Sabato 13 giugno, alle 10 nella chiesa parrocchiale di Moncalvo, di cui è parroco don Andrea Tancini, in occasione della festa patronale di Sant’Antonio di Padova, il vescovo mons. Gianni Sacchi conferirà il diaconato a Andrea Polledro. Lo scorso anno ha ricevuto il lettorato e l’accolitato. Il diaconato è l’ultima tappa prima dell’ordinazione sacerdotale.

Classe 1979, Andrea Polledro  è originario di Piovà Massaia. Si è diplomato in Arti Grafiche all’Istituto Paravia/Bodoni di Torino e ha ottenuto il baccalaureato in Filosofia e Teologia all’Ups, Università Pontificia Salesiana. Dal 2002 al 2025 ha fatto parte della congregazione Salesiana come confratello coadiutore, dal 2023 ad oggi ha prestato servizio nella parrocchia Sant’Antonio di Padova a Moncalvo.

Come è nata la sua vocazione?

“La mia vocazione sacerdotale nasce da un incontro speciale con la fede, da un desiderio di servire gli altri, dalla sensazione di essere chiamati da Dio in modo particolare, da momenti di preghiera, riflessione e ascolto interiore. È il frutto di persone significative nella mia vita, che mi hanno ispirato con il loro esempio di dedizione e amore”.

Quanto ha influito il cammino nella famiglia salesiana?

“Il cammino nella famiglia salesiana ha avuto un’influenza molto profonda sulla vocazione sacerdotale. La spiritualità e l’approccio educativo di don Bosco, fondatore della famiglia salesiana, sono incentrati sull’amore per i giovani, sulla fiducia nella Provvidenza e sulla gioia nel servire gli altri, valori che possono ispirare fortemente chi sente una chiamata al sacerdozio. Far parte della famiglia salesiana ha significato vivere in un ambiente comunitario ricco di fede, accoglienza e impegno verso il prossimo, specialmente i più giovani e i più bisognosi. Questo contesto aiuta a scoprire e riconoscere la propria vocazione, offrendo anche modelli concreti di vita cristiana e sacerdotale da seguire”.

C’è o c’è stata una figura di riferimento nel suo percorso vocazionale?

“La presenza di una figura di riferimento è spesso determinante nel percorso vocazionale, specialmente all’interno della famiglia salesiana. Don Bosco stesso ha sempre sottolineato l’importanza del ‘buon educatore’ e del ‘padre spirituale’ che accompagna il giovane nel cammino di fede e di discernimento”.

Che cosa significa oggi diventare diacono e poi sacerdote?

“Diventare diacono e poi sacerdote oggi significa assumersi una responsabilità profonda nel servizio alla Chiesa e alle persone, vivendo una chiamata che coinvolge la dimensione spirituale, comunitaria e pastorale. Essere diacono significa prima di tutto essere un ‘servitore’: il diacono è chiamato a servire la liturgia, la parola e la carità. È un ministero di ascolto, di prossimità verso chi è nel bisogno, di accompagnamento e di testimonianza di fede nella vita quotidiana. Diventare sacerdote, invece, implica entrare in un impegno ancora più totale come guida spirituale, pastore della comunità, mediatore dei sacramenti (in particolare l’Eucaristia e la Riconciliazione). Il sacerdote è chiamato a vivere secondo l’esempio di Cristo Buon Pastore, a sostenere la comunità nella fede e a promuovere la crescita umana e cristiana delle persone. In entrambi i ruoli, oggi più che mai, essere fedeli alla propria vocazione significa anche saper ascoltare i segni dei tempi, essere vicini ai bisogni concreti della società e testimoniare con coerenza e amore la presenza del Vangelo nella vita di tutti i giorni”.

Come è stata la sua esperienza nella parrocchia di Moncalvo?

“L’esperienza nella parrocchia di Moncalvo è stata generalmente ricca e significativa. Il periodo trascorso nella parrocchia di Moncalvo ha offerto l’opportunità di crescere sia spiritualmente che umanamente, grazie al contatto diretto con la comunità, la celebrazione delle liturgie, l’impegno nel servizio pastorale e il supporto ai parrocchiani. Inoltre, ho potuto approfondire la mia vocazione attraverso l’esperienza pratica e l’accompagnamento da parte del parroco e degli altri sacerdoti”.

Che cosa si sentirebbe di dire ai giovani per invitarli a prendere in esame una scelta di vita consacrata?

“Ai giovani vorrei dire che la vita consacrata è un cammino di profonda libertà e gioia, in cui si scopre il vero senso dell’amore e del servizio agli altri. È un invito a donare se stessi completamente, trovando nella relazione con Dio e nella comunità un sostegno prezioso per superare le difficoltà e crescere come persone autentiche. Prendere in esame questa scelta significa aprirsi a un progetto di vita che dà pienezza e significato, permettendo di contribuire al bene del mondo con passione e dedizione. Non abbiate paura di ascoltare quella voce interiore che chiama a qualcosa di grande; esplorate, chiedete, pregate e lasciatevi sorprendere da ciò che Dio può fare nella vostra vita!”.