Domenica 2 agosto anche la comunità di Cocconato festeggia la Madonna delle Neve, a cui è intitolata la pieve, la più antica chiesa del paese. Alle 18.30 il parroco don Daniele Varoli vi celebrerà la Messa preceduta dalla recita del rosario.

La chiesa è posta su un colle oggi coltivato prevalentemente a vigneto, situato tra la valle Versa e la valle di Marcellina, nella quale, a partire dall’Ottocento, avvennero numerosi ritrovamenti di materiali e reperti di epoca romana. L’importanza storica del sito è ribadita, in epoca medievale, dal passaggio di una strada che in parte ripercorreva il tracciato della strada romana tra Hasta Pompeia (Asti) e Industria (Monteu da Po).  La prima attestazione documentale dell’antica chiesa è del 1250 in una lettera di papa Innocenzo IV al pievano di Cocconato e testimonia la formazione della pieve di Cocconato (Plebs Cochonati) appartenente alla Diocesi di Vercelli. A partire dalla fine del Cinquecento, seguendo una sorte comune ad altre pievi, la chiesa subì una lunga decadenza, lasciando spazio alla parrocchiale sita alla sommità del paese, nelle vicinanze del castello.

Alla fine del Seicento la chiesa, dedicata alla Madonna della Neve, fu riedificata, nonostante il sito fosse stato spogliato per reimpiegare i materiali nella costruzione della chiesa parrocchiale. Le caratteristiche della nuova costruzione, a una sola navata e due cappelle laterali, sono rilevabili da un disegno del catasto comunale del 1790. Nei secoli successivi, con lavori di profonda ristrutturazione, la chiesa assunse l’aspetto attuale, con la demolizione delle cappelle laterali e la costruzione di un piccolo campanile in mattoni (1832). Gli ultimi consistenti interventi di restauro all’interno dell’edificio furono eseguiti tra il 1989 e il 2017.

Molte informazioni sulla antica pieve derivano dalle risultanze dello scavo archeologico eseguito all’interno dell’edificio. Numerosi rimaneggiamenti subiti dalla costruzione nel corso dei secoli ne hanno reso quasi del tutto invisibili le origini romaniche, che si sono rivelate solo grazie allo scavo, da cui è emerso che la chiesa originaria potrebbe risalire al X secolo. Furono infatti ritrovati elementi dalle caratteristiche tipologiche altomedievali, tra i quali rocchi di colonne e un capitello cubico, che è l’unico elemento decorativo presente attualmente nella chiesa e utilizzato come base dell’altare. Il capitello è decorato sui quattro lati, di cui tre chiaramente leggibili: ogni faccia è ricoperta da semplici motivi realizzati con marcato segno graffito (tondi a cerchi intrecciati, rosette, fasce a fogliette). La decorazione completa del capitello ed il ritrovamento, documentato dai rilievi, di una piccola abside semicircolare, possono far supporre che l’edificio fosse a tre navate, concluso da absidi.  La facciata ottocentesca è sormontata da un timpano che nasconde la copertura e dal campanile in mattoni sul lato destro. L’interno risulta completamente riplasmato: dell’impianto seicentesco sono attualmente visibili le eleganti volte a botte con unghie sia nell’aula sia nel presbiterio. All’interno della chiesa lo scorso aprile sono state collocate cinque grandi tele dipinte da Luigi Gazzola, raffiguranti i principali episodi della vita di Gesù.

Franco Zampicinini