Quasi tutti i sacerdoti attivi della Diocesi di Casale, giovedì 14, hanno partecipato al Santuario di Crea al ritiro spirituale predicato dall’albese don Filippo Torterolo al termine del quale, durante la Messa, sono stati celebrati gli anniversari di ordinazione. Con i sacerdoti c’erano cinque Vescovi: oltre a monsignor Gianni Sacchi, il monferrino mons. Giampio Devasini, vescovo di Chiavari, che ha presieduto la celebrazione eucaristica; mons. Alceste Catella, emerito di Casale; mons. Gabriele Mana, emerito di Biella; e mons. Luciano Pacomio, emerito di Mondovì.
Tra i Vescovi sono stati festeggiati in particolare mons. Catella, sacerdote da 60 anni, e mons. Devasini, vescovo da 5. Questi gli altri anniversari, ricordati all’inizio della celebrazione da mons. Sacchi: anno 1966 (60 anni di Messa): don Graziano Cavalli; anno 1971 (55 anni di Messa): don Luigi Testa s.d.b.; anno 1976 (50 anni di Messa): don Giuseppe Cesana; anno 1981 (45 anni di Messa): don Danilo Biasibetti, don Guido Candela s.d.b., don Giampaolo Cassano; anno 1991 (35 anni di Messa): don Piero Massaglia; anno 2001 (25 anni di Messa): don Emil Hien, don Silvano Lo Presti; anno 2006 (20 anni di Messa): don Ottavio Sega, don Andrea Tancini; anno 2011 (15 anni di Messa); don Armand Amuaku, e anche il primo anniversario di sacerdozio di don Marc e don Crépin e il “quasi mese” di don Fabio Boltri. Ordinazione diaconale: anno 2001 (25 anni): diacono Antonino Coco.
Mons. Sacchi ha sottolineato quanto è prezioso il ministero di sacerdoti e diaconi “per la nostra Chiesa, un servizio silenzioso e nascosto ma essenziale”.
L’omelia è stata affidata a mons. Catella, che ha richiamato le parole di San Francesco di Sales per sottolineare che tutto nella Chiesa appartiene all’amore ed è proprio l’incontro con l’amore di Dio “che ci ha chiamato nella nostra Chiesa a servire i nostri fratelli e sorelle”. Ha aggiunto: “Dopo 60 anni, mi sento di affermare con semplicità che tutto appartiene all’amore”.
Mons. Catella ha proposto una riflessione “sulle due pazienze dei presbiteri”. La prima “è verso le nostre debolezze, le fragilità nel corrispondere a quell’amore così grande” che viene da Dio. Un prete deve accettare le incompiutezza sue e degli altri, senza cadere nello scoraggiamento, nella sfiducia, nel cinismo”.
La seconda pazienza che un sacerdote deve esercitare è verso le debolezze delle comunità che gli sono affidate. E come il Vescovo si fa aiutare dai sacerdoti, questi, nello spirito sinodale, devono essere consapevoli di doversi far aiutare dalla comunità, creando condivisione e partecipazione.