Il vescovo di Casale, mons. Gianni Sacchi, è stato rinominato nella commissione episcopale per la liturgia dal Consiglio episcopale permanente della Cei, riunitosi dal 21 al 23 settembre. Con mons. Sacchi fanno parte della commissione mons. Claudio Maniago, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, presidente; Antonio Luca Fallica, Osb, Abate Ordinario di Montecassino; mons. Giuseppe La Placa, Vescovo di Ragusa; mons. Guido Marini, Vescovo di Tortona; mons. Mario Meini, Vescovo emerito di Fiesole; mons. Mauro Maria Morfino, Osb, Vescovo di Alghero – Bosa; mons. Ovidio Vezzoli, Vescovo di Fidenza.

Nei giorni scorsi si era riunita a Vicoforte di Mondovì anche la Conferenza episcopale di Piemonte e Valle D’Aosta. In quella sede il presidente dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero mons. Luigi Testore, Vescovo di Acqui e amministratore apostolico di Alessandria, ha illustrato la  situazione nazionale e della Regione Piemonte-Valle d’Aosta del Sistema di sostentamento del clero – fonti di copertura. Nella seconda giornata, riferisce mons. Egidio Miragoli, Vescovo di Mondovì,  ampio spazio è stato dato al confronto sulle problematiche e le prospettive delle Commissioni regionali, dove ogni vescovo delegato (mons. Sacchi si occupa delle Comunicazioni sociali) ha presentato i temi che necessiterebbero approfondimento nei prossimi anni. “Altre questioni affrontate, in termini di informazione, sono state: il bando nazionale circa lo sport in ambito oratoriano e la prossima Gmg a Seul, l’aggiornamento sul progetto ‘Chiese a porte aperte’, le normative sulla gestione e spostamenti degli archivi parrocchiali. È stato infine definito il calendario annuale”.

Questa la nota diffusa dalla Cei al termine dei lavori del Consiglio episcopale permanente.

La responsabilità di trasmettere la fede oggi ha orientato il confronto tra i Vescovi riuniti a Roma, dal 21 al 23 settembre, per la sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente, sotto la guida del cardinale presidente Matteo Zuppi. Aprendo i lavori, il cardinale ha ricordato l’invito rivolto da papa Leone XIV all’Assemblea Generale di maggio a essere comunità «più libere di annunciare Cristo», perché la priorità resta il Vangelo: un appello che ha attraversato l’intero dialogo, dalla vita missionaria delle comunità a una fede capace di intercettare le domande delle persone e di tradursi in scelte concrete, fino alla verifica pastorale rilanciata, il 18 settembre, dal Santo Padre all’assemblea diocesana di Roma.

Annunciare Cristo, formare alla vita cristiana

“Annunciare Cristo” non è una semplice dichiarazione di intenti, ma l’essenza stessa della vita dei credenti; per questo, hanno sottolineato i Vescovi, occorre interrogarsi su come la fede si trasmetta nel contesto odierno, considerando che tale domanda riguarda anche chi vive assiduamente la vita ecclesiale e non può darsi per acquisita. Alle comunità spetta accompagnare l’incontro con il Signore risorto e aiutare a comprenderne le conseguenze nel modo di pensare, nelle relazioni, nelle responsabilità quotidiane: in quest’ottica, i Vescovi hanno ribadito che l’annuncio non può essere mai astratto, ma capace di vicinanza e ascolto. Ad alimentarlo devono essere la Parola, la preghiera e la celebrazione dell’Eucaristia, in un cammino che chiede continuità e attenzione alle diverse stagioni della vita. Diventano allora fondamentali la formazione del Popolo di Dio, a partire dagli adulti, e una rinnovata cura dell’iniziazione cristiana. Chi si accosta alla fede per la prima volta, o riprende un percorso interrotto, ricorda alle comunità il valore della testimonianza e ne interroga la capacità di accogliere e accompagnare, anche attraverso sacerdoti, consacrati e laici formati all’accompagnamento spirituale. Secondo i Presuli, infatti, è nella vita quotidiana delle comunità, non altrove, che deve farsi riconoscibile l’umanità generata dal Vangelo: una testimonianza che interpella pure le consuetudini legate ai Sacramenti e il loro significato per le famiglie.

Tornare a pensare: una fede pensata e vissuta

Il radicamento a Cristo e la coerenza di vita di fede si intrecciano con lo sguardo sulla realtà, la capacità di rendere ragione della propria speranza in un tempo incline alle semplificazioni. I Vescovi hanno posto l’accento sul valore del pensiero critico, in grado di confrontarsi con le trasformazioni culturali senza smarrirsi in esse; ed è stato naturale, riguardo a tale snodo, il ricordo del cardinale Camillo Ruini, scomparso lo scorso giugno, e della sua idea di una fede pensata e vissuta, che sappia generare una proposta culturale riconoscibile. Riprendendo le parole del cardinale presidente nella sua Introduzione, i Vescovi si sono soffermati sul cinquantesimo anniversario del Convegno ecclesiale di Roma su Evangelizzazione e promozione umana, occasione per rileggere, anche attraverso il contributo di mons. Enrico Bartoletti, domande che restano attuali. Poiché l’annuncio cristiano concerne la dignità della persona e la qualità della convivenza, questo legame va approfondito sul piano teologico e reso concreto nell’impegno dei credenti nella scuola, nella sanità, nel lavoro, nella cultura, nella vita pubblica. Spetta in particolare ai laici portare il pensiero cristiano negli ambienti dove si formano le coscienze e si decide per la collettività.

Cammino sinodale, riforma delle strutture, Assemblea ecclesiale

Con lo stesso spirito di verifica e ripensamento richiamato a proposito di una fede pensata e vissuta, i Vescovi hanno focalizzato l’attenzione anche sulle strutture della Chiesa. Nel percorso di ricezione del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, si sono confrontati sul tema della riforma dello Statuto della CEI, presente con proposte concrete sia nel Documento di sintesi dell’Assemblea sinodale, “Lievito di pace e di speranza”, sia nelle Linee di orientamento pastorale della CEI, “Radicati e costruiti in Cristo”. In entrambi i testi viene rilevata la necessità di riformare le “strutture” della Chiesa perché siano più funzionali alla sua missione; oltre agli Organismi diocesani e parrocchiali, si parla espressamente della CEI. Il Consiglio Permanente ha dunque deciso di avviare un percorso di riflessione e approfondimento che porti a individuare criteri di una possibile riforma. L’intento è delineare un quadro entro il quale collocare quei cambiamenti dello Statuto che parranno più opportuni, senza dimenticare le specifiche competenze, in materia, della Santa Sede. Questo processo sarà articolato in diverse tappe per giungere alla formulazione di alcune proposte che saranno sottoposte all’Assemblea Generale.

In questo quadro, i Vescovi hanno anche condiviso percorso, finalità e tempistiche che condurranno alle Assemblee del 2027-2028, secondo quanto indicato dalla Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi. La prima tappa coinvolgerà le Chiese locali, invitate a un lavoro di verifica e discernimento sulla recezione delle pratiche sinodali, in vista dei successivi passaggi verso l’appuntamento ecclesiale nazionale del 2028.

La vicinanza ai sacerdoti e l’incontro con il Papa

Un’attenzione particolare è stata riservata ai sacerdoti, alla loro vita e alle fatiche che accompagnano il loro ministero. I Vescovi hanno evidenziato l’esigenza di supportarli affinché possano ritrovare, nell’incontro personale con Cristo, la gioia della vocazione e del servizio. In questo cammino, la fraternità presbiterale e la corresponsabilità con i laici sono dimensioni essenziali per accompagnare le persone e costruire comunità vive. È stata inoltre messa in luce l’importanza di proseguire l’ascolto dei sacerdoti attraverso gli Organismi di partecipazione e i momenti di confronto a livello diocesano e regionale. In questa prospettiva si inserisce l’incontro del clero italiano con Papa Leone XIV, in programma a Roma l’11 e il 12 dicembre, nel primo anniversario della Lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro: un’esperienza di pellegrinaggio, preghiera e fraternità sacerdotale. La veglia dell’11 dicembre, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, attorno ai temi “chiamati, insieme, inviati”, aiuterà i sacerdoti a fare memoria della vocazione e a rinnovare l’appartenenza al presbiterio e lo slancio missionario; il giorno successivo, il 12 dicembre, nella Basilica di San Pietro, l’udienza con il Santo Padre e il rinnovo delle promesse sacerdotali saranno preceduti dalla preghiera delle Lodi e seguiti dalla Celebrazione eucaristica.

Una pace disarmata e disarmante

I Vescovi hanno allargato il loro sguardo anche alla situazione internazionale: nell’ambito della responsabilità pubblica, hanno ribadito l’urgenza di una pace disarmata e disarmante, che interpella le coscienze e chiede un impegno concreto per contrastare le ingiustizie, fermare la violenza e percorrere con determinazione le vie del dialogo. In questa prospettiva assumono un significato particolare due ricorrenze: l’ottavo centenario del transito di san Francesco e il quarantesimo anniversario dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986, che ha mostrato la forza del dialogo e il contributo delle religioni alla costruzione della pace. Due anniversari che, per i Vescovi, rappresentano un’occasione per rilanciare le indicazioni della Nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante.

La responsabilità educativa e la scuola

Alla responsabilità verso il mondo si affianca quella verso le nuove generazioni: facendo proprie le preoccupazioni espresse dal cardinale presidente, il Consiglio Permanente si è soffermato sulla responsabilità educativa che coinvolge famiglie, scuola e comunità cristiane e sulla necessità di offrire ai giovani, adulti capaci di ascoltarli, accompagnarli nella ricerca della verità e sostenerli nel maturare scelte consapevoli. In particolare, i Vescovi hanno riaffermato l’importanza di custodire la capacità di pensare, assicurando tempo e spazio allo studio, al confronto e alla costruzione del senso critico. In questo percorso, anche le opportunità offerte dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale devono essere poste al servizio della crescita della persona, senza perdere di vista il ruolo insostituibile degli insegnanti e l’esigenza di contrastare le disuguaglianze educative.

La cura della persona nel fine vita

Nella stessa attenzione alle fragilità, che riguarda anche i più giovani, si inserisce il confronto sul fine vita, che ha posto al centro un impegno culturale e formativo capace di affrontarne la complessità e di promuovere la cura della persona. Nel ribadire la contrarietà all’eutanasia e al suicidio assistito, i Vescovi hanno sottolineato la distinzione tra il rifiuto dell’accanimento terapeutico e l’intenzione di procurare la morte: la dignità della persona chiede accompagnamento, sollievo dalla sofferenza, sostegno alle famiglie, perché nessuno sia lasciato solo o si senta un peso. In questa prospettiva, il Consiglio ha insistito sulla conoscenza e la diffusione delle cure palliative e della terapia del dolore anche dentro le comunità cristiane, e su un maggiore coinvolgimento degli operatori sanitari e delle associazioni professionali cattoliche. È stata inoltre rilevata l’urgenza di approfondire, alla luce della fede, le questioni poste dalle trasformazioni che la tecnica introduce nel nascere e nel morire, nella certezza che la formazione delle coscienze e il dialogo con il mondo della sanità e con le istituzioni possono contribuire a un confronto pubblico più consapevole e alla diffusione di una cultura della cura.