Il vescovo mons. Gianni Sacchi ha incontrato i giornalisti e i comunicatori operanti nella Diocesi di Casale in occasione della festività di San Francesco di Sales, patrono della categoria. 

Questo il suo intervento introduttivo.

Cari giornalisti, care giornaliste, cari operatori della comunicazione, vi ringrazio per essere qui e per questo appuntamento che, anno dopo anno, desideriamo custodire come spazio di dialogo sincero e responsabile.

La festa di San Francesco di Sales ci riporta all’essenziale del comunicare: una parola che nasce dall’ascolto, che rispetta le persone, che cerca la verità senza ferire.

Durante la Visita pastorale ho potuto toccare con mano una realtà che voi conoscete bene e che quotidianamente raccontate: una Diocesi segnata dalla denatalità, con comunità sempre più anziane; una crisi del lavoro che si manifesta nella chiusura di aziende e nella precarietà diffusa; un territorio bello, ricco di storia e di paesaggi, ma che rischia di impoverirsi proprio delle persone che lo rendono vivo. A tutto questo si aggiungono fragilità strutturali, come la mancanza di collegamenti ferroviari adeguati, che accentua l’isolamento, scoraggia i giovani, rende più faticoso restare o tornare.

Non sono semplici dati: sono vite, famiglie, scelte sofferte, speranze messe alla prova. Qui la comunicazione non può essere neutra né disincarnata. Raccontare il territorio significa custodirne i volti, dare voce a chi rischia di non averla, evitare sia la rassegnazione sia la narrazione superficiale.

Il Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ‘Custodire voci e volti umani’, scelto da papa Leone XIV, risuona in modo particolarmente forte nel nostro contesto. In un tempo in cui algoritmi e intelligenza artificiale selezionano, sintetizzano e persino producono contenuti, il rischio è che la realtà venga semplificata, appiattita o manipolata.

Ma una diocesi come la nostra non può essere raccontata solo attraverso numeri, trend o titoli rapidi. Ha bisogno di giudizio umano, di prossimità, di capacità di cogliere ciò che non fa rumore ma costruisce futuro: reti di solidarietà, famiglie che resistono, giovani che scelgono di impegnarsi, amministratori e imprenditori che non si arrendono.

La tecnologia può aiutare, ma non può sostituire lo sguardo umano, l’empatia, la responsabilità morale di chi comunica. Il Messaggio non nasconde i pericoli: disinformazione, narrazioni manipolatorie, simulazione di voci e volti, impoverimento del pensiero critico. Anche a livello locale questi rischi sono concreti: basta poco perché una comunità venga descritta solo come declino, perdendo fiducia in se stessa.

Qui emerge con forza la responsabilità del giornalismo: raccontare la verità senza edulcorarla, ma anche senza condannare; denunciare le criticità senza spegnere la speranza; dare spazio ai problemi senza togliere dignità alle persone coinvolte.

Abbiamo vissuto un Anno Santo dedicato alla Speranza, e questo non è uno slogan da archiviare, ma una chiave di lettura per il presente e per il futuro. La speranza cristiana non è ottimismo ingenuo né negazione delle difficoltà.

È la convinzione che la storia resta aperta, che anche nei contesti più fragili può germogliare qualcosa di nuovo. Questa speranza deve animare la nostra azione, il lavoro delle istituzioni, l’impegno delle comunità, ma anche la vostra narrazione. Raccontare la speranza non significa nascondere il dolore, ma riconoscere i segni di vita che resistono e crescono, spesso in silenzio.

Come Chiesa diocesana desideriamo continuare un dialogo leale con voi, nella chiarezza dei ruoli e nel rispetto reciproco. Abbiamo bisogno di una comunicazione che non divida, che non esasperi le paure, che non riduca il territorio a una fotografia immobile, ma che accompagni le persone a prendere coscienza della realtà e delle possibilità.

Affidiamo il vostro lavoro all’intercessione di San Francesco di Sales, perché vi sostenga nel custodire voci e volti umani, e nel servire una comunicazione capace di verità, responsabilità e speranza.

Grazie per il vostro servizio alla nostra comunità e per l’impegno con cui raccontate questa terra.