romanzo a 16 anni comprendendo che non serve per prendere un bel voto a scuola, ma serve per avere le parole per dire quello che abbiamo nel cuore, ascoltando la storia di qualcuno che ha vissuto prima di noi quello che stiamo vivendo. La matematica non serve per prendere un bel voto, ma serve per vedere che attorno a noi c’è un ordine e quindi il disordine che in qualche modo ci abita, prima o poi, sarà collocato in quell’ordine. Torneremo a pensare quando ci renderemo conto che questo è semplicemente la nostra dignità, la nostra libertà, la verità di quello che siamo, la meraviglia di quello che siamo, perché pensare, alla fine, ci restituisce questo: la meraviglia del conoscere, del sapere. La sapientia nella Scrittura non è concetto, non è informazione, è relazione. I libri della sapienza dicono che la sapienza è relazione con Dio, è timore di Dio. Torneremo a pensare quando scopriremo che non è importante avere delle informazioni, ma è importante sapere a chi raccontare quello che abbiamo scoperto.
(L’intelligenza artificiale) si tratta di chiedere che venga riprogettata perché non è uno strumento neutro, quindi, usare e basta in maniera più accorta ed educata non è sufficiente, bisogna disarmare l’intelligenza artificiale, come si fa? Si fa credo in tre modi. Il primo è quello che stiamo facendo adesso, al netto delle mie capacità, la consapevolezza delle questioni in gioco sono il primo fattore, perché stiamo parlando di poteri, ma anche di prodotti, comunque il mondo dell’impresa è anche governato dal consenso e come ci hanno insegnato i giovani non è vero che niente può cambiare. Non è che facciamo la differenziata perché siamo rinsaviti e perché Papa Francesco ha scritto la “Laudato sì”, facciamo la differenziata perché abbiamo avuto un nipote che ci ha spiegato che la plastica non va con la carta. La prima cosa su cui scommetterei è la capacità delle nuove generazioni di essere sensibili a tutto quello che stiamo dicendo. La necessità, però, è che le nuove generazioni siano in dialogo con noi, perché chi è giovane è, secondo me, in questo momento della storia, più limpido e trasparente di quello che eravamo noi, però per forza di cose non ha la saggezza che gli deriva dal fatto di avere i capelli bianchi. Quindi il dialogo intergenerazionale, mettendo del buono degli uni e degli altri, può creare una cultura alternativa che pretenda dall’economia e dalla politica una modalità diversa di costruire questo tipo di macchine. In un contesto, mi spiace dirlo ma è così, di profonda ignoranza di chi governa, di tutti i colori. C’è, oggettivamente, un vuoto di conoscenza abbastanza significativo nei decisori che va colmato. C’è un vuoto in chiunque di noi che va colmato. Non è banale che un Papa abbia scelto questo argomento, non è banale per niente. Guardate che nella storia della chiesa non è mai successa una cosa del genere, che qualcuno scegliesse un nome pontificale per una tecnologia. In duemila anni non è mai successo. Questa è una chiamata alla cultura. In Cei ci sono tutte le commissioni del mondo, non c’è un ufficio che si occupi di cultura. Lo scorso anno ho fatto 195 incontri, ho incontrato 10 mila giovani, sia in scuole pubbliche che in scuole cattoliche. Bisogna innanzitutto fare questo, cioè rendersi conto che non fa più ridere inquinare il mondo perché questo abbiamo e credo che questo più o meno lo abbiamo capito tutti, Per l’intelligenza artificiale è la stessa cosa. Secondo: creare un dibattito, un confronto tra i decisori e quello che ha fatto Papa Leone. Tutto il mondo creato in questo momento sta scrivendo di Magnifica Humanitas, anche atei, agnostici, anticlericali. Questo dice che il Papa ha consolidato, ha dato uno slancio enorme al dibattito. Lasciatemi dire che nell’enciclica non c’è niente di nuovo, le cose che ci sono scritte, chi è un po’ del ramo le dice, le pensa le condivide da tempo, ma lui le ha messe tutte insieme, ha fatto un testo pret a porter, da studiare, imparare e mettere in pratica. C’è tutto, si tratta di assumere noi credenti il nostro battesimo e gli uomini e le donne di buona volontà, come ci insegna il Concilio e l’enciclica, di tirarci su le maniche e fare. Non so se andrà bene, può anche andare male, ma io vedo un orizzonte concreto di cambiamento perché, comunque, sono poteri, ma sono soggetti al consenso ed è un consenso fragile ed è un potere molto più fragile di quello che sembra. Viviamo in un mondo non solo di mascalzoni, siamo circondati anche di brave persone.
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